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Alzheimer

La malattia o demenza di Alzheimer, che prende nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che ne descrisse i sintomi nel 1907 per la prima volta, colpisce circa il 5% della popolazione sopra i 60 anni e si manifesta inizialmente con una progressiva amnesia, prima sulle piccole cose, fino ad arrivare a non riconoscere nemmeno i familiari e ad avere bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici. L’Alzheimer è uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali, che comporta una serie di difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività, in quanto colpisce sia la memoria che le funzioni cognitive, e questi si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare. Inoltre può essere causa di stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

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Il servizio della Federazione Alzheimer Italia, nato per sostenere e assistere i familiari dei malati di Alzheimer, risponde ogni anno a 7mila richieste di aiuto

E' partita il 2 febbraio scorso e si concluderà il 16 febbraio la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi organizzata, dalla Federazione Alzheimer Italia, tramite SMS solidale al 45596 per sostenere Pronto Alzheimer, primo telefono Alzheimer in Italia e primo servizio di aiuto concreto ai familiari dei malati. Si può inviare un SMS al numero 45596 da tutti i cellulari personali TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca per donare 1 euro. Chiamando lo stesso numero da rete fissa TeleTu e TWT si donano 2 euro. Si possono inoltre donare 2 o 5 euro chiamando da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb.

L'Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano ha recentemente reso noti i buoni risultati ottenuti dalla sperimentazione preliminare triennale del primo modello italiano integrato di diagnosi, trattamento e gestione dei malati di Alzheimer, realizzato dallo stesso centro medico in collaborazione con la Regione Lombardia e l’ASL locale.

Potrebbe essere utile nel trattamento dell'Alzheimer

Un gruppo di ricercatori dell'azienda farmaceutica Roche ha individuato un nuovo metodo per coadiuvare il passaggio di anticorpi attraverso la barriera emato-encefalica. Questa tecnica  potrebbe essere utilizzata, in futuro, nel trattamento del morbo di Alzheimer . In effetti il passaggio di molecole appartenenti al sistema immunitario attraverso la barriera emato-encefalica rappresenta da sempre un'importante sfida per il mondo scientifico. Tale barriera e' un'interfaccia selettiva che limita il movimento delle molecole tra il sistema nervoso centrale e il flusso sanguigno, impedendo contemporaneamente il passaggio di molecole-farmaco. Questo aspetto complica lo sviluppo di terapie efficaci per le malattie neurologiche.

Il farmaco Gantenerumab, un anticorpo monoclonale sviluppato dalla ditta farmaceutica Roche, potrebbe rappresentare una nuova via terapeutica per il morbo di Alzheimer . È stato infatti recentemente avviato uno studio allo scopo di verificare gli effetti del medicinale su un gruppo di individui che, per familiarità o per diagnosi precoce, si ritiene possano essere a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer nel corso della loro vita.

È stato recentemente presentato a Giovinazzo, in Puglia, un progetto sperimentale denominato "Innova Alzheimer" e ideato allo scopo di ridurre, mediante l'impiego di un innovativo sistema di geolocalizzazione, il rischio di fuga o di incidente domestico per le persone affette da sindrome di Alzheimer o da altre tipologie di demenza.

Lundbeck e Otsuka hanno annunciato di volere ulteriormente implementare la loro collaborazione includendovi lo sviluppo di Lu AF20513, molecola candidata a diventare un vaccino contro la malattia di Alzheimer. Si tratta di un’immunoprofilassi contro la beta-amiloide attualmente in fase di sperimentazione preclinica. Il potenziale vaccino è stata progettato per stimolare un’ottimale risposta immunogenica nell’anziano, basandosi sull’ipotesi che la funzione cognitiva potrebbe essere meglio salvaguardata attraverso l’inibizione precoce dei depositi di beta-amiloide.

Solo 13 paesi hanno adottato un Piano Nazionale. Federazione Alzheimer Italia: "In Italia manca la volontà collaborativa"

Il documento “L'impatto globale della demenza 2013-2050” riporta un impressionante aumento del 17 % nelle stime globali delle persone affette da demenza rispetto alle previsioni precedenti di ADI nel Rapporto Mondiale Alzheimer 2009.
Anche se i Paesi ad alto reddito, come tutti i membri del G8, hanno dovuto fronteggiare il peso maggiore dell'epidemia, la demenza è un fenomeno globale. Nei prossimi decenni il peso complessivo della malattia si sposterà inesorabilmente verso i Paesi a basso e medio reddito. Entro il 2050 il 71% dei malati vivrà in Paesi a basso e medio reddito.



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