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L’Alzheimer è una patologia nota da tantissimi anni, la ricerca scientifica ne ha individuati i meccanismi ma fino ad oggi una terapia veramente efficace non era stata trovata. Ora la situazione sembra cambiare in meglio. Uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature ha mostrato l’efficacia sull’uomo di un farmaco, aducanumab un anticorpo monoclonale di Biogen, capace di agire sulle placche amiloidi, gli accumuli di proteine nel cervello che si ritiene siano la causa della malattia. In sostanza in farmaco insegnerebbe al sistema immunitario a riconoscere le placche e ad attaccarle. La sperimentazione per ora è stata condotto solo su 165 persone, metà delle quali ha ricevuto una infusione settimanale, mentre gli altri hanno avuto un placebo. Si tratta dunque ancora di numeri piccoli che dovranno essere confermati da studi di fase III: Biogen ne ha già annunciati due che sono in fase di arruolamento.

I RISULTATI DEL TRIAL:
Nella sperimentazione svolta i pazienti che hanno ricevuto il principio attivo hanno mostrato una progressiva riduzione delle placche, spiegano gli autori, e si è visto anche un rallentamento del declino cognitivo associato alla malattia e stando alle dichiarazioni degli autori dopo un anno le placche sarebbero quasi completamente scomparse. Il maggior problema da affrontare sarà probabilmente quello di identificare il dosaggio giusto, perché la dose da 6mg/kg ha dato risultati inferiori a quelli che erano attesi mentre la dose più altra (10 mg/Kg) è quella che ha dimostrato la maggior efficacia ma anche il maggior numero di eventi avversi.

NUOVE PROSPETTIVE
 Risultati positivi si sono avuti anche da uno studio presentato alla Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer lo scorso luglio a Toronto. In quel caso ad essere stato testato era un altro farmaco, chiamato Lmtx, della TauRX Pharmaceutica. "Questi due studi, insieme ad altri in corso su altre molecole, confermano che il vento sta cambiando – ha detto Paolo Maria Rossini, direttore della Neurologia del Policlinico Gemelli di Roma all’Ansa -, e questo grazie a un cambio di paradigma, si anticipa la fase di malattia in cui si provano questi farmaci e questo dei risultati".

L'arrivo imminente di terapie in grado di bloccare l'avanzamento della malattia è una sfida per i sistemi sanitari, sottolinea l'esperto. "Questi farmaci hanno un costo altissimo, ed entro pochi anni saranno disponibili, con i pazienti che cominceranno a bussare alla porta del ministero della Salute - spiega -. Bisogna fare subito un piano per fare uno screening delle persone a rischio, come chi ha già dei casi in famiglia o chi ha avuto un forte trauma cranico da giovane, in modo da individuare, e ora è possibile farlo, quelli che svilupperanno la malattia. Il test va fatto in modo progressivo, iniziando con quelli meno invasivi e procedendo via via con quelli più costosi su chi risulta positivo ai primi. Così si possono individuare i soggetti a cui dare il farmaco, evitando di darlo a tutti, che sarebbe insostenibile dal punto di vista economico. Bisogna ricordare che un malato di Alzheimer costa decine di migliaia di euro l'anno, poter evitare dei casi, anche con costi alti, è comunque un guadagno".

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