Mattia e famiglia

Le parole del giovane: “Dedico l’onorificenza a tutti i ragazzi che si occupano, in silenzio, dei fratelli con disabilità gravissime”

È stata una grande sorpresa per Sebastiano Mattia Indorato scoprire, lo scorso 22 aprile, di essere stato insignito Alfiere della Repubblica dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Sedici anni, di Sommatino (provincia di Caltanissetta), studente al terzo anno dell’istituto tecnico commerciale, Mattia, come tutti lo chiamano, ha ricevuto l’importante riconoscimento per “la dedizione con la quale si impegna ad affrontare le invalidanti difficoltà familiari di salute, e in particolare la cura del fratello, per il quale ha saputo, tra l’altro, ideare preziose modifiche al dispositivo medico che rende possibile il suo trasporto”. Suo fratello Damiano ha dieci anni ed è affetto da una malattia rarissima, il cui gene è stato scoperto solo di recente, arrecando un enorme sollievo a una famiglia già colpita dalla perdita della primogenita Maria Giulia, per via di quello stesso male a cui i medici non erano riusciti a dare un nome.

La piccola Diana insieme ai suoi genitori

Identificata al Bambino Gesù la mutazione responsabile di una patologia con soli 5 casi al mondo

La piccola Diana è nata con una malattia gravissima e sconosciuta, che la mette in continuo pericolo di vita. Un percorso lungo e doloroso per lei e per la sua famiglia, presa in carico dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Dopo anni di studi e di tentativi, i ricercatori riescono a identificare la mutazione del gene responsabile della sua patologia ultra-rara, di cui ad oggi si conoscono solo altri 4 casi al mondo, quasi tutti purtroppo con esito drammatico. Ma i medici non si arrendono e riescono a salvarle la vita, grazie a un trattamento farmacologico sperimentale e a un trapianto di midollo. Oggi Diana sta bene ed è finalmente guarita. La sua storia clinica e i risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Experimental Medicine

Epilessia

Nella bambina sono state riscontrate mutazioni in tre geni, che comportano crisi epilettiche, ritardo cognitivo e disturbi del comportamento

Caserta – Adele nasce nell'aprile del 2005, con un parto naturale avvenuto dopo 39 settimane: la piccola pesa 3,350 kg e si presenta in buone condizioni. Dopo un allattamento misto, viene svezzata all'età di cinque mesi: il suo sviluppo ponderale è nella norma, così come la deambulazione autonoma e l'uso del linguaggio, con le prime parole pronunciate verso il primo anno di vita. In ritardo, invece, il controllo sulla continenza, che viene raggiunto con maggiore difficoltà. A otto anni impara ad usare una bici senza rotelle e gode sostanzialmente di buona salute, salvo ripetuti episodi febbrili che, intorno ai cinque anni, si verificano per un periodo di circa sei mesi.

DNA e genetica

Il bambino manifesta crisi respiratorie ed epilettiche, dismorfismi e ritardo psicomotorio. L'appello della mamma per trovare casi simili

Roma – Valentina scopre di essere incinta nell'agosto del 2017: ha 35 anni, in quel momento si trova all’estero e aspetta di tornare in Italia per iniziare la trafila di visite, esami e controlli vari. In ospedale, a Roma, il genetista chiede a lei e a suo marito se nelle rispettive famiglie ci fossero precedenti di malattie, e alla loro risposta negativa il medico decide che non ha senso fare un'indagine approfondita, ma basta la semplice amniocentesi. Anche quest'ultimo esame è negativo, così come tutte le numerose indagini prenatali effettuate: la gravidanza procede tranquilla e Valentina va al lavoro fino all’ottavo mese.

Il piccolo Ellis Giotto insieme ai suoi genitori

I genitori: "Per noi partecipare a Telethon è importante per far capire alle famiglie che ce la si fa. Ci vuole pazienza”

Il piccolo Ellis Giotto, 3 anni, affetto da sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS), è stato uno dei protagonisti di Telethon, la maratona televisiva che ogni anno raccoglie fondi per la ricerca. Insieme ai genitori era ospite martedì 17 dicembre, del programma di Rai1 “Storie Italiane”, condotto da Eleonora Daniele. La sindrome di Beckwith-Wiedemann è una malattia genetica rara da iperaccrescimento, che può interessare diversi sistemi del corpo, che crescono più grandi del previsto.

Il piccolo Gabriele insieme ai suoi genitori

I genitori del piccolo: "La nostra storia fa capire quanto siano importanti la conoscenza e la formazione dei medici”

Gabriele, 8 anni, affetto dalla sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS), è stato tra i protagonisti della Maratona Telethon. Mercoledì 18 dicembre 2019, la sua storia è andata in onda su Rai1 durante il programma “La vita in diretta”. La sindrome di Beckwith-Wiedemann è una malattia genetica rara da iperaccrescimento, che può interessare diversi sistemi del corpo, che crescono più grandi del previsto, e che colpisce un bambino su 13.000 nati vivi.

Neonato

Il primo è stato Angelo, che ha portato il suo cognome: potrebbe non essere l’ultimo

Una donna che diventa mamma e un bimbo nato in condizioni difficili: sono loro i protagonisti della storia di Natale delle malattie rare. Una storia che arriva dalla provincia di Chieti, ma che ha tutta la forza per divenire un esempio, una ‘stella cometa’. La vicenda comincia con un cesareo programmato a sole 36 settimane di gestazione per una diagnosi prenatale di idrocefalo malformativo (sospetta oloprosencefalia). Alla nascita, la situazione di Angelo - così chiameremo il bimbo - si rivela subito difficile: ha solo due giorni quando viene sottoposto al primo di quattro interventi neurochirurgici. Alla fine di un lungo periodo di ricovero, interventi e visite il verdetto dei medici è pesante: “displasia setto ottica (SOD)”: è una condizione molto rara e caratterizzata da ipoplasia del nervo ottico, anomalie degli ormoni ipofisari e difetti delle strutture cerebrali della linea mediana. In sostanza, Angelo non vede e non sente, il suo corpo non produce alcun ormone, non imparerà a camminare e la sua vita potrebbe essere molto breve: un peso enorme, di fronte al quale i genitori biologici decidono di non riconoscere il bimbo. Angelo è adottabile, ma in queste condizioni – che ricordano la storia di Giovannino – sarà difficile trovare una coppia che se la senta di prenderlo con sé.

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