Linee guida

Le attuali linee guida europee non parlano di “sindrome di Lyme post-trattamento”, ma in quelle americane, in corso di aggiornamento, c’è un’apertura verso questa patologia

Nei giorni scorsi, l’Osservatorio Malattie Rare (OMaR) ha intervistato il prof. Ermenegildo Francavilla, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno, per un approfondimento sulla malattia di Lyme. L’articolo è nato da una lettera ricevuta tempo fa da un gruppo di pazienti: nella missiva, tra le richieste di migliore diagnosi e assistenza vi erano delle informazioni scientifiche che hanno sollecitato la nostra curiosità e ci hanno spinto a un ulteriore approfondimento. Abbiamo quindi deciso di sentire un infettivologo aderente alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), e organico in un centro di riferimento per la malattia. L’articolo che ne è seguito, che fa ampio riferimento alle linee guida europee sulla malattia, che poi coincidono nella sostanza con le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito, è stato molto criticato da alcuni pazienti.

Dottor Ermenegildo Francavilla

I sintomi sono vaghi e la diagnosi è complessa, ma i trattamenti esistono e funzionano: l’importante è rivolgersi a medici informati e preparati

Ubi Ixodes, morbi sunt”: dove ci sono le zecche, ci sono focolai di patologia. Questo è il curioso ma veritiero motto del dott. Ermenegildo Francavilla, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive presso l’Ospedale “San Martino” di Belluno, che da anni si occupa di malattia di Lyme, una patologia trasmessa dalle spirochete di Borrelia burgdorferi, un batterio spesso veicolato dalle zecche della specie Ixodes ricinus, piuttosto diffusa in Italia. Il dott. Francavilla ha ripreso la lezione del dott. Giuseppe Caruso, infettivologo suo predecessore che, per primo, aveva descritto alcuni casi di Lyme nell’area del bellunese: perciò l’individuazione di una correlazione tra la presenza delle zecche e il diffondersi della malattia è un risultato che aiuta a fare una stima dell’entità del problema.

malattia di Lyme, Nino CartabellottaLa Fondazione GIMBE ha curato la traduzione del documento, destinato a professionisti sanitari e pazienti e contenente le più recenti indicazioni per la diagnosi e la terapia

Bologna – La malattia di Lyme è causata da un gruppo specifico di batteri trasmessi all’uomo tramite la puntura di una zecca infetta. La patologia determina vari problemi clinici: dal tipico rash cutaneo (eritema migrante) al coinvolgimento sistemico che può causare artriti, problemi neurologici e cardiologici. La probabilità di essere morsi da zecche infette e contrarre la malattia di Lyme aumenta nelle aree erbose e boschive, ma anche nei parchi e nelle aree verdi urbane.

Associazione Lyme Italia, foto di gruppoDaniela Colombo, presidente Associazione Lyme Italia: “La patologia è in aumento sul territorio nazionale, dove il rischio zecche è presente anche nelle aree verdi in zone urbane”

Roma – Il morso di una zecca può rappresentare l'inizio di un incubo. Un batterio che infesta questi parassiti, la Borrelia burgdorferi, può infatti essere trasmesso all'uomo provocando la malattia di Lyme, con il suo lungo strascico fatto di mal di testa, dolori articolari, debolezza, disturbi cardiovascolari e neurologici. Il fenomeno è in aumento a livello globale: negli Stati Uniti la Borreliosi di Lyme rappresenta la seconda malattia infettiva dopo l'HIV (con più di 300.000 nuovi casi stimati ogni anno). Anche personaggi famosi ne sono stati colpiti e hanno raccontato pubblicamente il proprio calvario, fra cui la top model Bella Hadid e sua madre, gli attori Richard Gere, Alec Baldwin e Ben Stiller, la cantante Avril Lavigne e persino l'ex presidente George W. Bush.

malattia di Lyme, zeccaLa metà dei pazienti con PTLDS riporta affaticamento, il 32% disturbi del sonno, il 28% dolore intenso e il 23% disturbi cognitivi

Baltimora (U.S.A.) – Nelle persone trattate per la malattia di Lyme, sintomi come affaticamento, dolore, insonnia e depressione possono persistere per lunghi periodi di tempo, nonostante le visite mediche e i test clinici di laboratorio risultino ampiamente nella norma. È la conclusione di un recente studio effettuato su 61 pazienti dai ricercatori della statunitense Johns Hopkins University.

Il punteggio del questionario sullo stato di salute non ha mostrato differenze significative tra i gruppi. Nel corso dello studio non si è verificato alcun grave effetto collaterale farmaco-correlato

NIJMEGEN (PAESI BASSI) – Il trattamento dei sintomi persistenti correlati alla malattia di Lyme rimane controverso. Un team di ricercatori olandesi, nel loro studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha valutato se il trattamento antibiotico a lungo termine possa portare a risultati migliori di quanto non faccia quello a breve termine.

La malattia di Lyme sta emergendo anche in Europa, a causa dei mutamenti ambientali globali. Lo sosterrebbe uno studio condotto da un team di ricercatori dell’University of Oslo, del Norwegian institute of bioeconomy research e del Norwegian veterinary institute, da poco pubblicato sulla rivista Nature.
Provocata dal batterio “Borrelia burgdorferi”, appartenente al genere “spirocheta” (un tipo di microrganismo a forma di spirale), la malattia è veicolata dalla puntura delle zecche del genere “Ixodes”. E il riscaldamento del clima e il diverso consumo del suolo starebbero contribuendo alla maggiore diffusione delle zecche nell’Europa settentrionale.

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