Torace

A rivelarlo i risultati preliminari di uno studio internazionale pubblicato su Lancet Oncology

Milano – Durante la pandemia di COVID-19, i pazienti colpiti da tumore al polmone hanno avuto meno accesso alle terapie intensive (8,3%) rispetto agli altri pazienti oncologici (26%) e la mortalità è stata molto più elevata (35% rispetto al 13%). A rivelarlo sono i risultati preliminari del primo studio internazionale sugli effetti del nuovo Coronavirus nei pazienti con tumore toracico, pubblicato in questi giorni su Lancet Oncology.

Raggi UV

Lo studio ha importanti implicazioni sulle strategie di disinfezione e per comprendere la possibile evoluzione della pandemia

La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il Coronavirus SARS-CoV-2. Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi.

Ricerca

Uno studio italiano apre la strada ad una possibile terapia mirata alla proteina Cx30

Un recente studio dell’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBBC) di Monterotondo, coordinato da Fabio Mammano e co-finanziato dalla Fondazione Telethon, ha permesso di individuare un anticorpo monoclonale, denominato abEC1.1, che legandosi ad una proteina chiamata connessina 30 (Cx30), è in grado di ripristinarne il normale funzionamento in presenza di mutazioni che causano la sindrome di Clouston. I risultati della ricerca, svolta in collaborazione con il Dipartimento di fisica e astronomia “G. Galilei” dell’Università di Padova e lo Shanghai Institute for Advanced Immunochemical Studies della ShanghaiTech University (Siais), sono stati pubblicati su EBioMedicine.

Simone Casapieri

Dall’associazione AIBWS due bandi di concorso aperti alle tesi di laurea o dottorato sulla malattia

"Non mi sono mai sentito diverso dagli altri, per nessuna ragione. Io non mi considero malato, non lo sono mai stato e mai lo sarò, ho una vita felice e senza rimpianti". Simone Casapieri aveva 25 anni quando scriveva queste parole. Aveva già affrontato un trapianto di fegato a causa dell'epatoblastoma, una forma di tumore che è una delle possibili conseguenze della sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS). Purtroppo, Simone non ce l'ha fatta, ma l’associazione AIBWS Onlus (Associazione Italiana Sindrome di Beckwith-Wiedemann) ha deciso di istituire un Premio in suo onore, per promuovere la ricerca scientifica sulla malattia.

Cervello

Uno studio italiano rivela l'esistenza di un'area cerebrale che permette di discriminare tra ricordi autobiografici vecchi e nuovi

Un nuovo studio interamente italiano, pubblicato sulla rivista Cortex, ha rilevato cosa rende il cervello degli individui ‘ipermemori’ capace di ricordare anche i più piccoli dettagli di ogni giorno della loro vita. Grazie all’analisi di questi individui sono state identificate le aree del cervello specificamente deputate a dare una dimensione temporale ai ricordi, organizzando quelle informazioni che nelle persone comuni restano memorie indistinte e sfocate.

Colchicum

La molecola deriva dalle piante del genere Colchicum e viene usata nella gotta, nelle pericarditi e in malattie auto-infiammatorie

Milano - L’efficacia dei trattamenti nei pazienti COVID-19 dipende anche, e soprattutto, dalla precocità della loro somministrazione. Ecco perché i medici dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, per intercettare e spegnere la risposta infiammatoria scatenata dal nuovo Coronavirus nelle primissime fasi della malattia, hanno deciso di intervenire sul territorio somministrando a domicilio la colchicina, una molecola con effetti antinfiammatori nota fin dall’antichità.

Paolo Rama

Una scoperta da Premio Nobel e la scommessa vincente di una società italiana: una bellissima pagina di medicina raccontata da uno dei protagonisti che l’ha vissuta

Che cosa lega tra loro una proteina che regola la crescita dei neuroni, un’ulcera della cornea e una casa farmaceutica italiana molto impegnata nella ricerca contro le malattie rare? Quello che all’apparenza può sembrare il rebus degno di un settimanale di enigmistica è, invece, uno dei più entusiasmanti successi della storia della medicina moderna, che si è tradotto nell’approvazione di un farmaco fondamentale per il trattamento della cheratite neurotrofica. A ripercorrere questa straordinaria vicenda, che parte una scoperta vincitrice del Premio Nobel, è uno dei suoi principali protagonisti: Paolo Rama, professore di Oftalmologia all’Università Vita-Salute del San Raffaele e primario dell’Unità di Oculistica, Cornea e Superficie Oculare presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

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