L’intervista-video al prof. Giuseppe Limongelli, responsabile del Centro di Coordinamento Malattie Rare della Campania

La malattia da SARS-CoV-2, nota a tutti come COVID-19, si è dimostrata un nemico insidioso, a prescindere dall’età dei pazienti e dalle patologie pregresse. Nonostante questo, la fascia fragile della popolazione è quella che va maggiormente tutelata e protetta, con misure ad hoc, finché questa pandemia non verrà dichiarata ufficialmente conclusa. Tra le persone più a rischio, incluse in questa categoria, ci sono sicuramente i malati rari, che spesso si trovano in una condizione medica di immunodeficienza, e che necessitano di terapie specifiche e di un approccio assistenziale mirato.

Infusione endovenosa

La denuncia di un paziente romano: “In tempi di COVID ricoverato per una ‘banale’ infusione”

L’emergenza sanitaria legata al COVID-19 ha creato molti disagi a chi, come spesso accade alle persone con malattie rare, deve recarsi regolarmente in ospedale per seguire la propria terapia. Se per la terapia di sostituzione enzimatica per le malattie lisosomiali è stato raggiunto un ottimo risultato (AIFA ha emanato una determina per rendere possibile l’home therapy) per altre categorie di pazienti non è stato possibile ottenere il trattamento presso il proprio domicilio. È il caso delle neuropatie disimmuni croniche trattate con immunoglobuline per via endovenosa, come ad esempio la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (CIDP), la sindrome di Lewis-Sumner, la neuropatia multifocale motoria.

Terapie domiciliari

Le associazioni di pazienti si battono affinché venga estesa in tutta Italia la possibilità della terapia a domicilio

Il contagio da SARS-CoV-2 è un rischio per persone con una condizione di salute già complessa e compromessa, come i pazienti con malattie da accumulo lisosomiale. Quando è iniziata l’emergenza COVID-19, il primo pensiero delle associazioni è andato a tutti i pazienti in cura con la terapia enzimatica sostitutiva costretti a recarsi periodicamente in strutture ospedaliere. In particolare, è diventato urgente e necessario garantire la sicurezza di pazienti e familiari evitando sia tutti gli spostamenti non indispensabili, sia la frequentazione di luoghi in cui il rischio di contagio è maggiore, come gli ospedali. Ecco dunque la necessità di estendere la terapia domiciliare in tutte le situazioni in cui lo specialista la ritenga possibile.

Oliver Schmitt

I servizi di supporto dell’azienda sono rivolti al training di pazienti e familiari all’auto-infusione

I pazienti sono la nostra unica passione: li ascoltiamo con attenzione, cerchiamo di capire le loro difficoltà e sviluppiamo terapie e servizi che forniscono loro benefici significativi”, spiega CSL Behring in un comunicato. “Da sempre, in tutta Italia, siamo impegnati ad offrire supporto per la gestione della terapia domiciliare a pazienti e familiari nell’ambito delle patologie rare di cui ci occupiamo: emofilia, angioedema ereditario, immunodeficienze primitive, neuropatie periferiche e, più recentemente, deficit di alfa-1 antitripsina”.

Senatrice Paola Binetti

“Il rischio contagio fa saltare le cure, non fateci scegliere tra COVID-19 e peggioramento delle nostre malattie”

Le associazioni di persone affette da malattie rare tornano a chiedere un provvedimento che permetta di fare le terapie a domicilio. I pazienti preferirebbero non andare in ospedale per evitare occasioni di contagio e gli ospedali stessi spesso danno questa indicazione o non riescono a garantire il servizio, col risultato che in tanti stanno già saltando le terapie con il rischio di un aggravamento della propria malattia. Nel Decreto “Cura Italia” da oggi in discussione c’è però uno spiraglio rappresentato da un emendamento della Sen. Paola Binetti che andrebbe proprio a facilitare la diffusione della terapia domiciliare senza aggravio di impegno e costi per il già oberato Servizio Sanitario Nazionale.

Terapia a domicilio

Nel Decreto “Cura Italia” viene discusso anche un emendamento della Sen. Binetti: con l’approvazione si avrebbe il completamento del quadro legislativo, aprendo alla compartecipazione pubblico-privato

Da anni le associazioni pazienti chiedono una maggiore diffusione delle terapie domiciliari, ma le loro richieste non erano bastate a superare le resistenze di alcune regioni. Non era servito nemmeno un documento a riguardo approvato dalla Conferenza delle Regioni. A spazzar via le resistenze è riuscita però la pandemia di COVID-19. In pochi giorni, infatti, sono arrivate tre diverse notizie favorevoli alla domiciliare: la Regione Toscana ha attivato la domiciliare per i pazienti con malattia di Gaucher, l’AIFA ha pubblicato una raccomandazione molto chiara in merito, che apre alla domiciliare per le terapie enzimatiche sostitutive non solo per la Gaucher ma per molte altre malattie rare, e la Sen. Binetti è riuscita a far mettere in discussione nel Decreto “Cura Italia” un emendamento su questo specifico tema. Un emendamento che, se approvato, sarebbe la quadratura del cerchio: il cappello normativo che sancisce la direzione indicata dalle Raccomandazioni di AIFA e anticipata da tempo da alcune regioni, e finalmente ora anche dalla Toscana.

Terapie domiciliari

I servizi forniti vanno dal supporto psicologico e fisioterapico al training per l’autosomministrazione, fino alla piena terapia a domicilio

Takeda sposa l’appello fatto dalla Presidenza dell’Intergruppo Parlamentare Malattie Rare, insieme a numerose associazioni italiane di malattie rare, affinché i servizi di terapia domiciliare, attualmente presenti solo in alcune Regioni, vengano estesi a tutto il territorio italiano, per consentire, da una parte la terapia domiciliare ai pazienti evitando loro l’onere di doversi recare in ospedale per sottoporsi alle terapie, e dall’altro per liberare risorse per il servizio sanitario nazionale.

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Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

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