La malattia o demenza di Alzheimer, che prende nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che ne descrisse i sintomi nel 1907 per la prima volta, colpisce circa il 5% della popolazione sopra i 60 anni e si manifesta inizialmente con una progressiva amnesia, prima sulle piccole cose, fino ad arrivare a non riconoscere nemmeno i familiari e ad avere bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici. L’Alzheimer è uno stato provocato da una alterazione delle funzioni cerebrali, che comporta una serie di difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività, in quanto colpisce sia la memoria che le funzioni cognitive, e questi si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare. Inoltre può essere causa di stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.
Il codice di esenzione della malattia di Alzheimer è 029 (Malattie croniche).

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Studio della Lancaster University mostra legame tra vista e compromissione della memoria nei pazienti affetti da Alzheimer

Uno studio pubblicato il 22 agosto sul "Journal of American Aging Association" , svolto alla Lancaster University del Regno Unito, mostra come un semplice test di eye-tracking (registrazione del movimento oculare) potrebbe essere la chiave per la diagnosi precoce dell'Alzheimer.

L’Aquila - Uno studio realizzato dall’Università dell’Aquila ha dimostrato che l’assunzione di flavanoli del cacao può ritardare il declino cognitivo negli anziani. Lo studio, pubblicato sulla rivista Hypertension, potrebbe aprire nuove prospettive anche per la terapia dell’Alzheimer.

UK - Le donne affette dalla malattia di Alzheimer mostrano un declino cognitivo più rapido rispetto a quello degli uomini. Lo sostiene uno studio condotto all’Università di Hertfordshire (Regno Unito), recentemente pubblicato sul Journal of Clinical and Experimental Neuropsychology.

Secondo gli ultimi studi potrebbe presto essere disponibile un test veloce ed economico

Diagnosticare l’Alzheimer con un prelievo di sangue potrebbe diventare realtà. Lo sostiene uno studio condotto insieme da Emory University School of Medicine,University of Pennsylvania e Washington University e pubblicato sulla celebre rivista Neurology.
Secondo i ricercatori esistono infatti alcuni biomarcatori plasmatici in grado di rilevare la presenza della malattia di Alzheimer o la presenza di decadimento cognitivo.

Pubblicato su rivista internazionale lo studio condotto dall’Iss insieme a ricercatori statunitensi

Pare che in caso di pericolo i neuroni si difendano liberando estrogeni, gli ormoni sessuali steoidei. Lo sostiene uno studio italo-americano pubblicato su Plos One e coordinato da Walter Malorni, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nessun effetto benefico sulle capacità cognitive

Stavolta parliamo di una sperimentazione che non ha avuto buon esito. Si tratta del farmaco bapineuzumab attentus, sviluppato da Pfizer e Janssen, che non ha raggiunto, nonostante fosse arrivato alla terza fase di studio, nessuno degli obiettivi clinici preposti.

Presentati i trial sull’uso di EVP-6124 ed epithilone D

Alla riunione annuale dell'Associazione Alzheimer a Vancouver, si succedono, come era prevedibile, gli annunci sugli sviluppi della ricerca.
Finanziato dalla EnVivo Pharmaceuticals, che sta sviluppando il farmaco denominato EVP-6124, uno studio attesta che il farmaco ha contribuito a migliorare memoria, linguaggio, attenzione e altre abilità mentali nelle persone con malattia precoce di Alzheimer.

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