La malattia di Parkinson, scoperta agli inizi del 1800 da James Parkinson, venne chiamata per oltre un secolo “paralisi agitante” e anche “morbo di Parkinson”. Colpisce in modo indistinto i due sessi e può esordire a qualsiasi età, anche se, in prevalenza, i sintomi si riscontrano in pazienti sopra i 60 anni, raramente in pazienti sopra i 40 e in casi rarissimi in persone più giovani. Si tratta di un disturbo che colpisce il sistema nervoso centrale; il sintomo generalmente più evidente è il tremore, ma non basta questo per stabilire la diagnosi. Altri sintomi possono essere rigidità, lentezza nei movimenti, debolezza, problemi di equilibrio e postura ricurva.
Il codice di esenzione della malattia di Parkinson è 038 (Malattie croniche – Morbo di Parkinson e altre malattie extrapiramidali).

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Uno studio finlandese ha scoperto ha infatti mostrato una diminuzione dei batteri appartenenti alla famiglia delle Prevotellaceae nel microbioma intestinale di pazienti con Morbo di Parkinson (PD) rispetto a persone sane di controllo.

La domanda di autorizzazione all’immissione in commercio di safinamide negli Stati Uniti – inoltrata dalle società Newron Pharmaceuticals e Zambon - è stata accettata da parte della Food and Drug Administration (Fda).

L’Istituto Neurologico “Carlo Besta” e la Regione Lombardia dedicano un convegno alle differenze di genere nella malattia di Parkinson: le donne sono molto più colpite dagli effetti indesiderati dei farmaci, sono bersaglio di depressione e ansia e sono messe in discussione non solo nella vita professionale ma anche in famiglia

Milano – La malattia di Parkinson aggredisce uomini e donne in maniera diversa: gli uomini colpiti, infatti, sono più numerosi del 50% mentre tra le donne è tre volte più frequente la comparsa di quei movimenti involontari che costituiscono gli effetti indesiderati del farmaco più usato per tenere sotto controllo i tremori tipici della malattia, la levodopa.

L’opicapone (OPC), un inibitore delle catecol-O-metiltransferasi (COMT), potrebbe rivelarsi una nuova e promettente terapia per i pazienti affetti da malattia di Parkinson (PD).

D’ora in poi basterà un comune braccialetto per il monitoraggio fitness, un sensore nelle scarpe, un portapillole elettronico e una semplice applicazione per smartphone e/o tablet, perché una squadra medica possa essere sempre con i malati di Parkinson, come se fosse un giorno di visita.

La terapia di combinazione carbidopa/levodopa (in  sospensione enterale) messa a punto da AbbVie e rivolta al trattamento dei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson ha ottenuto l’approvazione da parte dell’FDA.
Nello specifico, la combinazione carbidopa/levodopa è rivolta al trattamento delle fluttuazioni motorie correlate al Parkinson. Le fluttuazioni motorie consistono in variazioni dello stato clinico nell’arco della giornata in cui momenti di buona motilità si alternano a momenti di blocco motorio (fenomeno on-off).

Inutile ritardare l'utilizzo di Levodopa

In occasione della Giornata Nazionale del Parkinson, malattia che colpisce solo nel nostro Paese circa 230.000 persone, il Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento (ICP), supportato dalla Fondazione Grigioni, presenta i risultati di un importante studio, condotto nell’ Africa sub-sahariana, sull’utilizzo di levodopa nei pazienti affetti da Malattia di Parkinson. La ricerca, che ha coinvolto 91 pazienti ghanesi mai trattati prima farmacologicamente, aveva l’obiettivo di studiare gli effetti dell’interazione tra la malattia e la terapia con levodopa, e più nello specifico la possibilità di utilizzare o meno il farmaco come terapia di prima linea in considerazione del rischio di sviluppare complicazioni motorie.

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