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Malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson, scoperta agli inizi del 1800 da James Parkinson, venne chiamata per oltre un secolo “paralisi agitante” e anche “morbo di Parkinson”. Colpisce in modo indistinto i due sessi e può esordire a qualsiasi età, anche se, in prevalenza, i sintomi si riscontrano in pazienti sopra i 60 anni, raramente in pazienti sopra i 40 e in casi rarissimi in persone più giovani. Si tratta di un disturbo che colpisce il sistema nervoso centrale; il sintomo generalmente più evidente è il tremore, ma non basta questo per stabilire la diagnosi. Altri sintomi possono essere rigidità, lentezza nei movimenti, debolezza, problemi di equilibrio e postura ricurva.

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È un meccanismo molecolare che media la morte neuronale. Lo studio di ricercatori del Cnr e dell'Istituto auxologico italiano è pubblicato su Nature Communication

Tremori, rigidità muscolare e difficoltà a controllare il proprio corpo sono alcuni dei sintomi del Parkinson, che ha un'età media di esordio intorno ai 60 anni ma a volte può manifestarsi anche prima dei 40. I ricercatori dell'Istituto di neuroscienze (In-Cnr) di Milano, coordinati da Maria Passafaro, in collaborazione con colleghi dell'Istituto auxologico italiano di Milano, diretti da Jenny Sassone, hanno scoperto il meccanismo molecolare di una proteina chiamata parkina, la cui assenza causa la morte dei neuroni dopaminergici che hanno un ruolo chiave nel controllo dei movimenti, caratteristica principale della malattia neurodegenerativa.

Secondo una notizia riportata dal sito www.news4sanantonio.com uno dei farmaci usati per trattare il morbo di Parkinson avrebbe un insolito effetto collaterale. Si tratta del farmaco rasagilina che, in rari casi, potrebbe causare l'insorgenza di orgasmi multipli nei pazienti. Questo almeno è quanto sostenuto da un paziente che ha dichiarato di aver avuto 3-5 orgasmi in un giorno, dopo l'assunzione del farmaco.  Anche un altro paziente ha riferito lo stesso episodio, così i ricercatori hanno ipotizzato che il farmaco possa provocare un aumento della dopamina - un ormone rilasciato durante l'orgasmo. I risultati saranno pubblicati sulla rivista Parkinsonism and Related Disorders.

Uno studio, portato avanti dall' US National Institute of Health (NIH) e pubblicato su ‘Nature Genetics’, ha identificato più di 24 fattori genetici della malattia di Parkinson. Tra questi, sei fattori sono completamente nuovi e fino ad ora non segnalati.

I ricercatori hanno esaminato i dati di 13.708 pazienti affetti da morbo di Parkinson e, attraverso 95.282 controlli, sono riusciti ad identificare le possibili varianti di rischio genetico che possono portare all'insorgere della patologia. I pazienti che possedevano un maggior numero di varianti erano maggiormente a rischio di sviluppare il morbo.

Perugia - Una nuova prospettiva per la terapia del Parkinson e relativi disordini del movimento è stata elaborata dal gruppo di ricerca del Professor Paolo Calabresi nei laboratori della Clinica Neurologica del Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma.
E’ stata pubblicata ieri sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Neuroscience, uno dei punti di riferimento assoluti per la comunità scientifica mondiale che si occupa del cervello e delle sue patologie.

Uno studio di fase 2b, pubblicato su Lancet Neurology, mostra che il tozadenant, antagonista selettivo del recettore dell’adenosina A2A per os, (già in grado di migliorare la funzione motoria in modelli animali di malattia di Parkinson) è stato ben tollerato ed efficace nel ridurre i tempi off anche i pazienti umani. Il tozadenant è stato aggiunto alla dose di 120 o 180 mg bis/die alla levodopa in pazienti affetti da PD con fluttuazioni motorie.

Secondo quanto riportato da uno studio italiano, pubblicato su Parkinsonism & Related Disorders le donne affette da malattia di Parkinson e, nello specifico, le pazienti naive in fase precoce, sono meno suscettibili a sviluppare sintomi non motori (NMS), dopo l'inizio  di una terapia dopaminergica., rispetto agli uomini. Quindi per quanto riguarda i sintomi NMS la differenza di genere esiste e riveste anche un'importanza notevole. Ciò non vale, invece, per i disturbi correlati all’umore, rispetto ai quali non sembrerebbero esserci differenze tra gli uomini e le donne. Infatti in un follow-up a 2 anni dall'inizio della terapia i disturbi correlati all’umore sono apparsi migliorati in ambedue i sessi.

Secondo uno studio condotto nel nostro Paese e pubblicato sulla rivista online Parkinson and Related Disorders, i pazienti affetti dalla forma iniziale e lieve di morbo di Parkinson (PD) e trattati con rasagilina (inibitore delle monoaminossidasi-B) mostrerebbero una significativa diminuzione dei disturbi vescicali.
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