Il codice di esenzione della sclerosi multipla è 046 (Malattie croniche).

È questo il risultato dello studio BENEFIT esteso ad 8 anni

Nonostante per la terapia della Sclerosi Multipla continuino ad essere sviluppati sempre nuovi farmaci a riservare sorprese positive a poter oggi dare dati di lungo periodo è soprattutto uno dei  trattamenti ‘classisi’, l’interferone beta 1b noto anche come Betaferon, farmaco di Bayer. Nei giorni scorsi all’Ecterims di Amsterdam sono stati, infatti, presentati ben due studi di lungo periodo relativi all’uso di questo farmaco: uno di questi è lo studio BENEFIT -  BEtaferon in Newly Emerging multiple sclerosis For Initial Treatment con estensione ad 8 anni. I dati mostrati al convegno di Amsterdam indicano che,  nella maggior parte dei pazienti, l’utilizzo di Betaferon fin dalla fase precoce della malattia ha l’effetto di stabilizzarla, sia in termini di riduzione delle recidive che di progressione della disabilità. Si tratta di parametri misurati secondo i metodi di misura scientifici “relapse rate”, per le recidive, e la scala Expanded Disability Status Scale (EDSS).

Lo affermano i risultati dello studio LTF, il più lungo fatto ad oggi: 21 anni di osservazione

Sono stati presentati all’Ectrims di Amsterdam i dati del più lungo studio mai fatto sulla Sclerosi Multipla: si chiama LTF - Long Term Follow-Up Study e mostra i dati di una osservazione sui pazienti durata ben 21 anni. Ne emergono dei risultati molto interessanti, uno che non può essere considerato una buona notizia, poiché conferma che l’aspettativa di vita delle persone affette dalla malattia e inferiore della media, l’altra è però positiva perché mostra come l’interferone beta 1b, cioè il Betaferon di Bayer, sarebbe in grado di ridurre questo gap.

È promosso da Bayer e fornisce servizio infermieristico domiciliare specializzato

Per chi è affetto da Sclerosi Multipla, in particolare dalla forma recidivante remittente, il trattamento farmacologico attualmente più utilizzato è quello a base di interferoni (il beta 1 a e il beta 1b): si tratta di farmaci che, nelle versioni attuali, si somministrano solo via intramuscolo o sottocutanea. Il paziente deve dunque iniettarsi, o farsi iniettare, il farmaco, con le difficoltà e il disagio che possono derivarne. Per questo Bayer, che per la malattia ha studiato e produce l’interferone 1b – da iniettare a giorni alterni – ha studiato un programma che mira ad aiutare i pazienti a superare queste difficoltà, facilitando così anche una maggiore aderenza alla terapia. Si tratta di Betaplus, un programma di supporto, completamente gratuito, attivo su tutto il territorio nazionale, creato su misura per sostenere ed aiutare le persone affette da SM in trattamento con l'interferone beta-1b.

Tra i primi obiettivi un registro europeo per monitorare gli effetti avversi dei farmaci sul lungo periodo

A partire dal prossimo anno ci sarà un’italiana alla guida dell’Ectrims, il comitato europeo per la ricerca e il trattamento della Sclerosi Multipla. Si tratta della professoressa  Maria Trojano, neurologa dell'università degli Studi di Bari, che proprio giovedì scorso è stata designata futura presidente nel corso del convegno annuale dell’Ectrims tenutosi ad Amsterdam. La Trojano è già ora vicepresidente e inizierà il suo mandato l'anno prossimo in occasione del meeting 2012 dell'Ectrims, che si terrà a Lione dal 10 al 13 ottobre.  Proprio nel corso dell’Ectrims appena concluso sono state delineate le priorità per il prossimo futuro. La prima è la formazione di giovani ricercatori e la seconda la centralizzazione a livello europeo dei dati su malattia e pazienti, per terapie migliori e più sicure.

I dati raccolti dal prof. Pozzilli presentati all’ECTRIMS di Amsterdam
Intanto studio spagnolo ipotizza legame con scarsi livelli di vitamina D

Se normalmente la Sclerosi Multipla è una malattia che tocca gli adulti c’è una fetta di pazienti, che sembrerebbe sempre più consistente, che non ha ancora aggiunto la maggiore età, veri e propri pazienti pediatrici di S.M. Stando ai dati italiani, infatti, 4 persone affette dalla malattia su 100 avrebbero meno di 16 anni – con una fetta dell0 0,8 per cento che ha tra i 4 e gli 11 anni -  e il fenomeno sta facendo registrare una crescita. A lanciare l’allarme è stato il prof  Carlo Pozzilli, ordinario di neurologia all'Università La Sapienza di Roma in occasione dell’ECTRIMS/ACTRIMS – il Congresso dei comitati europeo e statunitense per il trattamento e la cura della sclerosi multipla. Questo dato pone di fronte ad un problema, il fatto che i farmaci in studio e in uso attualmente sono stati testati sugli adulti. “Questo – ha detto Pozzilli – ci pone di fronte al dubbio relativo all’opportunità di avviare studi di sperimentazione per testare i farmaci sui bambini. Tuttavia bisogna anche tenere conto che i farmaci che oggi vengono utilizzati anche nei pazienti pediatrici sembrano funzionare ancora meglio che negli adulti visto che la sclerosi multipla pediatrica è quasi interamente di tipo infiammatorio”.

Al 5 joint Triennial Congress of ECTRIMS and ACTRIMS, appuntamento di rilievo mondiale dedicato alla Sclerosi Multipla, quest’anno Novartis ha portato i molti risultati di Fingolimod, nuova molecola che l’azienda ha in licenza da Mitsubishi Tanabe Pharma Corporation, il primo di una nuova classe di composti chiamati modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato (S1PR).
Gli abstract – ben 13 - presentati in una serie di incontri, mostrano risultati importati, tra cui una riduzione del tasso di ricadute coerente tra i vari sottogruppi di pazienti, trattati con fingolimod, ad alta attività di malattia negli studi clinici registrativi e una riduzione dei tassi di atrofia cerebrale rispetto ad interferone beta-1a IM indipendentemente dall’attività di malattia. Ad oggi, circa 25.000 pazienti sono stati trattati con fingolimod, con oltre 20.000 pazienti-anno di esposizione; più di 20.000 pazienti sono stati trattati con il farmaco dopo la sua immissione in commercio.

Associazione CCSVI: “Basta studi epidemiologici, si rimuovano gli ostacoli per una seria sperimentazione”

In occasione  dell’Ectrims  - European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis  di Amsterdam, che si conclude proprio oggi, numerosi sono stati gli appuntamenti dedicati al tema della Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI), la patologia scoperta dal prof. Paolo Zamboni (Università di Ferrara), nella sua associazione alla Sclerosi Multipla. Per l’occasione l’Associazione CCSVI nella SM Onlus sottolinea – in una nota – fa il punto sulla situazione.

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