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Sclerosi Multipla

L’interruzione della terapia della sclerosi multipla (SM) con natalizumab risulta associata con lo sviluppo di nuova attività di malattia. Un protocollo di riduzione graduale (“tapered”) messo a punto negli Stati Uniti, infatti, ha dimostrato benefici, verificati dal fatto che i pazienti nel gruppo tapered (TG) hanno sperimentato un minor numero di recidive e un minore accumulo di lesioni alla risonanza magnetica (MRI) rispetto ai pazienti inseriti nel gruppo con discontinuazione immediata (IDG).

I risultati di un trial di fase 2 – pubblicati online su Lancet Neurology supportano il concetto di neuroprotezione tramite l’uso di fenitoina per bloccare in modo selettivo i canali del sodio voltaggio-dipendenti in pazienti con neurite ottica acuta. La strategia merita di essere perseguita con ulteriori indagini in grandi studi clinici in pazienti affetti sia da neurite ottica sia da sclerosi multipla recidivante-remittente (RR-SM).

Al termine di un approfondito processo di revisione, il 'Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza' (PRAC, Pharmacovigilance Risk Assessment Committee) dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato l'adozione di nuove misure di sicurezza per prevenire il rischio d'insorgenza della leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) associata all'utilizzo di Tysabri® (natalizumab), un farmaco indicato per il trattamento della sclerosi multipla (SM). Prima che le raccomandazioni del PRAC vengano approvate dalla Commissione Europea, dovranno essere valutate dal 'Comitato per i medicinali per uso umano' (CHMP) della stessa EMA.

L’apparecchiatura permette di distinguere le lesioni cerebrali della SM da quelle dovute ad altre malattie ma in Italia la burocrazia potrebbe impedirne l’uso negli ospedali

D’ora in poi diagnosticare la sclerosi multipla, malattia autoimmune del sistema nervoso centrale che colpisce 75mila italiani e 2,5 milioni di persone nel mondo, potrebbe essere più semplice, grazie all’utilizzo di una risonanza magnetica (RM) a 3 tesla (3T) invece che a 7 tesla (7T), un’apparecchiatura più potente che permette di identificare le lesioni cerebrali tipiche della patologia distinguendole da lesioni simili ma dovute ad altre malattie. La tecnica finora è stata usata solo per scopi di ricerca. 

L'analisi retrospettiva di un campione multinazionale di pazienti pediatrici affetti da sclerosi multipla (SM) che avevano ricevuto interferone sottocutaneo beta-1a hanno verificato come quelli provenienti dagli Stati Uniti avessero un più alto indice di massa corporea (BMI), una maggiore frequenza di recidive e fossero stati gestiti in modo diverso rispetto ai pazienti degli altri Paesi (rest of World, ROW).

Milano – Massimo Mauro, presidente di AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, ha consegnato mercoledì il “Premio Majori” a tre giovani infermiere che hanno scelto di specializzarsi nell’assistenza di persone con gravi disabilità, come le persone affette da SLA che in Italia sono più di 6000. Le vincitrici, tutte 23enni e laureate in infermieristica, sono Ilaria Conforto di San Vito al Tagliamento (Udine), Martina De Pace di Robecco sul Naviglio (Milano) e Emanuela Melis di Pirri (Cagliari). Le ragazze hanno ricevuto tre borse di studio del valore complessivo di circa 15.000 euro per seguire a Milano, da marzo 2016, il “Master per la presa in carico di persone con gravi disabilità”, organizzato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Centro Clinico NEMO e l’Ospedale Niguarda.

Secondo quanto riportato in un lavoro apparso su Neurology and Therapy nelle donne affette da sclerosi multipla (SM) trattate con dimetilfumarato a rilascio ritardato (DMF, noto anche come DMF gastro-resistente) non si è osservato un rischio aumentato di anomalie fetali o esiti avversi della gravidanza associato all’esposizione gestazionale al farmaco, anche se i dati sono limitati e tutte le esposizioni conosciute si sono verificati nel primo trimestre.



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