Uno studio del Gaslini di Genova ha esaminato tre casi di pazienti trattati a lungo termine con questo farmaco, da solo o associato a statine. Nonostante gli ottimi risultati, non è ancora chiaro se ezetimibe possa costituire un trattamento alternativo all'ERT

Genova – Nei bambini di età inferiore ai 6 mesi, il deficit di lipasi acida lisosomiale (LAL-D) è rapidamente progressivo e associato ad un'aspettativa di vita molto breve, ma d'altra parte la progressione della malattia è altamente variabile nei pazienti che presentano sintomi nell'infanzia o nell'età adulta.

La LAL-D, infatti, è una malattia metabolica autosomica recessiva con una vasta gamma di gravità, dalla malattia di Wolman, che ha inizio nel primo mese di vita ed è caratterizzata da un decorso progressivo che porta alla morte entro il primo anno di età, alla malattia da accumulo degli esteri del colesterolo (CESD), che ha un decorso clinico meno severo.

Per molti anni l'unica opzione terapeutica è stata il trapianto di fegato, essendo la terapia con statine incapace di prevenire la progressione della fibrosi verso l'insufficienza epatica. Oggi, con la recente approvazione da parte delle autorità regolatorie della terapia enzimatica sostitutiva (ERT) con sebelipasi alfa, questo farmaco ha un ampio consenso perché è l'unico che può prevenire la morte precoce, ma c'è una discussione aperta sul trattamento nei pazienti i cui sintomi sono meno gravi e la cui condizione è più lentamente progressiva.

Non è chiara, invece, l'azione di ezetimibe, di cui esistono dati molto limitati in pazienti affetti da LAL-D. Questo farmaco è un derivato dell'azetidina che blocca la proteina Niemann Pick C1-Like 1; come conseguenza, diminuisce la concentrazione plasmatica delle lipoproteine a bassa densità e di altre lipoproteine contenenti apolipoproteina B (apoB), che costituiscono il substrato della lipasi acida lisosomiale. Inoltre, ezetimibe agisce bloccando l'attivazione dell'inflammasoma, che è la causa della fibrosi epatica nella steatoepatite e nelle malattie da accumulo lisosomiale.

Cinque ricercatori dell'Istituto “Gaslini” e dell'Università di Genova, guidati dalla dr.ssa Maja Di Rocco, responsabile dell’U.O.S.D. Malattie Rare presso il Dipartimento di Pediatria del Gaslini, hanno esaminato una serie di tre casi sull'utilizzo di ezetimibe nella LAL-D, e il loro studio osservazionale è stato pubblicato sull'Orphanet Journal of Rare Diseases.

Nei primi due casi, due gemelle dizigoti con malattia da accumulo degli esteri del colesterolo (CESD) sono state trattate per 9 anni con ezetimibe, integrato con una bassa dose di atorvastatina nel corso degli ultimi 6 anni. Un terzo paziente, invece, è stato trattato con ezetimibe per 10 anni senza aggiunta di statine. Tutti i pazienti, al termine del trattamento, hanno mostrato una significativa riduzione nei valori di alanina aminotransferasi (ALT), colesterolo e trigliceridi. Inoltre, non è stata dimostrata alcuna progressione della fibrosi epatica.

L'ezetimibe – conclude l'équipe del Gaslini – è risultato quindi efficace, sicuro e sostenibile per il deficit di lipasi acida lisosomiale. Saranno comunque necessari ulteriori studi per dimostrare se il farmaco possa costituire un trattamento alternativo alla terapia enzimatica sostitutiva.

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