Anche in Sardegna, isola dove l’incidenza della sclerosi multipla (SM) è particolarmente elevata, verranno avviate delle sperimentazioni su quello che viene chiamato ‘metodo Zamboni’, dal nome dello scienziato ferrarese Paolo Zamboni. Lo ha deciso la Regione Sardegna qualche giorno fa e la notizia, data al convegno AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), è stata riportata, a firma di Ilaria Vacca, nel portale disabili.com. A guidare lo studio pilota sarà Ettore Manconi, angiologo e ricercatore dell'ateneo cagliaritano. Il progetto coinvolgerà le università sarde, le Aziende Ospedaliere, i centri cardiovascolari e le strutture dedicate alla SM.    

Il metodo Zamboni di fatto non è altro che la la cura per l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), una sindrome emodinamica potenzialmente correlata alla sclerosi multipla. Non si tratterebbe dunque di curare questa malattia in maniera diretta agendo sui danni che essa provoca con un fenomeno di demielinizzazione al sistema nervoso centrale ma, stando alle ricerche e ad alcune sperimentazioni fatte fino ad ora, sembra poter migliorare comunque la vita pelle persone affette da SM attraverso un intervento del tutto simile all’angioplasica.

La CCSVI consiste infatti in un intervento nel corso del quale, attraverso l’inserimento di un catetere nelle vene cerebrali esterne al cranio, che si presentano parzialmente ostruire, queste vengono ‘liberate’ ripristinando dunque una corretta circolazione del sangue verso il cervello. L’intervento può essere eseguito in day hospital.

”La correlazione dell'insufficienza venosa cronica cerebrospinale con la SM è stata spesso smentita e sminuita - si legge nell’articolo di disabili.com - cercando di non indurre nei pazienti false speranze di miracolose guarigioni. Quel che è certo è che i pazienti affetti da CCSVI che si sono sottoposti alla disostruzione venosa hanno guadagnato parecchio in termini di qualità di vita. Questo studio sarà effettuato proprio per fare chiarezza sull'argomento, oltre che per dare l'opportunità ai malati di SM sardi di sottoporsi al trattamento”.     



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