Il tumore al colon-retto è il terzo tipo di neoplasia più diffusa in Italia, con circa 35 mila nuovi casi l’anno. La malattia è abbastanza rara prima dei 40 anni e si manifesta più frequentemente dopo i 60 anni. In genere si sviluppa a partire da polipi, ovvero delle piccole escrescenze sulla mucosa intestinale che si formano a causa di una proliferazione cellulare anomala. In molti casi i polipi sono benigni, soprattutto se di piccole dimensioni, e la probabilità che si trasformino in tumore è piuttosto bassa (inferiore al 10%). La trasformazione in senso maligno di un polipo, invece, porta alla proliferazione tumorale della mucosa intestinale e alla possibile diffusione del tumore anche verso il fegato, l’organo più strettamente collegato al distretto colorettale.

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LUGANO-COPENHAGEN – In occasione del Congresso ESMO 2016 (7-11 ottobre, Copenhagen, Danimarca) sono stati presentati i risultati dello studio clinico di Fase III 'LUME-colon 1', in cui il farmaco nintedanib, un inibitore delle tirosin chinasi sviluppato da Boehringer Ingelheim, è stato testato in persone con tumore metastatico del colon-retto che non rispondono a nessuna delle attuali terapie standard. Nei pazienti, il trattamento si è dimostrato in grado di migliorare la sopravvivenza libera da progressione ma non ha determinato benefici per la sopravvivenza globale.

Aviano (Pn) – Anche i pazienti affetti da tumori del retto con linfonodi metastatici alla diagnosi iniziale – circa il cinquanta percento dei casi – possono accedere a percorsi terapeutici finalizzati alla conservazione della parte anatomica interessata: lo attesta uno studio condotto su 226 persone con carcinoma localmente avanzato trattati all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense Annals of Surgical Oncology.

Quello al colon retto è uno dei tumori a più alta incidenza in Italia e nel mondo, per entrambi i sessi, dopo quelli alla mammella e alla prostata, eppure sono pochissimi quelli che effettuano preventivamente test e screening per verificarne l'assenza. Una scelta, causata al contempo dalle lunghe trafile burocratiche e da una forte ignoranza del problema. Ogni anno, solo in Italia, circa 20mila i decessi.

Palermo – E’ partita nei giorni scorsi da Palermo, con il Patrocinio dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, la tappa regionale di #iRUN2, campagna nazionale di sensibilizzazione alla salute, alla prevenzione e allo screening del tumore colon retto promossa dall’associazione no profit Podisti da Marte, dall’Osservatorio Nazionale Screening (Ons), dal Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCoR), con il sostegno de La Gazzetta dello Sport e il contributo non condizionante di Roche.

Secondo un'analisi dei dati aggregati di cinque trial recenti sulla terapia adiuvante, pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, l'aggiunta di oxaliplatino alla chemioterapia adiuvante a base di fluoropirimidine ridurrebbe in modo significativo il rischio di recidiva nei pazienti colpiti da cancro al colon.

Roma  – Nuovi dati presentati al 22° Congresso Nazionale delle Malattie Digestive FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente), appena conclusosi a Napoli, suggeriscono un’ulteriore potenziale applicazione per il  test non invasivo sul DNA e l’emoglobina fecali per lo screening del tumore colon-retto (Cologuard®, Exact Sciences), recentemente introdotto anche in Italia. Se utilizzato per selezionare pazienti da sottoporre alla colonscopia (in gergo tecnico, per effettuare un “triage”) in seguito a un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) risultato positivo, il test sul DNA fecale potrebbe diminuire circa del 30% colonscopie che risulterebbero altrimenti negative.

Uno studio condotto dai ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato, ha identificato un innovativo approccio terapeutico basato su una tecnica di terapia genica, in grado di contrastare efficacemente le metastasi al fegato causate dai tumori del colon-retto in modelli sperimentali. La ricerca, coordinata dal dottor Giovanni Sitia, responsabile dell’Unità di Epatologia Sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e appena pubblicata sulla prestigiosa rivista EMBO Molecular Medicine, dimostra come i macrofagi, cellule del sangue normalmente richiamate nel tumore, possano essere convertiti in veicoli di geni anti-tumorali per combattere le metastasi al fegato da tumori colon-rettali.

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