Il tumore al colon-retto è il terzo tipo di neoplasia più diffusa in Italia, con circa 35 mila nuovi casi l’anno. La malattia è abbastanza rara prima dei 40 anni e si manifesta più frequentemente dopo i 60 anni. In genere si sviluppa a partire da polipi, ovvero delle piccole escrescenze sulla mucosa intestinale che si formano a causa di una proliferazione cellulare anomala. In molti casi i polipi sono benigni, soprattutto se di piccole dimensioni, e la probabilità che si trasformino in tumore è piuttosto bassa (inferiore al 10%). La trasformazione in senso maligno di un polipo, invece, porta alla proliferazione tumorale della mucosa intestinale e alla possibile diffusione del tumore anche verso il fegato, l’organo più strettamente collegato al distretto colorettale.

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Non ci sono vantaggi se la chemio è mantenuta dopo l'intervento e la radioterapia preoperatoria

FRANCIA - Sono stati pubblicati su "Lancet Oncology" i risultati dello studio randomizzato EORTC trial 22921: dopo aver monitorato per un decennio pazienti operati per cancro del colon-retto i ricercatori del Besançon University Hospital J Minjoz, in Francia, hanno concluso che la chemioterapia adiuvante non incide sulla sopravvivenza dei pazienti a lungo termine o libera da malattia.
Alla ricerca hanno partecipato 1011 pazienti, reclutati tra il 1993 e il 2003, con tumore al medesimo stadio (cT3-resectable T4 M0) e candidabili pertanto allo percorso terapeutico.

In Sicilia solo l’11% di chi dovrebbe sottoporsi allo screening per il tumore del colon-retto accede a questo test mentre in Emilia Romagna il 70%.
Dal 6 febbraio a Catania la seconda sessione, dopo Cagliari, del master dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) dedicato alla prevenzione di questa patologia.

In Sicilia ogni anno si effettuano oltre 4.300 ricoveri solo per il tumore del colon-retto, di cui il 53,7% sono uomini e il 46,3% donne. Si tratta di un dato rilevante poiché rappresentano oltre il 10% dei 42.171 ricoveri ordinari regionali per patologie oncologiche (55,9% negli uomini e il 44,1% nelle donne).
Inoltre, anche in Sicilia le patologie tumorali sono la seconda causa di morte e costituiscono un vero problema di salute pubblica poiché spesso sono prevenibili con efficaci programmi di diagnosi precoce.
Con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di questa patologia e supportare lo sviluppo dell’attività di screening nella regione Sicilia, l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed endoscopisti Ospedalieri (AIGO) organizza il 6 e 7 febbraio 2014 in Sicilia a Catania il master di perfezionamento “Il cancro colon-rettale avanzato” incentrato sulla prevenzione secondaria del tumore del colon-retto.

I risultati di uno studio di fase III dimostrano che quella con bevacizumab e capecitabina è ben tollerata e aumenta la sopravvivenza libera da malattia

La terapia combinata con bevacizumab, un farmaco anti-angiogenetico, e il chemioterapico capecitabina è risultata efficace nei pazienti ultrasettantenni con cancro colorettale metastatico. A confermarlo uno studio nato dalla collaborazione tra oltre 40 centri di ricerca internazionale in dieci Paesi e pubblicato su "Lancet Oncology".

Il farmaco potenzia l’attività delle cellule immunitarie ma non ha dato conferma di efficacia nei pazienti con mutazione KRAS

E’ stato terminata la sperimentazione per la valutazione di sicurezza ed efficacia della lenalidomide nel trattamento del carcinoma colorettale metastatico con mutazione KRAS, in monoterapia o in combinazione con cetuximab, un anticorpo monoclonale. Questi gli esiti: l’immunomodulazione è ben tollerata e contribuisce alla circolazione di cellule immunitarie nei pazienti, tuttavia i risultati raccolti sono stati limitati e non è ancora possibile giungere a conclusioni riguardo la sicurezza della terapia. Lo studio, multicentrico e open-label, ha coinvolto numerosi team di ricerca internazionali, tra cui anche gli italiani dell’Oncologia Falck dell’A.O. di Niguarda-Milano, l’A.O. Universitaria San Martino di Genova e l’A.O. Universitaria Riuniti Umberto I di Ancona.

Più alto il rischio nei parenti di chi è stato diagnosticato, non solo quelli di primo grado. Secondo uno studio statunitense le attuali linee guida mancherebbero il 10% delle diagnosi precoci

Avere una storia famigliare di cancro del colon-retto significa sottoporsi a controlli regolari, per l’individuazione tempestiva di polipi adenomatosi che possono degenerare in neoplasia – seppure in molti casi siano benigni. I parametri per uno screening precoce sono suggeriti dalle linee guida internazionali, ma secondo una ricerca dell’Huntsman Cancer Institute (HCI) dell’Università dello Utah, pubblicata su "Cancer " necessitano di essere ampliati: sembra infatti che escludano una sottopopolazione di soggetti ad alto rischio, con un fallimento di diagnosi precoce stimato attorno al 10%.

Secondo i dati ottenuti da una nuova analisi retrospettiva dello studio VICTOR (Vioxx in Colorectal Cancer Therapy: Definition of Optimal Regime) e pubblicati su "Journal of Clinical Oncology", i pazienti affetti da tumore al colon-retto con mutazioni del gene PI3KCA presentano un rischio di recidiva inferiore rispetto ai pazienti con la forma wild-type del gene. Di conseguenza PI3KCA potrebbe rappresentare un biomarker predittivo della risposta all’aspirina.

Le cellule dell’epitelio intestinale si trasformano nel tempo, acquisendo la capacità di invadere altri organi. Scoperto dai ricercatori dell’Humanitas di Rozzano, può servire per individuare precocemente le forme più aggressive

E’ italiano lo studio che ha individuato uno dei trucchi ideati dalle cellule del carcinoma colorettale per sfuggire ai controlli del sistema immunitario umano e invadere i tessuti e organi circostanti. Una svista, da parte del carcinoma, che prende il nome di TWIST1, un gene già noto ed espresso dalle cellule del tumore primario: i ricercatori dell’Humanitas di Rozzano, invece, hanno osservato che lo stesso gene è espresso anche da cellule apparentemente normali, localizzate a distanza dalla massa tumorale.

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