USA – Un nuovo metodo di analisi del siero sanguigno sembra in grado di rilevare la presenza del batterio che provoca la malattia di Lyme poco tempo dopo avvenuta l'infezione, ossia durante una fase in cui gli esami attualmente disponibili non riescono, spesso, ad individuare la patologia. Sulla rivista Analytical Chemistry sono stati pubblicati i positivi risultati ottenuti dalla sperimentazione di prova dell'innovativo test, sviluppato negli Stati Uniti da un team di ricercatori del National Institute of Standards and Technology (NIST), dell'Institute for Bioscience and Biotechnology Research e della Johns Hopkins School of Medicine.

La malattia di Lyme è un'infezione batterica provocata dalla Borrelia burgdoferi, un microrganismo che viene trasmesso all'uomo attraverso la puntura di zecche infette. La diagnosi della patologia viene di solito confermata con un esame del sangue che, però, è in grado di rivelare l'infezione solo dopo che sono trascorse 4-6 settimane, ossia quando nell'organismo dei pazienti è riscontrabile un livello sufficiente di specifici anticorpi. La malattia può essere precedentemente accertata nel caso in cui si manifesti una particolare eruzione cutanea a 'occhio di bue', ma, in base alle stime ufficiali, questo specifico segno distintivo non si verifica in circa il 20-30% delle persone infette.

Nel tentativo di sviluppare un metodo per la diagnosi precoce della malattia di Lyme, i ricercatori americani sono partiti dall'ipotesi che la B. burgdoferi potesse spargere microscopici frammenti di parete cellulare in conseguenza dell'attacco subito da parte del sistema immunitario del paziente. Tali particelle, simili a minuscole vescicole, conterrebbero proteine di membrana del batterio in grado di rappresentare un inconfondibile indicatore dell'infezione.

Per poter rilevare queste molecole, gli studiosi hanno dovuto escogitare il modo di poterle isolare dagli altri tipi di proteine che sono presenti, in quantità nettamente più ampie, all'interno del siero sanguigno di un essere umano. Il risultato è stato ottenuto sottoponendo i campioni biologici ad una procedura di centrifugazione ad alta velocità, che ha permesso di concentrare i vari frammenti di membrana batterica in aggregati di dimensioni maggiori e, quindi, più facilmente individuabili.

In un test di collaudo preliminare, il nuovo metodo di analisi è stato utilizzato su 3 individui affetti da malattia di Lyme non rilevata al momento della loro prima visita medica. Il team di studio è riuscito ad identificare quantità estremamente piccole della proteina bersaglio in tutti i campioni di siero esaminati. In uno dei pazienti, la procedura sperimentale ha permesso di svelare l'infezione 3 settimane prima che fosse confermata con gli attuali esami del sangue. Negli altri casi, i due metodi hanno individuato la patologia simultaneamente.

I ricercatori sperano che l'innovativo metodo di analisi da loro sviluppato possa essere impiegato al più presto per migliorare la diagnosi non solo della malattia di Lyme, ma anche di altre tipologie di infezioni batteriche.

Leggi anche "Malattia di Lyme, scoperto nuovo batterio responsabile della malattia".

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