Focus sulla medicina personalizzata

Rimini -  Si è aperto ieri il 43esimo Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN), occasione per i maggiori esperti per riunirsi, aggiornarsi e confrontarsi sulle patologie del sistema nervoso e del cervello, tra le quali non poche malattie rare, come – solo per fare degli esempi - la Sclerosi Laterale Amiotrofica, l’emiplegia alternante e l’Huntington. Naturalmente l’attenzione maggiore sarà per le patologie più diffuse i cui grandi numeri impattano fortemente sulla salute e la sanità nel mondo. Basti pensare che in Europa oltre 40 milioni di europei soffrono di cefalee, più di 5 milioni di demenza, circa 3 milioni di epilessia, 1,2 milioni i malati di Parkinson, 1 milione gli europei colpiti ogni anno da ictus, 700.000 quelli che incorrono in traumi, circa 400.000 i pazienti di Sclerosi Multipla.

Infine, a livello mondiale, secondo i dati dell’OMS, ben il 50 per cento delle disabilità è dovuto a malattie del Sistema Nervoso. Un tema che tornerà più volte nel corso del Congresso è quello della medicina personalizzata che secondo molti rappresenta la medicina del futuro ed implica una particolare attenzione all’individuazione di fattori prognostici, ai rischi connessi col trattamento e al monitoraggio della risposta terapeutica. Questi temi verranno ampiamente dibattuti in sessioni specifiche.
“La ricerca scientifica in campo neurologico sta registrando progressi considerevoli - ha affermato il Prof. Giancarlo Comi, Presidente SIN - gli sviluppi della genetica stanno consentendo di capire alcune delle cause delle malattie neurologiche, mentre per la cura della sclerosi multipla, dell’ictus e delle demenze sono state messe a punto nuove importanti terapie. Inoltre, per alcune patologie a carattere ereditario si apre la strada della terapia genica e per altre si stanno muovendo i primi passi per il trattamento con cellule staminali; la medicina rigenerativa, in particolare, fa leva anche sulle nuove tecniche riabilitative integrate da stimolazioni elettriche e magnetiche per favorire i processi di recupero. Per molti aspetti il futuro delle neuroscienze è già presente.”

 

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