Eccesso di lipoproteina(a) pelacarsen

Il farmaco ha ridotto i livelli della particella nel sangue ma non ha dimostrato un beneficio sugli eventi cardiovascolari. Domenico Della Gatta (ANIF): “La ricerca deve proseguire”

La lipoproteina(a), o Lp(a), è un fattore di rischio cardiovascolare determinato soprattutto dall’ereditarietà e poco influenzato dall’alimentazione e dallo stile di vita. Livelli elevati sono associati a una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche, come infarto e ictus, e stenosi della valvola aortica. Secondo il documento di consenso della European Atherosclerosis Society (EAS), nel mondo circa 1,4 miliardi di persone presentano livelli elevati di Lp(a): all’incirca una su cinque.

A differenza del colesterolo LDL, per il quale esistono diverse terapie consolidate, per abbassare la Lp(a) non sono ancora disponibili farmaci specificamente approvati che abbiano dimostrato di diminuire gli eventi cardiovascolari. In questo contesto, il mancato raggiungimento dell’obiettivo primario della sperimentazione di Fase III su pelacarsen segna una battuta d’arresto per chi attende nuove opzioni terapeutiche.

In assenza di farmaci mirati con benefici clinici dimostrati, la EAS raccomanda di misurare la Lp(a) almeno una volta negli adulti. Considera inoltre utile il test a cascata in presenza di ipercolesterolemia familiare o di una storia personale o familiare di Lp(a) molto elevata o di eventi cardiovascolari precoci. Il valore va interpretato nel quadro del rischio cardiovascolare complessivo, insieme agli altri fattori che possono influenzarlo.

PELACARSEN E LA SPERIMENTAZIONE CLINICA

Sviluppato da Novartis e Ionis Pharmaceuticals, pelacarsen è un oligonucleotide antisenso che agisce nel fegato riducendo la produzione di apolipoproteina(a), una componente della Lp(a). Lo studio di Fase III Lp(a)HORIZON mirava a verificare se il farmaco, abbassando i livelli Lp(a), potesse anche ridurre gli eventi cardiovascolari.

La sperimentazione internazionale, randomizzata, in doppio cieco e controllata con placebo, ha coinvolto 8.323 persone con Lp(a) elevata e una malattia cardiovascolare aterosclerotica già diagnosticata. Pelacarsen è stato valutato in aggiunta alle cure raccomandate, comprese quelle per il controllo del colesterolo e della pressione arteriosa. L’obiettivo primario era verificare se il farmaco riducesse un insieme di eventi: morte cardiovascolare, infarto non fatale, ictus non fatale e rivascolarizzazione coronarica urgente con necessità di ricovero.

Novartis ha comunicato che il farmaco ha ridotto i livelli di Lp(a) ma non ha raggiunto l’obiettivo primario: nella popolazione complessiva dello studio non ha dimostrato una diminuzione degli eventi cardiovascolari rispetto al placebo. Abbassare un indicatore biologico associato a una malattia, quindi, non significa necessariamente riuscire a prevenire le conseguenze cliniche della stessa. L’analisi completa dei dati della sperimentazione potrà aiutare a chiarire meglio il risultato e le eventuali differenze tra sottogruppi di pazienti.

DELLA GATTA (ANIF): “LA DELUSIONE NON DEVE DIVENTARE SFIDUCIA”

Domenico Della Gatta, presidente di ANIF, Associazione Nazionale Ipercolesterolemia Familiare APS, ha raccontato pubblicamente in più occasioni di essere affetto da iperlipoproteinemia(a). “Il mancato raggiungimento dell’obiettivo è una delusione per i pazienti e le loro famiglie. Quando un farmaco arriva alla Fase III, dopo anni di ricerca, è naturale che si creino aspettative, soprattutto per chi convive con un rischio cardiovascolare elevato. Tuttavia, non bisogna confondere la delusione con la sfiducia. La ricerca scientifica procede attraverso risultati positivi, difficoltà e talvolta insuccessi, che possono comunque fornire informazioni preziose. I pazienti hanno bisogno di risposte e di sapere che gli studi vengono condotti con rigore, e che l’efficacia di un trattamento è valutata sulla base dei benefici reali per la salute, non soltanto della sua capacità di modificare un parametro biologico”. Della Gatta sottolinea anche l’importanza di far conoscere la Lp(a) e di prevenire i fattori di rischio cardiovascolare controllabili. “Dobbiamo sostenere la ricerca e la partecipazione consapevole dei pazienti agli studi”.

Il futuro delle terapie dirette contro la Lp(a) rimane aperto. La ricerca prosegue con altri due farmaci in fase di sperimentazione: olpasiran, sviluppato da Amgen e oggetto del trial OCEAN(a)-Outcomes, e lepodisiran, che Eli Lilly sta valutando nell'ambito di ACCLAIM-Lp(a). OCEAN(a)-Outcomes è uno studio di Fase III di prevenzione secondaria, rivolto a persone con malattia aterosclerotica già diagnosticata e con Lp(a) elevata. ACCLAIM-Lp(a) include invece adulti con Lp(a) elevata che hanno una malattia aterosclerotica oppure sono considerati a rischio di un primo evento cardiovascolare.

I risultati dei due studi potranno quindi chiarire se la riduzione della Lp(a) possa comportare una diminuzione degli eventi cardiovascolari in persone con una patologia aterosclerotica già presente o se possa avere un ruolo anche prima che questa si manifesti. “Un insuccesso non deve diventare un motivo per arrendersi”, conclude Della Gatta.

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