HIV sta per Virus da Immunodeficienza Umana, ed è l’agente eziologico dell’AIDS. Il virus distrugge le cellule del sangue che sono indispensabili per il corretto funzionamento del sistema immunitario, la cui funzione è di difendere l’organismo dalle malattie. AIDS è invece l’acronimo di Sindrome da Immunodeficienza Acquisita e si manifesta quando il sistema immunitario è talmente indebolito dall’HIV che l’individuo è soggetto a un gran numero di malattie o infezioni, denominate “opportunistiche”. I primi casi di malattia furono riportati nel 1981, l’anno successivo vennero stabilite le modalità di trasmissione e nell’85 entrò in commercio il Test HIV per scoprire il virus nel sangue, poi sostituito da uno più rapido nel 1991. Nei primi anni non esistevano terapie, poi, col tempo, le cose sono molto cambiate: le terapie sono nate e si sono evolute, tuttavia non esiste ancora né un vaccino per evitare il contagio né una cura per eliminare del tutto il virus.
Il codice di esenzione dell'infezione da HIV è 020 (Malattie croniche).

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La proteina ricombinante sarà presto testata su un ristretto gruppo di pazienti


Durante il mese di marzo alcuni ricercatori cubani del Centro di Ingegneria genetica e biotecnologia (Cigb) hanno presentato un nuovo vaccino contro l'Aids al Congresso Internazionale di Biotecnologia svoltosi a La Avana. Il vaccino, Teravac-HIV-1 sarà presto sperimentato su un gruppo di pazienti.

Da qui potrebbe svilupparsi un farmaco da usare insieme al normale antivirale per alleviare i sintomi

I ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno scoperto che la marijuana può inibire direttamente un tipo di virus dell'immunodeficienza umana (HIV) individuato in fase avanzata di AIDS. La ricerca pubblicata sulla rivista PLoS ONE, rivela come i recettori della marijuana si trovino sulle cellule immunitarie -chiamate recettori dei cannabinoidi CB1 e CB2 -  e come possano influenzare la diffusione del virus. Capire l'effetto di questi recettori del virus potrebbe aiutare gli scienziati a sviluppare nuovi farmaci per rallentare la progressione dell'AIDS.

Il Presidente Onorario di NPS: “Ci siamo battuti affinché l’Italia disponesse di un suo Documento di Consenso sul test per l’HIV, bene ora applichiamolo!”

Clinici ed esperti da tutta Europa si sono riuniti per fare il punto sullo stato dell’arte della malattia AIDS, dopo la recente richiesta fatta dall’Unione Europea, che faceva seguito ad una precedente del Luglio 2008, ad ogni Stato affiliato di intervenire per regolamentare e redigere delle proprie Linee Guida sull’HIV. L’Italia è il primo Stato membro dell’Unione Europea ad aver da poco redatto una propria legislazione che ha riguardato la riaffermazione della necessità di eseguire il test, proposto specifiche modalità di erogazione del test e della consegna dei risultati sul territorio nazionale e individuato i destinatari sensibili ai quali rivolgere l’offerta del test: infatti circa un terzo delle persone in Italia non sa di essere sieropositivo.

L'Istituto Superiore di Sanità pubblica i dati su AIDS e Infezioni sessualmente trasmesse in Italia

Maschio, under 40, eterosessuale e residente nelle regioni del Nord Italia. E’ questo l’identikit di chi si è rivolto al Servizio nazionale Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TVA/IST - 800.861.061) dell’Istituto Superiore di Sanità nel periodo giugno 1987 - dicembre 2011.
In più di 24 anni di attività il TVA/IST ha ricevuto un totale di 689.969 telefonate, potendo in tal modo definire il profilo della persona che predilige il mezzo telefonico per informarsi sull’HIV e sulle Infezioni a Trasmissione Sessuale.

I trattamenti sono in grado di ridurre il rischio di contrarre l'infezione da Hiv

Una profilassi pre-esposizione potrebbe essere  in grado di proteggere dal contagio – anche se non nel cento per cento dei casi -  uomini e donne eterosessuali sieronegativi con un partner sieropositivo. Si tratta dei risultati di uno studio sulla profilassi con tenofovir (TDF) e la combinazione di emtricitabina e tenofovir (FTC/TDF), somministrati una volta al giorno per via orale.

L'Ospedale Burlo Garofalo e l'Univeristà di Trieste in prima linea contro l'HIV

Un nuovo vaccino italo-brasiliano è già in fase II di sperimentazione. Si tratta del progetto di Sergio Crovella, ricercatore del Burlo Garofalo e dell'Università di Trieste, che si occupa di HIV da dieci anni.  
Dividendosi fra Trieste, San Paolo e Recife dove, con la collega italiana Alessandra Pontillo, guida un gruppo di giovani ricercatori, Crovella ha realizzato un immunovaccino personalizzato a base di cellule dendritiche che è in fase due di sperimentazione:  viene cioè somministrato a un ridotto numero di pazienti, per determinarne la sicurezza a breve termine, gli effetti collaterali e l'efficacia generale. Le cellule dendritiche sono elementi chiave dell’immunità: catturano gli antigeni dell’aggressore e li mostrano ai linfociti T, innescando reazioni che attivano il sistema immunitario.

L'importante scoperta arriva da un team di ricerca di New York

Una particolare classe di cellule del sistema immunitario è in grado di distruggere gli elementi essenziali per la riproduzione del virus dell'HIV. Si tratta delle cellule dendritiche che, grazie alla proteina SAMHD1, sono in grado di distruggere il materiale genetico necessario alla replicazione del Virus.

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