Medico

I pazienti individuati in questo modo sono spesso asintomatici alla diagnosi, ma non per questo la loro malattia ha un andamento meno grave

Rochester (USA) – La maggior parte dei pazienti con iperossaluria primitiva giunge a una diagnosi genetica in seguito a un sospetto clinico basato sui sintomi, mentre altri vengono individuati tramite screening familiare dopo il rilevamento di un membro della famiglia affetto. Esistono delle differenze nel fenotipo di questi due gruppi? Alla domanda hanno risposto gli scienziati della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, in collaborazione con la Second Military Medical University di Shanghai. Lo studio, pubblicato sulla rivista Kidney International, ha analizzato retrospettivamente i risultati clinici e di laboratorio dei pazienti con iperossaluria primitiva di tipo 1, 2 e 3 iscritti nei registri del Rare Kidney Stone Consortium.

L’iperossaluria primitiva è una rara malattia monogenica caratterizzata da un'eccessiva produzione epatica di ossalato, e conduce a nefrolitiasi ricorrente (calcoli), nefrocalcinosi e danno renale progressivo. Il team della Mayo Clinic ha confrontato le caratteristiche e il decorso di 495 pazienti: fra loro, solo 47 erano stati rilevati mediante screening familiare. Dopo averne esclusi 150 con malattia renale allo stadio terminale, sono rimaste 300 persone individuate in seguito a un sospetto clinico e 45 con lo screening familiare. Queste ultime presentavano in media un numero significativamente inferiore di calcoli (1,2 contro 3,6), sebbene i sintomi iniziali si fossero presentati a un'età simile (6,1 contro 7,6 anni). Nonostante ciò, i livelli di ossalato urinario, il tasso di filtrazione glomerulare stimato alla diagnosi e il suo declino nel tempo erano simili nei due gruppi. Complessivamente, le persone che all'ultimo follow-up avevano sviluppato una malattia renale allo stadio terminale erano 5 su 45 nel 'gruppo screening familiare' e 67 su 300 nel 'gruppo sospetto clinico'.

I risultati indicano dunque che i pazienti identificati tramite screening familiare erano più giovani e con meno calcoli rispetto a quelli sottoposti al test genetico per un sospetto clinico. Tuttavia, la presenza di nefrocalcinosi alla valutazione iniziale e il decorso clinico finale di entrambi i gruppi sono apparsi simili, incluso il tasso di declino nella velocità di filtrazione glomerulare nel corso del tempo: la gravità dei calcoli delle vie urinarie e i sintomi al momento della diagnosi non implicano quindi una prognosi a lungo termine più benigna. Alcuni membri del 'gruppo screening familiare' erano completamente asintomatici al momento della diagnosi, mentre altri avevano già manifestato dei calcoli urinari sintomatici, ma l'ipotesi dell'iperossaluria non era stata considerata.

“A causa del fenotipo grave associato all'iperossaluria primitiva, una volta identificato un probando si raccomanda di sottoporre a screening tutti i fratelli e le sorelle”, hanno dichiarato gli autori dello studio. “In precedenza era stato ipotizzato che i probandi venissero identificati per primi perché avevano un fenotipo più grave rispetto ai fratelli non affetti, nonostante un genotipo condiviso. Le cause di un esordio più precoce e di un fenotipo più grave potrebbero essere rappresentate da fattori ambientali o geni modificatori; tuttavia, le caratteristiche biochimiche dei due gruppi erano molto simili, e ciò suggerisce che la mutazione ne sia la causa determinante. Il nostro studio supporta con forza lo screening familiare nell'iperossaluria primitiva una volta diagnosticato un probando, poiché sebbene le persone individuate tramite screening siano spesso asintomatiche, il loro decorso clinico è simile a quello dei pazienti che presentano sintomi”, hanno concluso i ricercatori.

Il beneficio della diagnosi genetica e di una terapia precoci è già stato stabilito per altre malattie a esordio pediatrico, e anche per i pazienti con iperossaluria le nuove possibilità di trattamento possono offrire una prognosi significativamente migliore. Lo screening iniziale può essere condotto misurando l'escrezione urinaria di ossalato, il rapporto fra ossalato e creatinina o effettuando un'ecografia renale; esami da confermare mediante test genetici se si rilevano ossalato in eccesso, calcoli o nefrocalcinosi. Per guidare le fasi della diagnosi, nel 2013 è stato pubblicato un utile algoritmo, ma l'accesso all'assistenza sanitaria e ai test diagnostici, vitale per malattie come l'iperossaluria, purtroppo non è ancora disponibile allo stesso modo in tutto il mondo.

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