Secondo uno studio italiano l’ecografia è il giusto strumento di screening ma la RM potrebbe fornire informazioni più precise

Bologna - Un recente studio condotto presso l’Unità Operativa di Neonatologia dell’Ospedale S.Orsola-Malpighi Generale di Bologna ha indagato il valore diagnostico e prognostico della risonanza magnetica cerebrale (CMRI) rispetto a quella dell'ecografia cerebrale (CUS) nel predire l'esito dello sviluppo neurologico nei neonati con infenzione congenita da citomegalovirus (CMV).


Quaranta neonati con infezione da citomegalovirus congenita, trasmessa cioè dalla madre infetta durante la gestazione, sono stati sottoposti a entrambe le tecniche di imaging entro il primo mese di vita. Per tutti i neonati sono stati monitorati il decorso clinico, la funzione neurologia e quella uditiva. E’ in queste aree, infatti, che una infezione contratta in età fetale può portare danni anche gravi.

Trenta neonati hanno mostrato risonanza, ecografia e test di funzionalità visiva e uditiva normali durante il primo mese di vita. Per sei neonati sia la risonanza che l’ecografia hanno mostrato segni patologici. La risonanza ha però fornito informazioni più complete circa i segni patologici (anomalie della sostanza bianca in tre casi, Lissencefalia / polimicrogiria in uno e una cisti del lobo temporale in un altro), rispetto all’ecografia. L’ecografia si è però dimostrata più sensibile all’individuazione di calcificazioni cerebrali (ha individuato l’anomalia in un caso in più rispetto alla CMRI).
Solo quattro di questi sei bambini hanno mostrato una grave compromissione dello sviluppo neurologico, di questi cinque hanno successivamente perso l’udito.
Altri tre neonati hanno invece mostrato un Cus normale, ma la CMRI ha riscontrato anomalie della sostanza bianca e in un caso anche ipoplasia cerebellare; tutti e tre i neonati hanno in seguito mostrato segni di deterioramento neurologico e sordità.
Infine per un unico neonato entrambi gli esami di imaging sono risultati normali ma le risposte uditive sono risultate anomale, lo sviluppo psicomotorio del bambino si è successivamente rivelato normale.

Secondo i ricercatori, coordinati dalla Dott.sa Mariagrazia Capretti, l’ecografia cerebrale rappresenta uno strumento di screening semplice ed economico per identificare i neonati che presentano un coinvolgimento cerebrale grave. La risonanza magnetica però è in grado di identificare alcune anomalie con maggior precisione. Saranno dunque necessari ulteriori studi, su una popolazione più ampia, per determinare il ruolo prognostico della risonanza magnetica.

Lo studio è pubblicato sulla rivista Brain & Development.

 

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