Identificare presto l’infezione permette di intervenire per salvare l’udito dei bambini

Un recente studio, pubblicato su The Israel Medical Association Journal, ha reso noti i risultati di un progetto pilota di screening neonatale per l’infezione da citomegalovirus congenito (CMV).
L’infezione da citomegalovirus colpisce lo 0,4 % circa dei neonati in Israele, la maggior parte dei quali non presentano alcuna sintomatologia. Di questi però circa il 20% svilupperà negli anni successivi un deficit uditivo dovuto all’infezione, che però potrebbe essere prevenuto grazie a un corretto sistema di screening neonatale.

La diagnosi precoce permette, infatti, che sia avviato tempestivamente un trattamento antivirale adeguato, anche se il miglior metodo per evitare i danni rimane certamente la prevenzione del virus in gravidanza.

Presso lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer è per questo stato avviato un programma pilota di screening neonatale durato 1 anno. La ricerca della presenza del virus è stata effettuata mediante l’analisi della reazione a catena della polimerasi (RT-PCR) dal sangue del cordone ombelicale. La presenza del virus in caso di screening positivo è stata successivamente confermata dall’urinocoltura. Tutti i casi positivi sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti diagnostici in follow up (ecografia cerebrale, emocromo completo, misurazione degli enzimi epatici, esame oculistico ed esame audiometrico), per valutare il tipo di danno provocato dall’infezione.

Durante il progetto (1 giugno 2009-31 maggio 2010) il 74% dei nuovi nati presso il Centro ospedaliero sono stati sottoposti a screening, per un totale di 8105 bambini. Ventitrè neonati (0,28%) sono risultati positivi al test, di cui 22 hanno avuto la conferma diagnostica in seguito all’urinocoltura. Due bambini, non sottoposti al test neonatale, hanno ottenuto una diagnosi di CMV in seguito al sospetto clinico.

Tutti i 24 pazienti sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti e in 3 casi è stato accertato un coinvolgimento neurologico. Questi bambini sono stati sottoposti alla terapia con ganciclovir per via endovenosa per 6 settimane. Secondo i ricercatori in 18 casi il C-CMV non sarebbe stato diagnosticato senza il test di screening.

L’incidenza relativamente bassa di C-CMV rilevata in questo programma di screening potrebbe riflettere la scarsa sensibilità del test effettuato sul sangue cordonale. Lo screening ha però rilevato un numero non trascurabile di pazienti che avrebbero potuto trarre grandi benefici dalla diagnosi precoce.

Ricordiamo che sono attualmente in fase di perfezionamento altre metodiche di screening neonatale basate sull’analisi dei campioni di saliva.

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