In attesa di conferme per le terapie contro la trasmissione madre – feto, la parola d’ordine è stare alla larga dal virus

Se la madre contrae il citomegalovirus (CMV) per la prima volta (infezione primaria) nei primi mesi di gravidanza il rischio che questo si trasmetta al feto dando luogo al ‘citomegalovirus congenito’ e alle sue temibili conseguenze – da gravi problemi di salute fino all’aborto -  è più elevato. Si può fare qualcosa per impedire che questa trasmissione madre – feto avvenga? La ricerca in tal senso non manca e punta soprattutto sull’uso della immunoglobulina (HIG) CMV-specifica.

Qualora fosse provato che è possibile prevenire il contagio con un intervento efficace e sicuro lo screening in gravidanza diventerebbe auspicabile.
Nel frattempo però, in attesa che gli studi in corso arrivino agli esiti auspicati, ci sono comunque delle regole che possono essere seguite per ridurre al minimo il rischio di contrarre l’infezione da CMV in gravidanza e mettere così al riparo dal rischio il proprio bambino.

Molte donne contraggono l'infezione attraverso il contatto con i figli piccoli, per questo attualmente l’American College di Obstetricians and Gynecologists (ACOG) raccomanda che coloro che si trovino a stretto contatto con bambini piccoli (madri o lavoratori diurni) vengano educate per quanto riguarda le pratiche d’igiene al fine di ridurre la trasmissione. Anche il Centers for Disease Control (CDC), che attualmente non raccomanda lo screening di routine per questa patologia, sostiene, invece, l’educazione igienica volta a prevenire la trasmissione del virus: è importante ad esempio lavarsi le mani dopo aver cambiato un pannolino e non si devono condividere utensili o alimenti con i bambini piccoli. Si tratta di regole semplici che, pur non eliminando  del tutto il rischio, possono ridurlo.

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