Laura Obici, Marco Luigetti e Anna Mazzeo

L'opinione di tre esperti: la dr.ssa Laura Obici (Pavia), il dr. Marco Luigetti (Roma) e la prof.ssa Anna Mazzeo (Messina)

Roma – È passato poco più di un anno dal lancio in Italia del farmaco patisiran, la prima terapia basata sulla tecnica dell'RNA interference ad essere approvata a livello mondiale. La molecola, dopo aver ottenuto il via libera sia negli Stati Uniti che in Europa nel 2018, è stata autorizzata dall'AIFA il 10 febbraio 2020 per il trattamento di pazienti adulti affetti da amiloidosi ereditaria da transtiretina (hATTR) con polineuropatia allo stadio 1 o 2. Da allora la gestione di questa malattia rara è cambiata radicalmente, così come le prospettive di vita delle persone affette.

Il numero crescente di pazienti che usufruiscono di questa opportunità terapeutica è la conferma dell'ottimo profilo di efficacia e sicurezza di patisiran”, ha commentato la dr.ssa Laura Obici, del Centro per lo Studio e la Cura delle Amiloidosi Sistemiche presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “In coerenza con i dati a lungo termine dello studio APOLLO, il farmaco si è dimostrato in grado di stabilizzare la malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti con hATTR anche nella nostra esperienza. L'eccellente risposta finora osservata deve orientarci verso un approccio che includa questo trattamento in una fase sempre più precoce della malattia, in modo da prevenire le importanti manifestazioni dell'amiloidosi hATTR, in particolare il danno neurologico”.

Il patisiran, sviluppato dall'azienda biofarmaceutica americana Alnylam e commercializzato con il marchio Onpattro, si somministra per infusione endovenosa una volta ogni tre settimane. Si basa sulla tecnica dell'RNA interference (RNAi), un meccanismo naturale di silenziamento genico che rappresenta, oggi, una delle frontiere più promettenti e in rapido avanzamento nel campo della biologia e dello sviluppo dei farmaci. La sua scoperta, nata da una ricerca scientifica insignita del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 2006, ha consentito di sviluppare una nuova classe di medicinali che, andando a silenziare l'RNA messaggero e impedendo l'espressione di uno specifico gene, riescono a bloccare la sintesi di una determinata proteina. Questo approccio rivoluzionario consente, quindi, di 'spegnere' la produzione di una proteina patologica, anziché affrontarne gli effetti nell’organismo.

La causa dell'amiloidosi hATTR è la mutazione del gene che codifica per la transtiretina (TTR), una proteina sintetizzata principalmente nel fegato. Il difetto genetico alla base della patologia determina la produzione di una TTR anomala che, accumulandosi in forma di fibrille amiloidi insolubili a livello di nervi, cuore e tratto gastrointestinale, provoca un danno progressivo a organi e tessuti. Oltre alla polineuropatia, l'amiloidosi hATTR può portare a un declino della funzionalità cardiaca, con conseguenze potenzialmente fatali, e a significative disabilità.

“La commercializzazione del patisiran in Italia ha segnato una svolta epocale per i pazienti affetti da amiloidosi ereditaria con polineuropatia: questo è stato il primo farmaco disponibile in grado di silenziare il gene della transtiretina (TTR) e quindi abbassare i livelli ematici di questa proteina, riducendo così la fibrillogenesi, momento patogenico cruciale di questa malattia”, ha sottolineato il dr. Marco Luigetti, dell'UOC di Neurologia presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma.

“Il patisiran rappresenta inoltre una terapia approvata anche per i pazienti con un quadro clinico più avanzato di hATTR (stadio 2) e garantisce quindi una possibilità terapeutica per questi malati. I risultati dello studio APOLLO hanno non solo dimostrato un arresto della progressione della malattia nella maggioranza dei casi, ma, in una piccola percentuale, anche un recupero funzionale; tutti confidiamo in risultati analoghi anche per l'APOLLO B, lo studio volto a dimostrare l'efficacia del patisiran anche nella cardiopatia da amiloidosi”, prosegue Luigetti. “In ultimo, lo sviluppo di un valido supporto domiciliare che, dopo le prime tre infusioni in ospedale, permette ai pazienti di proseguire questa terapia nella loro abitazione, rappresenta un'iniziativa di grandissima utilità: i pazienti affetti da hATTR non vanno a competere per i pochi posti di Day Hospital con gli altri pazienti affetti da malattie neurologiche croniche e, in questo momento storico di pandemia, i loro rischi derivanti dagli accessi in ospedale sono ridotti al minimo”.

Un esempio di buona gestione di questa patologia lo troviamo all'AOU Policlinico G. Martino di Messina, dove afferiscono annualmente oltre 1.000 pazienti con patologie neuromuscolari provenienti da tutta la Sicilia e anche dal Sud Italia. Negli ultimi 15 anni, questo Centro ha maturato significative esperienze cliniche e di ricerca nel campo delle amiloidosi ereditarie, come la hATTR. “Per questa patologia è stato elaborato un modello organizzativo volto a migliorare gli aspetti assistenziali dei pazienti e la presa in carico globale grazie anche alla presenza di un team multidisciplinare, costituito da neurologi, cardiologi, medici nucleari, gastroenterologi, fisiatri e psicologi”, ha spiegato la prof.ssa Anna Mazzeo, ricercatrice presso l’UOC di Neurologia e Malattie Neuromuscolari.

“Questo ha consentito di porre diagnosi di hATTR in oltre 200 soggetti (carrier e affetti) evidenziando la presenza di cluster di pazienti a Noto, Avola, Siracusa, Agrigento, Licata e in altri comuni siciliani. Il centro di Messina, negli ultimi anni. ha condotto trial clinici e terapeutici (multicentrici, internazionali), consentendo ai pazienti con hATTR di beneficiare di terapie specifiche e innovative, come quelle di silenziamento genico. In particolare, sono attualmente seguiti a Messina diversi pazienti in terapia con patisiran. In linea con i risultati degli studi di Fase III, alcuni dati preliminari, che sono in corso di pubblicazione, hanno evidenziato un rallentamento della progressione di malattia e, in alcuni casi, un miglioramento neurologico (sia delle funzioni autonomiche che motorie) e di qualità della vita”, prosegue la ricercatrice.

“Dallo studio APOLLO al lancio del farmaco in Italia, i dati del follow-up supportano il mantenimento dell'efficacia e un'elevata tollerabilità anche nel lungo termine. Questo ha certamente migliorato di gran lunga le aspettative dei pazienti con amiloidosi hATTR, grazie anche al fatto che a breve sarà possibile la somministrazione a domicilio del farmaco, elemento non certo trascurabile in tempo di pandemia. Il centro di Messina ha anche partecipato a uno studio multicentrico internazionale che ha consentito l’utilizzo del patisiran in quei pazienti in cui vi è stata progressione di malattia nonostante avessero in passato effettuato il trapianto di fegato”, conclude la prof.ssa Mazzeo. “Il nostro centro, infine, con il supporto iniziale di Telethon, ha creato un registro nazionale di malattia, strumento che consentirà di valutare in maniera sistemica e prospettiva ulteriori aspetti di questa patologia”.

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