Anziani

Il dato emerge da un recente studio inglese: gli esperti raccomandano di eseguire il test genetico a prescindere dall'età 

Londra (REGNO UNITO) – Quasi il 21% dei pazienti con cardiomiopatia amiloide da transtiretina è affetto dalla forma ereditaria della malattia. Lo certifica un recente studio pubblicato sullo European Journal of Heart Failure da un gruppo di ricercatori inglesi in collaborazione con alcuni esperti dell'Università di Trieste.

La cardiomiopatia amiloide da transtiretina è una malattia potenzialmente letale dovuta al progressivo deposito extracellulare di una proteina, chiamata transtiretina (TTR), mal ripiegata o scissa. Questa condizione può essere causata da un’amiloidosi da transtiretina wild-type (ATTRwt), che non è ereditaria e che deriva da un fallimento dei meccanismi omeostatici correlato all'età, oppure da un’amiloidosi ereditaria da transtiretina (hATTR), provocata da mutazioni genetiche destabilizzanti.

Negli ultimi anni, il riconoscimento della cardiomiopatia amiloide da transtiretina è migliorato in modo esponenziale, grazie a importanti progressi nel campo dell'imaging, tra cui l'ecocardiogramma, la scintigrafia con traccianti ossei e la risonanza magnetica cardiaca. Questi strumenti hanno trasformato in modo significativo la diagnosi della malattia, al punto che oggi il 70% dei pazienti viene identificato senza ricorrere alla dimostrazione istologica dell'amiloide. Inoltre, per questa condizione sono stati recentemente sviluppati diversi trattamenti efficaci. In virtù di tutto ciò, la cardiomiopatia amiloide da transtiretina si è trasformata da una malattia rara e incurabile a una condizione trattabile e relativamente comune, che i medici dovrebbero prendere in considerazione quotidianamente.

Nella pratica clinica, tuttavia, il sequenziamento del gene TTR non viene ancora eseguito in modo sistematico, in particolare nei soggetti anziani con cardiomiopatia amiloide da transtiretina, poiché si presume che costoro abbiano la forma wild-type. Come ha dimostrato lo studio inglese, invece, in un caso su cinque questa supposizione rappresenta un errore. I ricercatori hanno valutato retrospettivamente i dati di 2.029 pazienti con cardiomiopatia amiloide da transtiretina, di età superiore ai 70 anni e in cura presso il Centro nazionale per l'amiloidosi del Regno Unito tra gennaio 2010 e agosto 2022. I soggetti erano per la maggior parte uomini (86,5%) e caucasici (80,4%), con un'età media alla diagnosi di 79 anni, e tutti erano stati sottoposti a valutazione clinica, test biochimici, ecocardiogramma e test genetico per il gene TTR.

La forma ereditaria della malattia è stata diagnosticata in 421 pazienti, il 20,7% della popolazione in studio; la variante genetica più comune è risultata essere la V122I, con il 77,7% di portatori; a seguire la T60A (11,2%), la V30M (3,8%) e le altre mutazioni patogene del gene TTR (7,3%). La diffusione delle varianti è in parte correlata alla posizione geografica: ad esempio, la proporzione dei portatori della mutazione V122I, nella quale il fenotipo cardiaco è predominante, è più alta negli Stati Uniti che in Europa.

In seguito all'analisi dei dati relativi a un follow-up medio di 29 mesi, la forma ereditaria della patologia è stata associata a un maggior tasso di mortalità per tutte le cause rispetto alla wild-type (54.5% contro 36.2%), e la sopravvivenza più scarsa è stata osservata proprio in presenza della variante genetica V122I. Inoltre, alcuni fattori sono stati associati in modo indipendente a una diagnosi di amiloidosi ereditaria da transtiretina: un'età più giovane, il sesso femminile, l'etnia afro-caraibica e la presenza di fibrillazione atriale, cardiopatia ischemica, polineuropatia periferica e ipotensione ortostatica.

Infine, la forma ereditaria della malattia è stata diagnosticata in tutti i gruppi di età, nonostante una progressiva diminuzione del numero di pazienti con l'aumentare dell'età: il 28,9% nella fascia compresa tra 70 e 74 anni alla diagnosi, il 24,7% tra 75 e 79 anni, il 16,7% tra 80 e 84 anni, il 12,3% tra 85 e 89 anni e il 2,2% nella fascia sopra i 90 anni. Il contrario di ciò che avviene nella forma wild-type, la cui percentuale relativa di pazienti cresce con l'aumentare dell'età.

Come sottolineano gli autori dello studio, la diagnosi di amiloidosi ereditaria da transtiretina ha importanti implicazioni, per almeno due motivi: innanzitutto la patologia ha un fenotipo clinico diverso rispetto alla forma wild-type e, in presenza di polineuropatia amiloide, è possibile procedere con la somministrazione di specifici farmaci in grado di modificarne il decorso; in secondo luogo, una volta identificata la malattia si possono eseguire screening genetici a cascata nei familiari dei pazienti, per individuare altre persone eventualmente affette. Perciò – raccomandano gli esperti – il sequenziamento del gene TTR dovrebbe essere eseguito di routine in tutti i pazienti adulti con cardiomiopatia amiloide da transtiretina indipendentemente dall'età, per ottenere una diagnosi eziologica e per distinguere l’amiloidosi ereditaria da quella wild-type.

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