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La CE ha approvato il trattamento di prima linea con triossido d'arsenico, anche per pazienti con tumore a rischio medio o basso

Europa -  Lo scorso mese di novembre, la Commissione Europea (CE) ha ufficialmente autorizzato l'impiego di triossido d'arsenico (ATO) come terapia di prima linea per i pazienti affetti da leucemia promielocitica acuta (APL). La decisione rappresenta un importante passo avanti per il trattamento di questo aggressivo tumore del sangue, poiché in Europa, per la prima volta, una forma di leucemia acuta potrà essere efficacemente affrontata senza la necessità di dover sottoporre i pazienti a regimi chemioterapici. La notizia è stata resa nota da Teva Pharmaceutical Industries, società che produce e commercializza il farmaco con il marchio Trisenox®.

Normalmente, le cellule staminali ematopoietiche presenti nel midollo osseo sono responsabili della produzione dei globuli rossi (eritrociti), che trasportano l'ossigeno, dei globuli bianchi (leucociti), che proteggono il corpo dalle infezioni, e delle piastrine (trombociti), necessarie per la coagulazione del sangue. Nei pazienti affetti da APL si verifica una proliferazione incontrollata di globuli bianchi immaturi (promielociti) caratterizzati da una traslocazione cromosomica che conduce alla fusione di due geni, RARA e PML, anomalia che compromette il regolare sviluppo di tali cellule. L'eccessiva crescita e l'accumulo di promielociti all'interno del midollo osseo provoca una carenza di eritrociti, leucociti e trombociti, dando origine ai principali sintomi della malattia. Ad esempio, a causa della mancanza di globuli rossi si verifica anemia, pallore e debolezza, mentre il deficit di globuli bianchi maturi è alla base di una maggiore suscettibilità alle infezioni. Tuttavia, le più gravi conseguenze della leucemia promielocitica acuta sono dovute alla riduzione delle piastrine, che espone i pazienti al rischio di morte prematura per gravi emorragie polmonari o intracraniche.

Nella maggioranza dei casi, l'APL può essere curata con successo tramite 'acido all-trans retinoico' (ATRA) e chemioterapia (CHT), una combinazione che, in virtù della sua comprovata efficacia, ha rappresentato per lungo tempo il trattamento d'elezione per questa forma di leucemia. Tuttavia, tale approccio è necessariamente associato a gravosi eventi avversi, che sono di fatto correlati alla CHT e che hanno un profondo impatto negativo sulla salute e sulla qualità di vita dei pazienti.

Il 5 marzo 2002, la Commissione Europea ha approvato l'impiego di Trisenox (triossido d'arsenico, ATO), sempre in combinazione con ATRA, per il trattamento dei pazienti affetti da APL recidivante o refrattaria, caratterizzata dalla presenza della traslocazione cromosomica t(15;17) e/o del gene di fusione PML/RARA. Oggi, in base a quanto stabilito dalla stessa CE, l'uso di Trisenox è indicato anche per i pazienti con nuova diagnosi di APL e con malattia a rischio medio o basso, decisione che, di fatto, rende il triossido d'arsenico il nuovo trattamento di prima linea per le persone colpite da leucemia promielocitica acuta.

La nuova approvazione europea si fonda sui risultati di un recente studio clinico di Fase III che è stato interamente condotto da istituti accademici italiani e tedeschi. La sperimentazione, denominata APL0406, ha visto coinvolti 276 pazienti con nuova diagnosi geneticamente confermata di APL a rischio medio o basso. I partecipanti, di età compresa tra 18 e 71 anni, sono stati randomizzati per essere sottoposti a terapia con ATRA-ATO o con ATRA-CHT. Dei 263 pazienti che è stato possibile valutare, ad aver raggiunto una remissione completa (CR) della malattia sono stati 127 soggetti del gruppo di trattamento ATRA-ATO (100%) e 132 soggetti del gruppo ATRA-CHT (97%). Dopo un periodo medio di follow-up di 40,6 mesi, la terapia con ATRA-ATO si è dimostrata superiore, in confronto a quella con ATRA-CHT, anche in termini di sopravvivenza dei pazienti e di incidenza di recidive.

“La nuova approvazione di Trisenox da parte della Commissione Europea è una buona notizia per tutte le persone affette da APL, che potranno avere accesso a una cura che non prevede l'utilizzo di chemioterapia”, ha dichiarato il prof. Francesco Lo-Coco, Responsabile del Laboratorio di Diagnosi Integrata delle Malattie Oncoematologiche, Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Università di Roma 'Tor Vergata'. Il prof. Lo-Coco è uno dei principali autori dello studio APL0406, che è stato pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology, la rivista ufficiale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO). “D'ora in poi - prosegue Lo-Coco - i pazienti colpiti da APL non ad alto rischio potranno disporre, fin dal momento della diagnosi, di un regime non chemioterapico a base di Trisenox e acido retinoico”.



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