Nuovi dati clinici sembrano rivelare che il carico mutazionale di un tumore possa essere valutato per predire la risposta dei pazienti a specifici farmaci

Basilea (SVIZZERA) – In occasione del Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO), tenutosi a Madrid (Spagna) dall'8 al 12 settembre scorsi, sono stati presentati i risultati di alcuni studi che dimostrano come, con le analisi di Profilazione Genomica Completa (CGP) di Foundation Medicine, sia possibile non solo indirizzare al meglio le sperimentazioni cliniche sui tumori, ma anche individuare i migliori trattamenti oncologici per i pazienti, sia che si tratti di 'farmaci mirati' (target therapy) o di immunoterapie.

I dati illustrati all’ESMO 2017 evidenziano, per la prima volta, che attraverso un test su sangue (biopsia liquida) è possibile misurare il carico mutazionale di un tumore (Tumor Mutation Burden, TMB) con un elevato grado di precisione e accuratezza. Nello specifico, la Profilazione Genomica Completa (CGP) basata su questo test sembra in grado di poter individuare, dal sangue, la quantità di mutazioni presenti in un tumore (bTMB, blood Tumor Mutation Burden), e rappresenterebbe un potenziale approccio per predire la risposta del paziente a determinate immunoterapie oncologiche.  

Si è scoperto, infatti, che il TMB è un indicatore della probabilità di ottenere un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) da parte delle immunoterapie utilizzate da sole (in monoterapia) in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Fino ad oggi, era possibile misurare il TMB soltanto ricorrendo a una biopsia del tumore. L’impiego di questo nuovo test su sangue apre alla possibilità di effettuare l’esame del TMB in un maggior numero di pazienti, inclusi quelli che non possono essere sottoposti a una procedura invasiva come la biopsia del tumore, oppure nei casi in cui il tessuto tumorale non sia disponibile o non sia sufficiente per una valutazione.

Lo studio sul biomarcatore bTMB è stato condotto utilizzando 794 campioni di plasma prelevati durante due studi clinici sull’immunoterapico atezolizumab di Roche: lo studio POPLAR e lo studio OAK, condotti su pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). POPLAR è uno studio di Fase II, multicentrico, internazionale, randomizzato, in aperto, controllato, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di atezolizumab rispetto a docetaxel in pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico che sono andati incontro a progressione durante o dopo un regime a base di platino, a prescindere dall’espressione di PD-L1. OAK è uno studio di Fase III, globale, multicentrico, randomizzato, in aperto, controllato, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab rispetto a docetaxel.

I campioni di plasma prelevati negli studi OAK e POPLAR sono stati analizzati misurando il TMB dal sangue, per correlare il livello di bTMB con l’attività clinica di atezolizumab. La popolazione in cui è stato possibile valutare il biomarcatore (Biomarker Evaluable Population, BEP) ha incluso 211 pazienti dello studio POPLAR (popolazione ITT = 287) e 583 pazienti dello studio OAK (esclusi i pazienti con note mutazioni di EGFR/ALK; ITT = 850), dei quali si disponeva di campioni di sangue per il sequenziamento genomico mirato. I risultati delle analisi rivelano che i pazienti con NSCLC e con un elevato livello di bTMB mostravano una maggiore sopravvivenza libera da progressione (PFS) quando trattati con atezolizumab.

Questi risultati sono stati ottenuti grazie all’impegno di Roche nella personalizzazione dell’immunoterapia oncologica, con l’obiettivo di mettere a disposizione opzioni terapeutiche personalizzate in base alla specifica biologia immunitaria associata al tumore di un paziente. Roche sta sviluppando 20 farmaci immunoterapici e più di 50 combinazioni con altre terapie per il trattamento di 9 diversi tipi di tumore, e sta valutando molteplici approcci basati sui biomarcatori, tra cui: l’analisi immunoistochimica di PD-L1, l’espressione genica nel tumore, il sequenziamento dell’RNA e il carico mutazionale del tumore (TMB).

Attualmente, sono in corso altri due studi prospettici che coinvolgono pazienti trattati in prima linea per il carcinoma polmonare non a piccole cellule, studi disegnati per esaminare e convalidare il test bTMB in ambito clinico, e per valutare l’efficacia e la sicurezza di atezolizumab e/o alectinib in pazienti con NSCLC.

“Portare avanti lo studio e lo sviluppo di biomarcatori di nuova generazione è un elemento importante della nostra strategia sull’immunoterapia oncologica”, ha affermato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. “I biomarcatori non solo miglioreranno le nostre conoscenze sulla biologia immunitaria, ma consentiranno di mettere a disposizione le nostre terapie e combinazioni terapeutiche ai pazienti che ne potranno trarre maggior beneficio. Questo test per la misurazione del carico mutazionale del tumore attraverso il sangue è un esempio di come, insieme ai nostri partner, stiamo indirizzando il progresso scientifico verso la personalizzazione della terapia oncologica”.

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