Alla Camera una proposta per estendere alle persone con patologie neurodegenerative l'accertamento rapido in 15 giorni. Oggi la corsia veloce è riservata ai soli pazienti oncologici
Quindici giorni invece di centoventi. È la differenza che passa, oggi, tra un paziente oncologico e una persona con una malattia neurodegenerativa che chiedono il riconoscimento dell'invalidità civile o della condizione di disabilità. Una disparità che la proposta di legge n. 2922, presentata alla Camera il 7 maggio 2026 dal deputato Nazario Pagano, intende superare.
L’ACCERTAMENTO SEMPLIFICATO PER I PAZIENTI ONCOLOGICI
Il testo interviene sull'articolo 6 del decreto-legge 10 gennaio 2006 n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 9 marzo 2006 n. 80. Questa norma, pensata per semplificare le procedure amministrative a carico delle persone con disabilità, prevede che per, chi ha una malattia oncologica, che l'accertamento dell'invalidità civile o della disabilità venga svolto dalle Commissioni mediche entro quindici giorni dalla domanda. Il risultato è subito valido per accedere ai benefici che ne derivano, salvo che la Commissione decida di sospenderne gli effetti in attesa di ulteriori verifiche.
Parliamo quindi di un tempo molto più breve rispetto ai centoventi giorni ordinariamente previsti per il rilascio del verbale da parte dell'INPS.
LA PROPOSTA DI ALLARGAMENTO ALLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE
La modifica proposta è minima nella forma ma significativa nella sostanza: dopo le parole “patologie oncologiche” verrebbero inserite le parole “o con malattie neurodegenerative”. Poche lettere in più, che però aprirebbero la corsia veloce a un numero molto ampio di persone.
LE PATOLOGIE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
Il gruppo delle malattie neurodegenerative, infatti, comprende diverse patologie neurologiche che colpiscono il sistema nervoso centrale, danneggiando in modo progressivo i neuroni. I sintomi, si legge nella relazione introduttiva, cambiano a seconda della malattia e dello stadio in cui si trova: stanchezza e debolezza, movimenti involontari, problemi di memoria e di vista, disturbi cognitivi e del comportamento, difficoltà di linguaggio, di equilibrio e nel camminare, fino alla perdita delle capacità motorie.
Tra le forme più note ci sono le demenze (prima fra tutte la malattia di Alzheimer), la malattia di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, l'atrofia muscolare spinale e la sclerosi multipla.
Al momento, sottolinea Pagano nella relazione introduttiva, non esistono terapie capaci di guarire queste malattie. La ricerca si concentra sulla prevenzione e da trent'anni cerca un farmaco in grado di modificare il decorso della malattia, finora purtroppo senza successo. Le cure disponibili puntano a controllare i sintomi e a rallentare la progressione, affiancando ai farmaci la riabilitazione motoria, il supporto cognitivo e l'assistenza psicologica. Un percorso che va costruito su misura per ogni persona e che deve sostenere non solo il paziente, ma anche i familiari e chi se ne prende cura.
COSA POTREBBE CAMBIARE, NELLA PRATICA
È qui che sta il senso della proposta. Per chi convive con una malattia neurodegenerativa, ottenere in fretta il verbale di invalidità significa accedere prima ai benefici assistenziali, agli ausili e ai sostegni previsti dalla legge, e permette allo stesso tempo ai familiari di organizzare l'assistenza. Si tratta di aiuti che oggi restano legati a un verbale che può arrivare anche dopo quattro mesi: un'attesa che, per le malattie a rapida progressione, può fare la differenza.
La proposta prevede infine una clausola di invarianza finanziaria: dalla sua attuazione, cioè, non devono derivare costi nuovi o maggiori per lo Stato. Il testo inizia ora il suo percorso parlamentare alla Camera.










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