Valutazione della fragilità, telemedicina, monitoraggio remoto e integrazione tra ospedale e territorio tra i temi al centro dell’evento
Grazie ai progressi terapeutici degli ultimi decenni, molte patologie gravi – anche rare – si sono trasformate in condizioni croniche con cui convivere per anni, spesso fino all'età anziana. Questo cambiamento pone nuove sfide ai sistemi sanitari: non più solo curare le fasi acute, ma accompagnare nel tempo pazienti complessi, con più patologie concomitanti, più farmaci, più professionisti coinvolti. Di questo, tra le altre cose, si è occupato il 40° Congresso Nazionale SIGOT, che ha riunito a Roma oltre 500 tra geriatri, cardiologi, internisti e professionisti sanitari.
RICONOSCERE LA FRAGILITÀ PRIMA CHE DIVENTI EMERGENZA
Uno dei contributi scientifici presentati al congresso è lo studio GRACE, condotto su 893 pazienti over 65 ricoverati nell'Unità di Geriatria per acuti dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma. L'obiettivo era verificare se strumenti di valutazione multidimensionale e di screening rapido fossero in grado di prevedere gli esiti più critici del ricovero. I risultati parlano chiaro: nei pazienti identificati come più fragili, la mortalità intraospedaliera raggiunge il 18,9% contro lo 0,8% dei pazienti a basso rischio, e oltre il 50% viene dimesso non a domicilio. La degenza media sale da 11,4 a 17,3 giorni.
Il Prof. Lorenzo Palleschi, Presidente uscente SIGOT, ha sottolineato che la fragilità non si coglie guardando solo alla diagnosi che ha portato il paziente in ospedale: occorre considerare insieme stato funzionale, comorbidità, nutrizione, capacità cognitive e condizioni sociali. Riconoscerla precocemente consente di orientare meglio le decisioni cliniche, programmare dimissioni protette e costruire continuità assistenziale.
CURARE VICINO A CASA, CON GLI STRUMENTI GIUSTI
Il congresso ha portato all'attenzione anche esperienze territoriali concrete. In Ogliastra, ASL caratterizzata da una popolazione longeva e dispersa in comuni piccoli e distanti dai servizi, il 19% degli ultra65enni è già preso in carico a domicilio, un dato superiore all'obiettivo del 10% previsto dal PNRR. Tra i progetti più avanzati c'è il telemonitoraggio della BPCO: attraverso un'app basata su intelligenza artificiale e un pulsossimetro bluetooth, i pazienti vengono seguiti direttamente dal domicilio e messi rapidamente in contatto con il medico in caso di criticità. Un modello che mostra come telemedicina, assistenza domiciliare e Centrali Operative Territoriali possano lavorare insieme per intercettare il peggioramento prima che diventi emergenza.
Sul fronte della continuità, il messaggio emerso è netto: senza dati condivisi tra ospedale, territorio, medici di medicina generale e specialisti, ogni passaggio di cura rischia di ricominciare da zero. Il Fascicolo Sanitario Elettronico può essere uno strumento essenziale, ma solo se realmente alimentato e integrato nei percorsi clinici.
LA NUOVA PRESIDENZA SIGOT: UNA GERIATRIA CHE PUNTA ALLA LONGEVITÀ ATTIVA
A conclusione del congresso, Luca Cipriani, Direttore UOC Geriatria ASL Roma 1, è stato eletto nuovo Presidente SIGOT. La sua agenda guarda oltre la gestione della malattia conclamata: prevenzione della fragilità, presa in carico proattiva, sostegno ai caregiver, politiche di invecchiamento attivo. Vivere più a lungo, ha sottolineato Cipriani, deve significare farlo con autonomia, salute e inclusione sociale.










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