In un articolo pubblicato su Annals of Hematology sono stati esposti i recenti sviluppi nella comprensione del meccanismo d'azione della lenalidomide, un farmaco immunomodulante che si è dimostrato essere alla base di esiti favorevoli nei pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (SMD) associate a del(5q), ossia a delezione (cancellazione) del braccio lungo del cromosoma 5. Inoltre, gli autori hanno anche spiegato come una migliore conoscenza della patogenesi di questa malattia potrà facilitare i medici nel predire e valutare la risposta dei pazienti alla terapia e nell'identificare i malati a rischio di ricaduta.

Il termine sindromi mielodisplastiche (SMD) identifica un gruppo di malattie del sangue caratterizzate da un difetto nel midollo osseo che è all'origine di un'insufficiente produzione di determinate cellule ematiche come globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Le sindromi mielodisplastiche associate a del(5q) comportano, generalmente, esiti più favorevoli nei confronti di altri sottotipi della patologia. Tuttavia, la prognosi dei pazienti con SMD associate a del(5q) rimane assai variabile a seconda della presenza di fattori aggravanti come, ad esempio, la presenza di ulteriori anomalie cromosomiche oltre a del(5q) o la dipendenza da trasfusioni sanguigne.

Negli ultimi anni, la lenalidomide ha dimostrato una notevole efficacia nei pazienti con SMD associate a del(5q). Gli autori dell'articolo spiegano che i progressi raggiunti nella comprensione della patogenesi di questa malattia sembrano suggerire che il farmaco, avendo come target i geni aploinsufficienti e le loro vie di segnalazione, determini un potente effetto citotossico sui cloni del(5q) anormali, effetto testimoniato dall'elevata probabilità di remissione citogenetica nei pazienti trattati con lenalidomide. In questo modo, il farmaco riesce ad indurre risposte ematologiche durature e ad avere un impatto positivo sul risultato clinico riducendo il rischio che le SMD associate a del(5q) progrediscano in leucemia mieloide acuta (LMA) e migliorando il tasso di sopravvivenza dei malati.

Le SMD associate a del(5q) sono, di fatto, patologie altamente eterogenee e sono stati identificati diversi fattori di rischio che consentono di predire la progressione della malattia. Per questo motivo, gli autori dell'articolo specificano che i pazienti trattati con lenalidomide dovrebbero essere continuamente monitorati prestando particolare attenzione alla possibile evoluzione clonale, in modo che sia possibile valutare ed effettuare adeguati cambiamenti nella strategia terapeutica.

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