L'endometriosi è una malattia cronica e complessa a carico dell'apparato riproduttore femminile e caratterizzata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell'utero (endometrio) in altri organi quali ovaie, tube, vagina, peritoneo ed intestino. La terapia medica dell’endometriosi interviene cercando di migliorare la sintomatologia dolorosa, attraverso l'inibizione della crescita delle lesioni endometriosiche. Trattandosi l'endometriosi di una patologia ormono-dipendente, la terapia si basa su farmaci ad azione ormonale mirati a riequilibrare le alterazioni endocrinologiche che caratterizzano le pazienti affette. Tali terapie, assunte in regime continuo, sono principalmente rivolte a causare nella pazienti una condizione di amenorrea e la soppressione dell’attività ovulatoria.

Grazie alle numerose informazioni raccolte nei database è oggi possibile realizzare un quadro generale su diversi aspetti di molte patologie. Con il supporto del celebre Cochrane database è stata recentemente realizzata una review che identifica gli interventi terapeutici utilizzati per trattare il dolore nelle donne affette da endometriosi. Gli aspetti osservati e valutati sono stati nello specifico: il sollievo, il miglioramento clinico o la risoluzione del dolore e l'insorgenza di recidiva del dolore stesso.

Dall'indagine condotta sono emersi importanti risultati per quanto concerne la gestione del dolore. Ne riportiamo alcuni di seguito (con a fianco il numero di recensioni coinvolte nella revisione).

Il sollievo dal dolore (14 recensioni)

La terapia farmacologica prevede l'uso di analoghi dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), capace di regolare la sintesi e la secrezione delle gonadotropine agendo a livello ipofisario ed inibendo pertanto gli stimoli di attivazione ovarica. I dati ottenuti dalle varie recensioni mostrerebbero il beneficio complessivo derivante da questo trattamento rispetto a quello con placebo e/o a nessun trattamento.

Soppressione dell'ovulazione (5 recensioni)

Nella terapia dell'endometriosi, oltre ai GnRH, sono utilizzati i progestinici come levonorgestrel, un potente antiestrogenico che va ad agire a livello dell’endometrio. I risultati di 5 revisioni sistematiche hanno evidenziato che il sistema terapeutico intrauterino a rilascio di levonorgestrel (LNG- IUD), che riversa nella cavità uterina il principio attivo in maniera costante alla dose di 20 mcg/die, è più efficace rispetto alla gestione d'attesa.

In terapia viene utilizzato anche il danazolo, un agente androgenico orale che interferisce con i recettori del progesterone presenti a livello endometriale o sulle cellule endometriosiche, con un conseguente incremento dei livelli sierici di androgeni e una modulazione dei recettori per gli estrogeni.

Dallo studio di revisione non sono emersi dati (di buona qualità) a sostegno dell'ipotesi che l'azione del danazolo sia più efficace rispetto a quella placebo. Inoltre non è stata evidenziata una coerente differenza di efficacia tra i contraccettivi orali e l'analogo del GnRhH goserelin, tra la combinazione estrogeno-progestinico e placebo, tra progestinici e placebo.

Anti-infiammatori non-steroidei (FANS)

Una revisione circa i FANS ha evidenziato l'esistenza di prove scientifiche inconcludenti circa l'azione svolta da tali anti-infiammatori, nel produrre sollievo dai sintomi, rispetto al placebo.

Interventi chirurgici (2 recensioni)

Sono state analizzate 2 recensioni su interventi chirurgici; una ha riportato evidenze (di moderata qualità) circa la riduzione di dolore raggiunta dopo un intervento chirurgico per via laparoscopica, rispetto alla laparoscopia usata a fini esclusivamente diagnostici. L'altro ha riportato evidenze (ma di qualità molto bassa) circa i tassi di ricorrenza di endometrioma (deposito di endometrio nelle ovaie), che risulterebbero più bassi dopo la chirurgia escissionale piuttosto che dopo l'intervento chirurgico ablativo.

Farmaci anti-TNF-afa (1 recensione)

Secondo lo studio non ci sarebbero prove di una differenza di efficacia tra i farmaci anti-TNF-alfa e placebo. Tuttavia le prove ottenute sono da considerare di bassa qualità.

Per ulteriori informazioni si consiglia di consultare lo studio in versione integrale.

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