Grazie alla Bill e Melinda Gates Foundation a breve anche chi vive nelle zone tropicali e più povere del mondo potrebbe avere a disposizione un farmaco per la leshmaniosi,  una malattia parassitaria che può colpire la cute oppure a livello viscerale e che causa ogni anno secondo l’Oms 60.000 morti, pur essendo rara nei paesi occidentali. I sintomi più comuni sono febbre, anemia e splenomegalia, cioè ingrossamento di alcuni organi, oltre che segni cutanei che possono rimanere indelebili.

Grazie ai finanziamenti messi in campo dalla Fondazione, più di 9 milioni di dollari in meno di 2 anni, i ricercatori del Global Neglected Diseases Initiative (NGDI), un progetto interno alla University of British Columbia (UBC) si stanno infatti avvicinando alla soluzione del problema che fino ad ora ha reso difficili applicare le cure esistenti ai paesi tropicali. Per la forma viscerale si usa infatti un farmaco antifungino noto fin dagli anni ’50 chiamato anfotericina B (AMB), ma questo fino ad ora era disponibile solo in una formulazione da iniettare per via endovenosa e che deve costantemente essere conservata a basse temperature. Una condizione che spesso rendo troppo costoso e difficile portare e conservare nei paesi poveri tropicali il farmaco.ù
Ora il problema potrebbe essere superato grazie ad una formulazione orare dello stesso farmaco che sta dimostrando di essere stabile ed efficace anche ad alte temperature. Questa nuova formulazione di anfotericina B (AMB) è stata per ora testata sugli animali e i risultati, molto soddisfacenti, sono stati pubblicati il 7 dicembre scorso sulla rivista online PLoS Neglected Tropical Diseases.
Si tratta per l’esattezza di una formulazione a base lipidica che è stata sviluppata alla facoltà di scienze farmaceutiche della UBC ed è stata poi concessa in licenza alla Therapeutics ico di Vancouver nel 2000 ma con un vincolo ben preciso, che l’azienda si impegni cioè a fornire il farmaco a costi agevolati ai paesi in via di sviluppo per il trattamento della forma viscerale.
"Lo sviluppo di questa formulazione termicamente stabile ed efficace per via orale ci porta un passo più vicini ad aiutare le persone nelle zone più remote dell'India, Bangladesh, Nepal e Sudan, dove VL è un problema serio” ha detto Ellen Wasan, autore principale dello studio.  

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