Il farmaco sperimentale è progettato per dirigersi contro le forme aberranti della proteina SOD1
La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è un terreno di studio insidioso, su cui è difficile fare progressi. Ciò accade principalmente perché il meccanismo patogenetico mediante cui si sviluppa la malattia non è stato ancora del tutto chiarito: si sa che la maggior parte dei casi di SLA insorge sporadicamente, mentre solo in una piccola parte dei pazienti esiste una base ereditaria. Partendo da queste seppur poche certezze, un filone di ricerca sulla patologia si è concentrato sul ruolo del gene superossido dismutasi 1 (SOD1), le cui mutazioni sono collegate alla SLA in circa il 3% dei pazienti, per i quali è stata recentemente approvata una terapia specifica. Codificata dall’omonimo gene, la proteina SOD1 è al centro di una nuova sperimentazione di Fase II che ha ottenuto incoraggianti risultati.
La notizia proviene dall’azienda ALS Pharma AG, fondata e finanziata dalla casa farmaceutica Neurimmune insieme a TVM Capital Life Science. In un comunicato stampa di alcuni giorni fa, i vertici dell’azienda svizzera hanno annunciato gli esiti positivi di uno studio clinico di Fase II nel quale sono state valutate la sicurezza e la tollerabilità di AP-101, un anticorpo umano sperimentale diretto contro le forme aberranti della proteina SOD1.
Le mutazioni che interessano il gene SOD1 producono, infatti, delle forme anomale della proteina che, presentando un mal ripiegamento, ossia un’anomalia nella struttura tridimensionale, non riescono a svolgere la propria funzione. Il nuovo anticorpo è progettato per impedire la diffusione della proteina SOD1 nel liquido cerebrospinale e nel midollo spinale dei pazienti affetti da SLA, e ha già ricevuto la designazione di farmaco orfano sia dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense che dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).
Al termine di una serie di test preliminari di laboratorio, la molecola AP-101 ha iniziato il programma di sperimentazione nell’uomo e il trial clinico di Fase II che si è appena concluso è stato progettato per valutarne la sicurezza, la tollerabilità, la farmacodinamica e la farmacocinetica in pazienti affetti da SLA. Condotto in diversi ospedali tra Stati Uniti, Canada, Corea del Sud, Belgio, Germania e Svezia, lo studio ha arruolato 73 partecipanti, 52 dei quali affetti da SLA ad insorgenza sporadica e gli altri 21 con malattia correlata a mutazione del gene SOD1. Il farmaco AP-101 è stato aggiunto allo standard di cura per la patologia e i pazienti sono stati seguiti per un periodo totale di 51 settimane.
“Questo è il primo trial di Fase II volto a valutare una terapia mirata alla proteina SOD1 sia nei pazienti con SLA e mutazione nel gene SOD1 che in quelli affetti da malattia in forma sporadica”, dichiara il prof. Peter Andersen, neurologo presso l’Università di Umea (Svezia) e principale investigatore della sperimentazione. “Lo studio ci ha permesso di accertare rigorosamente la sicurezza di AP-101, oltre alla sua farmacocinetica e ai primi segnali di attività biologica. Il completamento della sperimentazione segna un passo importante nella valutazione del potenziale impiego di AP-101 in un’ampia gamma di pazienti affetti da SLA, e i risultati ottenuti supportano l’ipotesi che la proteina SOD1 mal ripiegata svolga un ruolo più generale in questa patologia”.
Dal punto di vista dell’efficacia, nello studio di Fase II, dopo 12 mesi di trattamento con AP-101 sono stati osservati cambiamenti clinicamente significativi nei parametri relativi alla sopravvivenza dei pazienti e alla ventilazione non invasiva (NIV), nonché una stabilizzazione dello stadio clinico della SLA e dei principali biomarcatori di malattia (neurofilamenti).
La società AL-S Pharma ha annunciato che i dati della sperimentazione saranno condivisi con le autorità regolatorie statunitensi ed europee per la prosecuzione del percorso di validazione di AP-101 come potenziale farmaco per il trattamento della SLA. “Siamo grati ai partecipanti, alle loro famiglie e alla rete internazionale di esperti che hanno reso possibile questo studio clinico, e non vediamo l’ora di condividerne i risultati nei prossimi convegni internazionali sulla SLA”, ha dichiarato Michael Salzmann, CEO dell’azienda.









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