“Allo stato attuale, in base alle informazioni che sono state date, non si sa quale forma di malattia abbia colpito i due donatori ma credo che in ogni caso i sistemi di controllo che ci sono oggi sul sangue, se pur non arrivano a garantire un ‘rischio zero’, sono comunque tali da renderlo solo puramente teorico”. Così il prof. Alessandro Zanetti, direttore dell’Istituto di Virologia dell’Università di Milano, interpellato da Osservatorio Malattie Rare, commenta la notizia del ritiro di alcuni prodotti emoderivati deciso giorni fa dall’Aifa.

“Sulla malattia di Kreutzefeldt Jakob – spiega – sono state prese delle precise misure di precauzione per quello che riguarda i donatori. Non possono donare, ad esempio, coloro che in un preciso lasso di tempo, durante gli anni ’80, hanno vissuto in Gran Bretagna o che in quel periodo hanno ricevuto infusioni di sangue inglese. C’è poi una seconda misura precauzionale, anche se non è obbligatoria, ed è quella di filtrare i globuli rossi del sangue per eliminare, insieme ai globuli bianchi, anche il prione. E’ una misura introdotta da noi e in altri 9 paesi. Infine esistono tutta una serie di altre procedure che vengono usate per abbassare ulteriormente ogni rischio di passaggio di virus e prioni attraverso gli emoderivati. Dunque se non si può dire che  il rischio è inesistente va comunque specificato che è davvero un rischio più teorico che reale. Su queste cose – conclude – è giusto informare ma non credo sia il caso di fare allarmismo. Proprio il fatto che all’emergere del minimo rischio l’Aifa abbia deciso di ritirare i lotti, quando ancora non è chiaro cosa avessero i due donatori, dimostra che in Italia c’è tutto in sistema di sorveglianza molto attento e che funziona”.     

 

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