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Il prof. Antonio Spanevello: “La sinergia tra terapia farmacologica e riabilitativa offre i maggiori vantaggi in termini clinici e di qualità di vita dei pazienti”

Il deficit di alfa-1-antitripsina (DAAT) è una condizione genetica che predispone al rischio di malattie polmonari e/o epatiche e ciò è sufficiente a fare di essa un tema caldo di discussione. Per questo motivo, il 16 marzo scorso, Osservatorio Malattie Rare, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Pazienti Alfa1-At OdV e con il contributo non condizionante di Grifols, ha organizzato il secondo incontro online dal titolo “DAAT’S PLACE”, interamente dedicato all’importanza della terapia farmacologica e della terapia riabilitativa nei pazienti con DAAT.

A novembre dello scorso anno, il primo evento “DAAT’S PLACE” - nato con l’idea di creare uno spazio virtuale di confronto tra i medici e i pazienti e le loro famiglie - aveva riscosso un notevole successo, generando un elevato volume di quesiti, soprattutto di ordine pratico, a cui i medici hanno esaurientemente risposto. Allora, il tema dominante era stato quello dei fattori di rischio legati al deficit di alfa-1-antitripsina, in particolar modo la cattiva abitudine del fumo. Diversamente, l’argomento di discussione del secondo appuntamento è stato l’importanza della diagnosi precoce e della riabilitazione nel percorso di cura dei pazienti con DAAT. 

Il prof. Antonio Spanevello, dell’Università degli Studi Insubria di Varese, ha ribadito l’importanza di una diagnosi precoce, a cui possono seguire trattamenti con broncodilatatori per via inalatoria, oppure a base di corticosteroidi o, in caso di necessità, basati sul ricorso all’ossigenoterapia. Spanevello ha ricordato il ruolo della terapia sostitutiva, l’unica forma di trattamento che rallenta la progressione di malattia verso l’enfisema polmonare, portando l’esperienza dell’U.O. di Pneumologia Riabilitativa degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri, IRCCS Tradate, dove svolge la sua attività di concerto con il dott. Giuseppe Lo Bello, che è stato ospite della seconda parte del webinar per parlare dell’importanza di una corretta terapia riabilitativa. 

Secondo le statistiche, sarebbero circa 120mila le persone che in Europa soffrono di un deficit grave di alfa-1-antritripsina e, poiché in molti casi la diagnosi tarda ad arrivare (dai risultati di uno studio emerge che essa viene posta in media 7 anni dopo la comparsa dei sintomi), è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia, creando la cultura del ‘sospetto’ di fronte a sintomi che richiamino al DAAT. Nel caso di conferma diagnostica, poi, occorre fare in modo che i pazienti adottino uno stile di vita sano per evitare la progressione di malattia e che vengano adeguatamente presi in carico e sostenuti nel loro percorso terapeutico.

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