Tribunale

Dal Tribunale di Firenze la sentenza: quando vi è stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e sanitarie, anche le prime devono essere a carico del SSN

Importantissima sentenza del Tribunale di Firenze relativamente alle rette di ricovero nelle RSA e nelle strutture convenzionate a carico dei parenti dei malati di Alzheimer. Un principio che potrà, ovviamente, essere applicato anche per le persone affette da demenza senile di grado elevato. Una battaglia, quella per il riconoscimento del diritto ad un’assistenza qualificata gratuita, che l’associazione per la tutela dei consumatori Konsumer porta avanti da anni nelle aule dei tribunali di tutta Italia.

In questo caso, la disputa era tra la nipote di una persona affetta da Alzheimer, che si era vista recapitare un decreto ingiuntivo ottenuto dall’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Firenze Montedomini, che gestisce la struttura RSA San Silvestro, presso la quale era ricoverata la nonna. Con questa azione legale, si richiedeva il pagamento di diverse rette di ricovero, per un totale di 18.803,70 euro, oltre interessi e spese. Ciò anche sulla base del contratto di ricovero, sottoscrivendo il quale la nipote si era impegnata a corrispondere gli importi mensili dovuti dalla nonna.

Il Tribunale di Firenze, con una sentenza del 29 dicembre 2020, ha revocato il decreto ingiuntivo, dichiarando nullo ex art. 1418 c.c. il contratto contenente l’impegno assunto dalla nipote e condannato l’Azienda pubblica di Servizi alla Persona Firenze Montedomini alla restituzione delle rette di ricovero corrisposte fino a quel momento, pari a 7.767,05 euro, oltre interessi e spese legali.

Per il Giudice, la norma cui fare riferimento è il DPCM 14 febbraio 2001, per il quale le prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria e quelle sanitarie a rilevanza sociale devono ritenersi gratuite per il paziente e i suoi familiari, in quanto erogate ed a carico del Fondo Sanitario Nazionale (oggi Regionale). E poiché la documentazione prodotta dalla nipote dimostrava che “le prestazioni erogate alla nonna nel periodo di degenza rientravano nell’ambito di quelle sanitarie a rilevanza sociale o ad altra integrazione sanitaria, in quanto inserite in un programma di riabilitazione volte a rimuovere gli esiti degenerativi della patrologia”, la donna non avrebbe dovuto corrispondere alcunché. Inoltre, dovevano ritenersi nulli gli impegni fatti sottoscrivere a terzi, quali la nipote, di provvedere al pagamento della retta, in quanto contrari a norme imperative.

“Per noi questa è una grande soddisfazione, vedere riconosciuti e rispettati il diritto alla cura e alla dignità delle persone affette da patologie terribili come l’Alzheimer o la demenza senile”, commenta l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Konsumer che ha assistito la nipote della paziente. “Questa è una sentenza importantissima, che si uniforma a quelle della Cassazione e della Corte d’Appello di Milano del 17.5.19, come pure a quelle che abbiamo ottenuto a Foggia (n. 11537/ 2020) e Monza (n. 617/17), per le quali quando vi sia stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e quelle sanitarie, anche le prime sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale e non possono, invece, essere fatte pagare ai malati e ai loro parenti”.

“La sentenza del Tribunale di Firenze – prosegue per l’avv. Franchi – fa chiarezza sul fatto che dovendo considerarsi ‘prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria’, a carico del SSN, quelle di regola necessarie ai malati di Alzheimer e grave demenza senile. Inoltre, vi è un’altra conseguenza derivante dalla sentenza: se le spese sono a carico del SSN, tutto ciò che è stato fino ad ora pagato alle RSA, deve essere rimborsato da queste ultime, con gli interessi nel frattempo maturati. Le stesse potranno, poi, rivalersi con il Servizio sanitario”.

Gli uffici Konsumer sono a disposizione di tutti gli interessati, per sospendere i pagamenti come fatto, tra gli altri, a Firenze e Foggia, e ottenere il rimborso di quanto versato.

 Sportello legale OMaR

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