Consigli medici

Ecco chi può essere considerato tale in base a patologie o terapie in atto

Da quando Osservatorio Malattie Rare ha attivato “L’esperto risponde” per il Coronavirus, tantissime persone con patologie del sistema immunitario o in terapia con immunosoppressori hanno scritto lamentando che non sapevano se potevano considerarsi ‘categoria a rischio’ e chiedevano come comportarsi anche per la relativa certificazione. Ora, dopo giorni di incertezza, a rispondere ad alcuni dubbi è arrivata una circolare della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, firmata da Andrea Urbani, che contiene “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi” per il periodo di emergenza.

Grazie a queste raccomandazioni ci sarà ora più chiarezza e attenzione per le persone affette da immunodeficienze (compresa l’immunodeficienza comune variabile, CVID), per gli immunodepressi a seguito di trapianto d’organo o di staminali ematopoietiche, per le persone con HIV o ancora per tutti coloro che – indipendentemente dalla specifica malattia rara o cronica - stiano assumendo terapie con effetto immunosoppressore.

Nella nota viene data anche un’utile definizione di immunosoppressione utilizzabile in questo caso. Si legge infatti: “Non esistendo in letteratura, né nella pratica clinica, una definizione operativa di immunosoppressione, le raccomandazioni (…) vanno considerate per le classi di pazienti di cui sopra e per pazienti con qualsiasi condizione (Es: patologie autoimmuni o, più in generale, immunomediate) che stiano assumendo cronicamente trattamenti immunosoppressivi (Es farmaci inibitori della calcineurina, micofenolato, azatioprina, ciclofosmamide, methotrexate, steroidi a dose superiore o uguale a un milligrammo per kg di peso, modificatori della risposta biologica (es anticorpi monoclonali inducenti alterazioni di numero e funzione delle cellule dell’immunità innata o adattiva)”.

Vediamo nei dettagli cosa viene stabilito per le categorie a rischio citate. Intanto vengono raccomandate le delle precauzioni valide per tutti, tra le quali ricorrere ove possibile alla telemedicina, non interrompere le terapie in atto salvo diversa indicazione del medico, monitorare i livelli sierici di immunoglobuline e praticare terapia sostitutiva in caso di valori IgG ridotti.

Inoltre, partendo da uno studio cinese che mostra come l’infezione da Coronavirus possa avere un effetto neuro-invasivo, la circolare del Ministero individua le persone immunodepresse affette da malattie neuromuscolari (le persone con malattia di Duchenne che seguono regime cortisonico ad esempio) come una ‘categoria speciale’. In questa categoria rientrano anche le persone con malattie neuromuscolari che non possono assumere farmaci come la clorochina, che in questo momento è tra le molecole utilizzate, in alcuni specifici casi, nelle persone affette da COVID-19. Tuttavia, nonostante vengano individuate queste due categorie, per loro sono previste “particolari precauzioni” che però, purtroppo, non vengono meglio esplicitate.

In conclusione, la circolare riporta alcune raccomandazioni dal punto di vista terapeutico, di carattere generale, come il considerare precocemente, per i pazienti sintomatici, l'utilizzo di farmaci antivirali in studio (es. lopinavir/ritonavir; remdesivir) e, pur ribadendo l'incertezza attualmente esistente del beneficio clinico derivante da questo approccio, nei pazienti con deficit dell'immunità umorale che sviluppino un quadro di COVID-19 si può prendere in considerazione (ottimamente nell'ambito di trial clinici autorizzati) la possibilità di procedere all'infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l'infezione da SARS-CoV-2. Ovviamente, il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti.

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