Romani (Idv) ha presentato interrograzione al Ministro Lorenzin. Unione Trapiantati Padova: 'portiamo avanti la battaglia per migliore qualità di vita e diritto alle cure'

Anche chi vive attaccato a una bombola di ossigeno ha diritto a potersi muovere, spostare, viaggiare. È una questione di diritto alle cure e diritto alla mobilità, diritti che in Italia sono ostacolati dall’utilizzo di tecnologie e strumenti diversi, persino tra ospedali della stessa città. A ricordarlo è stato il Sen. Romani (IDV), che ha recentemente presentato al Ministro Lorenzin un’interrogazione volta a superare le differenze nei sistemi di erogazione dell’ossigeno all’interno degli ospedali italiani.
Bombole diverse con attacchi diversi – spiega Romani – si traducono in un disservizio che diventa automaticamente mancato diritto alla continuità terapeutica e alla mobilità. Le persone che necessitano di ossigeno ventiquattro ore su ventiquattro spesso si recano in ospedale per i controlli e ci rimangono per tre, anche quattro ore. Il loro stroller, cioè la bombola portatile, spesso non può essere ricaricato in ospedale perché non compatibile con la strumentazione tecnica presente.”

Si tratta di una condizione causata dalle gare d’appalto per queste apparecchiature, gestite in autonomia da ogni singola amministrazione secondo quanto concede la Legge. La situazione però danneggia pesantemente la qualità della vita di migliaia di persone in Italia.

“Per questo motivo – prosegue Romani – chiediamo che si possa trovare rapidamente una soluzione: un attacco universale o un adattamento che possa risolvere una problematica che interessa moltissimi pazienti: i trapiantati polmonari, ma anche tutti coloro che convivono con una patologia cronica respiratoria, compresi molti malati rari. Basti pensare alla fibrosi polmonare idiopatica, la fibrosi cistica, la sclerosi sistemica e molte altre ancora. Ora intendiamo sollecitare la questione in Commissione Sanità, perché la risposta arrivi in tempi brevi e sia risolutiva.”

Grande la soddisfazione da parte dell’Unione Trapiantati di Padova, che da anni si batte per questa battaglia legata all’ossigenoterapia.

Ho provato sulle mie spalle cosa vuol dire vivere per 15 anni dovendo portare con se la bombola in ogni momento – spiega Stefano Pavanello, presidente dell’UTP – dovendo sempre chiedere di farsi trasportare una bombola di riserva. Si trattava di un handicap nell’handicap. Oggi grazie al trapianto non ne ho più necessità ma sono moltissime le persone ad avere questo problema. In primis i pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica, malattia rara che comporta insufficienza respiratoria anche gravissima.”

“Questa battaglia è stata iniziata dal nostro allora presidente Massimiliano di Filippo – prosegue Pavanello – che ringrazio e ricordo con immenso affetto. Oggi la portiamo avanti con grande impegno e per questo voglio ringraziare anche la Giornalista Rai Angela Bianchi, anche lei come me trapiantata, che ha fatto conoscere la problematica a molti. Ora siamo in attesa di risposte, ricordando che per migliorare la qualità di vita di molte persone a volte basta davvero poco.”

Si tratta dunque di un’esigenza molto sentita e condivisa, quella di un sistema universale per l’ossigenoterapia. La stessa problematica è infatti stata di recente denunciata a Roma, dall’associazione Un Respiro di Speranza Onlus.

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