Permessi Legge 104

Quando più familiari assistono la stessa persona con disabilità, a rimetterci è chi si assenta dopo che i tre giorni del mese sono già stati usati

Se in un mese i familiari di una persona con disabilità usano più di tre giorni di permesso, le somme pagate per la giornata in più vengono chieste indietro al lavoratore che ne ha usufruito per ultimo, in ordine cronologico, anche se l'INPS gli aveva dato il via libera. E se due familiari restano a casa nello stesso giorno, ciascuno dei due deve restituire metà di quanto ha ricevuto per quella giornata. A stabilirlo è la Circolare INPS n. 100 del 18 settembre 2026, con cui l'Istituto spiega cosa succede quando i permessi previsti dall'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 sono riconosciuti a più lavoratori per la stessa persona.

TRE GIORNI AL MESE, ANCHE SE I FAMILIARI AUTORIZZATI SONO PIÙ D'UNO

Il punto di partenza è una novità di quattro anni fa. Fino al 2022 i tre giorni di permesso mensile retribuito potevano essere assegnati a un solo lavoratore, il cosiddetto referente unico dell'assistenza, con la sola eccezione dei genitori. Il decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105 ha eliminato questo vincolo: dal 13 agosto 2022, come l'INPS aveva spiegato con la circolare n. 39 del 4 aprile 2023, il permesso può essere riconosciuto a più familiari, dai genitori al coniuge, alla parte dell'unione civile, al convivente di fatto, fino ai parenti e affini entro il terzo grado quando ricorrono determinate condizioni.

Quello che non è cambiato è il numero dei giorni: restano sempre tre, anche se le persone autorizzate sono due, tre o più: il totale non si moltiplica con le autorizzazioni, si divide tra chi le ha ottenute. È lo stesso documento con cui l'INPS accoglie la domanda a ricordarlo, precisando che il permesso è concesso "nel limite massimo complessivo dei giorni mensili fruibili" e che va usato alternativamente tra tutti coloro che hanno diritto a prestare assistenza.

CHI PRENDE IL PERMESSO PER PRIMO CONSUMA IL DIRITTO DEGLI ALTRI

Per stabilire chi sbaglia quando i giorni diventano quattro, l'INPS guarda al calendario: conta l'ordine con cui i familiari si sono assentati. Chi arriva dopo che il tetto è stato raggiunto usa un diritto che ormai non c'è più. "L'avvenuta fruizione del beneficio da parte di un familiare avente diritto comporta l'esaurimento del diritto stesso nei confronti di tutti gli altri familiari anche se autorizzati dall'INPS", si legge nella circolare. Il recupero delle somme è quindi a carico di quest'ultimo.

L'esempio è dell'Istituto e riguarda due lavoratori, A e B, entrambi autorizzati per la stessa persona con disabilità. A si assenta il 5 e il 18 marzo, B il 25 e il 30 marzo. La giornata del 30 marzo non era più disponibile, perché il terzo giorno del mese era già stato usato il 25: a dover restituire le somme è il lavoratore B.

Vale la pena ricordare che cosa si restituisce. La giornata di permesso viene pagata in busta paga dal datore di lavoro, che poi recupera quella spesa dall'INPS trattenendola dai contributi che deve versare. Quando il permesso risulta non dovuto quel meccanismo si inceppa: le somme vanno restituite e la circolare indica nel lavoratore la persona a cui vengono addebitate. Su come avvenga in concreto il recupero, però, il testo non dice nulla: non precisa se l'Istituto si rivolga direttamente all'interessato o se il conto passi dal datore di lavoro e dalla busta paga, né con quali tempi.

STESSO GIORNO PER DUE, ADDEBITO DIVISO A METÀ

Il caso cambia quando due familiari si assentano insieme, nello stesso giorno o nelle stesse ore. Qui il criterio del calendario non aiuta, perché nessuno dei due è arrivato prima dell'altro. L'INPS sceglie allora di dividere il conto in parti uguali: l'uso non dovuto del permesso, spiega la circolare, "è riferito, in parti uguali, a tutti i lavoratori che hanno goduto contestualmente del beneficio".

Anche in questo caso c'è un esempio. A si assenta il 5 marzo, B il 25 marzo, ed entrambi il 18 marzo. Per la giornata del 18 marzo ciascuno deve restituire il 50% di quanto ha ricevuto, calcolato sul proprio orario di lavoro. Il problema, va detto, non è la sovrapposizione in sé: è che due assenze nello stesso giorno consumano comunque una sola delle tre giornate disponibili, e quindi metà di quanto pagato resta senza copertura.

METTERSI D'ACCORDO IN FAMIGLIA DIVENTA UNA NECESSITÀ

La conseguenza più concreta riguarda l'organizzazione quotidiana delle famiglie. La circolare torna più volte sulla "necessaria pianificazione congiunta della fruizione dei permessi" tra i familiari autorizzati, indicandola come la condizione sia per garantire un'assistenza distribuita nel tempo, sia per non trovarsi a dover restituire le somme. Per chi assiste una persona con una malattia rara, spesso con più parenti che si alternano e con bisogni che cambiano di settimana in settimana, questo significa in pratica sapere quanti giorni hanno già usato gli altri prima di comunicare la propria assenza in azienda: l'autorizzazione ricevuta dall'INPS, da sola, non mette al riparo dalla richiesta di restituzione.

Resta fermo che il permesso va chiesto dal singolo lavoratore con una domanda all'Istituto, come ha ribadito la sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 30628 del 28 novembre 2024 richiamata nella premessa della circolare. E resta valido, su come il permesso va usato, l'orientamento della Cassazione secondo cui quello che conta è l'assistenza effettiva alla persona con disabilità, a prescindere dall'ora della giornata in cui viene prestata.

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