Invalidi del lavoro, sale l'assegno di incollocabilità

La prestazione INAIL è stata rivalutata dell'1,4% sulla base dell'aumento del costo della vita

Chi non riesce più a essere assunto a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia contratta lavorando riceve da questa estate312,55 euro mensili, 4,32 in più rispetto ai 308,23 corrisposti nei dodici mesi precedenti. La cifra è stata alzata dal Ministero del lavoro e viene pagata dall'INAIL, a partire dal 1° luglio 2026. È il primo ritocco economico successivo alla modifica che, da inizio anno, ha spostato da 65 a 67 anni l'età massima entro cui l'assegno di incollocabilità può essere percepito. La prestazione spetta ai titolari di rendita INAIL, cioè a chi ha riportato un danno permanente da infortunio sul lavoro o malattia professionale.

L'importo viene ricalcolato ogni anno per evitare che l'inflazione ne eroda il valore. Il parametro è l'indice ISTAT che misura l'aumento dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, lo stesso criterio usato per adeguare pensioni e altre prestazioni pubbliche. Tra il 2024 e il 2025 quell'indice è cresciuto dell'1,4%, percentuale poi applicata all'assegno. Il passaggio formale è avvenuto in due tempi: prima la delibera del Consiglio di amministrazione dell'INAIL del 9 aprile 2026, poi il decreto ministeriale dell'11 maggio che l'ha recepita, diffuso dall'Istituto alle proprie sedi il 9 giugno. La somma viene versata insieme alla rendita e non è soggetta a IRPEF.

DUE ANNI IN PIÙ DI COPERTURA

Fino allo scorso anno il diritto si esauriva al compimento dei 65 anni, mentre la pensione di vecchiaia si raggiunge oggi a 67. Ne derivava un vuoto di due anni in cui il sostegno veniva a mancare proprio nella fase finale della vita lavorativa.

Una norma approvata a fine ottobre e convertita in legge a dicembre ha eliminato il problema rinunciando a indicare un'età precisa: l'assegno spetta ora entro i "limiti previsti per l'ammissione al beneficio dell'assunzione obbligatoria al lavoro, come adeguata periodicamente all'età pensionabile". Il tetto coincide cioè con l'età della pensione, qualunque essa sia in quel momento.

Dal 1° gennaio 2026 il contributo si può quindi percepire fino ai 67 anni. E se in futuro l'età pensionabile salirà, come accade periodicamente per effetto dell'aumento della speranza di vita, il limite si sposterà in avanti da solo, senza bisogno di un nuovo intervento del legislatore.

CHI DEVE FARE DOMANDA E CHI NO

L'INAIL, nelle istruzioni diffuse a dicembre, distingue tre situazioni con conseguenze molto diverse.

Chi ha l'assegno già in pagamento e compie 65 anni dal 1° gennaio 2026 in poi non deve fare nulla: l'Istituto prosegue l'erogazione automaticamente.

Chi aveva superato i 65 anni prima di quella data, e per questo aveva visto interrompersi il contributo, deve presentare una nuova domanda alla sede competente per il proprio territorio. Le sedi hanno il compito di rintracciare e avvisare gli interessati sulla base di elenchi forniti dagli uffici centrali.

Stessa procedura per chi ha una rendita, possiede i requisiti sanitari, ma non ha mai chiesto l'assegno e non ha ancora raggiunto l'età pensionabile.

Nei due casi in cui la domanda serve, la tempestività pesa: il pagamento parte soltanto dal mese successivo alla presentazione, senza recupero dei periodi precedenti. Ogni mese di ritardo equivale a un mese di contributo perso.

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