Intervista al Dott. Mario Guerra, coordinatore del Servizio Aziendale di Odontoiatria presso l’Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino - USL Umbria 1
In Umbria, ma anche in altre regioni come in Toscana o in Basilicata (senza però una diffusione organica sul territorio), le cure odontoiatriche diventano accessibili anche per chi, a causa di disabilità intellettive, neuromotorie o sensoriali, incontra maggiori difficoltà nel collaborare durante una visita o un intervento. È il Servizio Aziendale di Odontoiatria speciale della USL Umbria 1, attivo a Gubbio e coordinato dal Dott. Mario Guerra, che offre prestazioni pensate su misura per pazienti con bisogni complessi, anche in presenza di patologie sistemiche come disturbi cardiovascolari, respiratori o metabolici.
L’obiettivo è chiaro: intervenire presto, con attenzione e personalizzazione, per garantire la salute orale e prevenire l’insorgenza di patologie troppo spesso trascurate in chi ha minore autonomia. Un impegno che si traduce in percorsi equi e trasparenti, con procedure di prenotazione definite, sedute operatorie dedicate e una rete di accoglienza che accompagna il paziente e la sua famiglia in ogni fase.
Il primo passo è semplice: si accede al servizio con impegnativa del medico di base o del pediatra, prenotando direttamente la visita in ospedale. Dopo la prima visita odontoiatrica, lo specialista valuta il tipo di intervento necessario e inserisce la persona in lista d’attesa per la procedura indicata.
Quando serve un trattamento in sedazione o anestesia, il percorso prosegue con una valutazione da parte del servizio di anestesia e rianimazione, fino al ricovero in day surgery. Qui, il giorno dell’intervento, i pazienti trovano un punto di accoglienza dedicato, grazie alla collaborazione con l’Associazione Italiana Sindrome X Fragile – Gruppo Territoriale Umbria, che offre un supporto concreto anche ai familiari, soprattutto per chi arriva da fuori. L’associazione si occupa, infatti, di individuare strutture ricettive e servizi di trasporto convenzionati, facilitando la permanenza e alleggerendo il peso organizzativo per le famiglie. Già dal primo contatto con il servizio sono forniti tutti i numeri utili per ricevere informazioni pratiche e orientarsi.
Un esempio concreto di medicina che include, che guarda alla persona prima che alla patologia e che dimostra come, con il giusto supporto, la cura possa davvero diventare un diritto garantito, anche nei contesti più delicati.
Dottor Guerra, cosa significa prendersi cura di pazienti non collaboranti in ambito odontoiatrico? C’è un episodio che le è rimasto particolarmente impresso?
Significa andare oltre la semplice prestazione clinica, adattando l’approccio alle esigenze specifiche di chi, per motivi cognitivi, psicologici o fisici, non è in grado di seguire le indicazioni o sostenere una seduta tradizionale. È un prendersi cura che richiede pazienza, ascolto e flessibilità ed è anche un atto di responsabilità e rispetto. È ciò che proviamo a fare presso l’Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino con il Servizio di Odontoiatria Speciale della USL Umbria 1, che fornisce prestazioni odontoiatriche a pazienti con ridotta capacità collaborativa, come coloro con compromissione intellettiva, neuromuscolare o sensoriale, eventualmente complicate da patologie sistemiche. Quanto ai ricordi potrei citarne tanti, tutti emotivamente coinvolgenti, ma mi voglio limitare a ricordare un giovane paziente con grave disabilità intellettiva che, dopo varie sedute preparatorie e il coinvolgimento attivo dei familiari, ci ha regalato un sorriso autentico alla fine del trattamento. Un gesto semplice, ma per noi potente. Un implicito grazie per aver potuto realizzare le cure necessarie, migliorando significativamente la sua qualità di vita.
Quali sono le principali difficoltà che si incontrano in questi casi e come le affrontate?
Dal punto di vista clinico, spesso ci troviamo davanti a pazienti che non tollerano il contatto orale, hanno riflessi di difesa accentuati o non riescono a comunicare il dolore. Sul piano relazionale, la difficoltà sta nel creare fiducia, soprattutto quando non è possibile un dialogo diretto. Perché costruire fiducia richiede tempo e ascolto. Nel nostro Servizio di Odontoiatria Speciale queste difficoltà vengono affrontate attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione e il supporto dell’Associazione Italiana Sindrome X Fragile – Gruppo Territoriale Umbria. Si utilizzano tecniche come la sedazione cosciente o l’anestesia generale nei casi più complessi, garantendo un percorso equo attraverso procedure di prenotazione definite e trasparenti con agende e sedute operatorie dedicate.
Quanto conta l’empatia, accanto alla competenza tecnica, nella formazione del personale che lavora con persone con disabilità o gravi fragilità?
È fondamentale. L’empatia è tanto importante quanto la tecnica, se non di più. Avere competenze cliniche aggiornate è essenziale, ma senza la capacità di comprendere l’altro, di cogliere i segnali non verbali e di stabilire una relazione umana autentica, il trattamento rischia di fallire. Nella formazione del nostro personale insistiamo molto sul lavoro in team, sull’ascolto attivo e sull’importanza di vedere la persona prima della patologia. L’empatia permette di creare un clima di fiducia, riducendo l’ansia del paziente e rendendo più efficace anche l’intervento clinico, perché questa è la chiave per entrare in relazione vera con il paziente, soprattutto quando si tratta di persone con disabilità o gravi fragilità.
L’accesso alle cure odontoiatriche per le persone non collaboranti è ancora un privilegio per pochi. Quali ostacoli vede ancora oggi a livello nazionale?
Verissimo, l’accesso alle cure per questi pazienti non è ancora garantito ovunque. Ci sono ostacoli economici, organizzativi e culturali. Molte strutture non sono attrezzate, mancano operatori formati e la presa in carico richiede tempi e risorse che non tutti i Servizi possono offrire. Inoltre, c’è ancora una scarsa consapevolezza sociale sull’importanza della salute orale anche per chi ha disabilità gravi. Serve una maggiore integrazione tra Servizi Sanitari, sociali e famiglie, e un impegno concreto delle istituzioni per rendere davvero universale il diritto alla cura.
Questo Servizio è presente anche in altre ASL?
Sì, ma in modo disomogeneo. Alcune ASL offrono servizi avanzati, altre ancora molto poco. La USL Umbria 1, ad esempio, è l’unica ad avere un Servizio strutturato per questi pazienti in tutta la regione, essendo presente il Servizio di Odontoiatria Speciale solo presso l’Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, con il fine di fornire prestazioni dedicate a pazienti con ridotta capacità collaborativa. Tuttavia, serve una rete nazionale che garantisca equità di accesso e uniformità nei percorsi di cura se si vogliono evitare lunghe liste di attesa ed impossibilità nel soddisfare le numerose richieste.
Qual è il suo desiderio per il futuro dell’odontoiatria sociale e inclusiva?
Vorrei un sistema che riconosca il diritto alla salute orale come parte integrante del benessere, accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza. E vorrei che l’odontoiatria sociale non fosse più considerata una nicchia, ma una parte integrante e strutturata del Servizio Sanitario Nazionale. Ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione, ha diritto a ricevere cure di qualità, in tempi adeguati e con personale competente. Dobbiamo andare verso un’odontoiatria pubblica più forte, inclusiva e integrata nei percorsi sociosanitari. Esperienze come quella della USL Umbria 1 dovrebbero, a mio avviso, essere valorizzate e replicate su scala nazionale per garantire un accesso equo alle cure odontoiatriche per tutti.










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