Francesco

Sono tanti i giovani che una professione la cercano o l'hanno trovata, come Francesco, di Cagliari, in attesa di essere assunto da McDonald’s, o Francesca, di Roma, occupata nello studio odontoiatrico del padre

Il lavoro come forma di indipendenza, di autonomia e, soprattutto, di dignità. Il lavoro come partecipazione alla vita economica e sociale del Paese, contribuendo ciascuno con le proprie capacità e nel rispetto dei propri limiti. È anche questa la filosofia di fondo dell’Associazione Italiana Sindrome di Williams (AISW), fondata nel 1996 da Leopoldo Torlonia per diffondere la conoscenza di questa malattia genetica rara dello sviluppo neurologico di cui, fino ad alcuni anni fa, si sapeva poco o nulla in Italia. Un’associazione che guarda ai progressi della ricerca, ma tiene ferma l’attenzione anche sugli aspetti sociali e relazionali della vita dei tanti giovani che rappresenta, primo tra tutti il lavoro. E tanti sono i giovani alle prese con la ricerca di un’occupazione, un traguardo che la pandemia ha allontanato un po’ di più, ma a cui non bisogna mai smettere di guardare. Come nel caso di Francesco, 29enne di Cagliari, che il prossimo giugno comincerà a lavorare da McDonald’s con un contratto di assunzione a tempo determinato.

“Ho fatto tante esperienze”, racconta Francesco a OMaR. “Mi sono diplomato nel settore turistico di un Istituto tecnico-commerciale e, nel 2020, mi sono laureato in Scienze turistiche. Ho fatto un tirocinio come receptionist in un hotel, ma anche come barista e come addetto in un’agenzia di viaggi. Ma il mio lavoro preferito è stato quello presso il parcheggio dell’aeroporto di Cagliari”. Nel marzo 2020, Francesco doveva essere assunto a tempo indeterminato in un ristorante. Poi, però, per via dell’emergenza COVID, il ristorante è stato costretto a chiudere i battenti e lui ha perso la sua occasione. “Questi due anni sono stati una tragedia”, racconta Massimo Rodriguez, papà di Francesco e vicepresidente di AISW. “Francesco è abituato a uscire e prendere i mezzi pubblici da solo, ma prima faceva un viaggio l’anno con la zia, una buona abitudine che, con il COVID, è stato costretto a interrompere. Ha una disabilità cognitiva ma anche un’alta funzionalità, che noi genitori siamo riusciti a fargli conquistare con un duro lavoro. Grazie anche all’impegno di un tutor, che lo segue tuttora e che gli ha insegnato a essere più indipendente, spiegandogli come fare le cose necessarie, per esempio come andare al supermercato da solo o come usare il denaro”.

Ora che ha un lavoro e ogni mese le arriva uno stipendio, Francesca, di Roma, 27 anni e la sindrome di Williams, può provvedere alle sue spese personali senza chiedere nulla a nessuno. In altre parole, se vuole andare dal parrucchiere o a farsi le unghie non è costretta a rivolgersi a mamma e papà. “In questo momento lavoro nello studio odontoiatrico di mio padre, do una mano in segreteria, prendo gli appuntamenti, accolgo i clienti”. Francesca ha frequentato l’Istituto tecnico-linguistico per il turismo: organizzare viaggi e lavorare come tour operator era la sua passione. Poi la vita ti porta altrove e lei ha lavorato prima in una onlus, attraverso un progetto attivato all’interno del Programma Garanzia Giovani, e poi presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, grazie a una borsa lavoro all’interno del progetto “Empowerment del paziente con malattia rara: integrazione del paziente raro nello sportello delle malattie rare”, attivato da AISW e cofinanziato dalla Fondazione Deutsche Bank. “Anche lavorare con i ragazzi disabili mi piace molto, ma nello studio di papà mi trovo molto bene”, tira le somme Francesca. “All’inizio è stata dura soprattutto indossare la mascherina per tante ore consecutive, ma ce l’ho fatta alla grande e ora va benissimo”.

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