La nuovissima procedura ha permesso di usare un organo che altrimenti sarebbe stato scartato

TORINO - Un’equipe di chirurghi della Città della Salute dell’Ospedale Molinette di Torino ha trapiantato su una paziente affetta da fibrosi polmonare idiopatica il polmone ‘malato’ e poi ‘guarito’ di una ragazza biellese di 17 anni, deceduta qualche giorno prima: si tratta di un intervento unico in Italia, in precedenza sperimentato solo in Svizzera. Prima di trapiantare l’organo, è stato necessario ‘rigenerarlo’ tramite la tecnica di perfusione ‘Ex Vivo Lung Perfusion’ (EVLP), poiché era stato danneggiato da una precedente tromboembolia polmonare (responsabile del decesso della donatrice), con l’aggiunta fondamentale di un farmaco fibrinolitico che ha permesso di sciogliere i coaguli: un’impresa durata ben cinque ore.

Il trapianto è stato effettuato su una signora di origine rumena di 57 anni, affetta da anni da una grave forma di fibrosi polmonare idiopatica. Senza questa operazione, la donna sarebbe stata costretta all’ossigeno-terapia e, di conseguenza, le sue aspettative di vita sarebbero state ridotte. L’intervento è riuscito alla perfezione: ora la paziente respira autonomamente, ha lasciato il reparto di terapia intensiva e si trova in quello di cardiochirurgia.

Il trapianto è stato effettuato a inizio novembre dal dr. Mauro Rinaldi, direttore della cardiochirurgia del Molinette, e dal dr. Paolo Lausi, chirurgo del torace, ma è stato reso noto solo adesso perché era importante attendere la conferma della riuscita prima di poter brindare al successo. Al momento del recupero, entrambi i polmoni della ragazza erano stati giudicati inutilizzabili da altri centri del trapianto, ma grazie alla Città della Salute è stato possibile recuperare il polmone sinistro, per mezzo di questa tecnica innovativa a lungo studiata e finanziata dalla LIFC, Lega Italiana Fibrosi Cistica, come vi abbiamo raccontato qui.

Il ricondizionamento di polmone ex-vivo (EVLP) comprende una serie di procedure che prevedono l’eliminazione dai polmoni dell’eccesso di acqua e il miglioramento di ventilazione, facendo sì che i polmoni vengano offerti al paziente nelle migliori condizioni possibili. Talvolta permettono di trattare gli organi con antibiotici, per prevenire infezioni potenziali. I polmoni così ricondizionati hanno dimostrato di essere almeno pari a quelli non trattati (se non addirittura migliori) e il percorso permette una migliore valutazione oggettiva della funzionalità polmonare.

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