L’ultima volta era successo ad agosto. Il rischio è lo stesso: encefalopatia spongiforme


Si chiama encefalopatia spongiforme, nota anche come malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) ed è la forma più frequente di encefalopatia spongiforme umana (TSE) trasmissibile, i periodi di incubazione sono lunghi e totalmente silenti e la malattia è sempre fatale. Ancora una volta è proprio il rischio di questa malattia ad allarmare l’AIFA che, pur specificando che si tratta di un’operazione a scopo esclusivamente precauzionale, ha nuovamente bloccato alcuni lotti di prodotti emoderivati. E’ la seconda volta che accade nell’arco di sei mesi, l’ultima era stata ad agosto: i prodotti, già distribuiti in molte regioni, erano stati bloccati e solo dopo i controlli sui donatori, che si sospettava potessero essere portatori della malattia e dunque del prione responsabile, erano stati sbloccati. Un allarme che era dunque rientrato, ma che ora si ripete di nuovo a distanza di poco tempo: una situazione che certo non aiuta la tranquillità dei pazienti che utilizzano questi prodotti, come ad esempio gli emofilici.

L’AIFA ha diramato la comunicazione di divieto dell’uso dei lotti il 24 gennaio scorso: “si tratta di un provvedimento cautelativo emanato in attesa dei risultati di verifiche in atto e adottato a seguito di consolidate azioni di monitoraggio, volto a ridurre ogni rischio, anche solo ipotetico, per la salute dei pazienti”.
La comunicazione Aifa ricalca in tutto e per tutto quella di agosto: il rischio è sempre quello e le misure le stesse. Una prassi consolidata, dunque, che però di qualche modifica sembra aver bisogno. La dimostrazione è nel fatto che proprio un solo 18 gennaio scorso in conferenza Stato – Regioni si è discusso il ‘Pacchetto Sangue’ per il pieno adeguamento del sistema trasfusionale italiano ai requisiti normativi europei e per superare il sistema monopolistico. Il pacchetto, che detta delle norme rigide in tema di prodotti emoderivati – evidentemente più rigide di quelle attuali - è l’esito di un percorso durato due anni e lungamente atteso anche dalle aziende  bisognose di regole più chiare e in linea con quanto dettato a livello europeo per tutto quello che riguarda non tanto la fase della donazione ma quella della raccolta, lavorazione e distribuzione dei prodotti del sangue.
Ad oggi il mercato è infatti caratterizzato dal monopolio di una sola azienda, la Kedrion, che è dunque la produttrice dei lotti appena bloccati: le nuove norme dovrebbero rompere questa situazione e permettere l’ingresso nel sistema di altri soggetti purché forniti dei requisiti necessari rispondenti a specifici requisiti riferibili anche alla Convenzione di Oviedo la quale stabilisce che il corpo umano e le sue parti, quindi anche il sangue, non devono essere, perché tali, fonte di profitto.


 

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