Grazie a giovani ricercatori come Francesco Saverio Tedesco si studiano le tecnologie più all’avanguardia
Tutte le novità saranno presentate alla XI Conferenza Internazionale di Parent Project Onlus

Francesco  Saverio Tedesco, giovane ricercatore del Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo dell’University College di Londra, lavora in sinergia con il team di Giulio Cossu, per cercare una strategia terapeutica per la distrofia di Duchenne.
“Sono venuto a Londra circa un anno fa, per fare ricerca con Giulio Cossu. Insieme stiamo sperimentando il cromosoma artificiale come possibile cura per la distrofia di Duchenne. – spiega Tedesco – Oggi oltre che collaborare alle ricerche di Cossu sto mettendo in piedi un nuovo gruppo di ricerca, per studiare l’applicabilità delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) nel campo delle malattie muscolari e per la distrofia di Duchenne in particolare.”


La finalità ultima è la rigenerazione muscolare, possibile possibile anche grazie al reinserimento del cromosoma che produce la distrofina nelle cellule staminali distrofiche. Si tratta di un cromosoma artificiale, "ingegnerizzato" per produrre la distrofina, che per essere veicolato nei pazienti avrà bisogno delle loro stesse cellule staminali. "L'obiettivo é quello di correggere il difetto genetico delle cellule staminali del paziente, per poter avere una terapia cellulare cosidetta autologa, a differenza delle cellule staminali eterologhe (cioè provenienti da un donatore), che quindi necessitano l’immunosoppressione prima di essere trapiantate. Reperire cellule staminali nei pazienti con distrofia muscolare può risultare però difficile – spiega Tedesco - quindi abbiamo pensato all’utilizzo delle cellule iPSC, cellule adulte che in laboratorio vengono riconvertite in staminali.”

Le cellule iPSC sono già state sperimentate in topi affetti da un' altra forma di distrofia, chiamata distrofia dei cingoli. E’ stata infatti dimostrata l’efficacia e la sicurezza del trapianto di cellule staminali muscolari, derivate da iPSC umane, in topi affetti dalla distrofia dei cingoli di tipo 2D.
Abbiamo creato delle iPSC partendo dalle cellule dell’epidermide (fibroblasti) e dalle cellule muscolari (mioblasti) dei pazienti con distrofia dei cingoli e le abbiamo poi indotte a differenziarsi in mesoangioblasti. Queste cellule poi sono state geneticamente modificate attraverso un vettore virale che esprime il gene umano per l’alfa-sarcoglicano, il gene che se mutato causa la malattia. Le cellule sono state “corrette” e poi trapiantate in topi di laboratorio che fungono da modello per la patologia, mostrando la capacità di formare nuove fibre muscolari. Ora vorremmo applicare lo stesso metodo alla distrofia di Duchenne: si tratta di un lavoro appena cominciato ma che potrebbe rappresentare una grande potenzialità.

Lo sviluppo di nuove strategie per il trattamento di una patologia come la Duchenne è fondamentale, anche se i tempi per la realizzazione di vere e proprie terapie sono piuttosto lunghi. Gli ultimi 10-15 anni di ricerca di base hanno portato oggi alla sperimentazione clinica dei mesoangioblasti, finanziata anche da Parent Project Onlus e attualmente in corso al San Raffaele di Milano, dove si sta tentando il trapianto di cellule staminali da donatori compatibili. “Si tratta però di una procedura che prevede l’immunosopressione (come nei trapianti d’organo). Per questo motivo, in parallelo a questa strategia vorremmo quindi sviluppare una terapia autologa anche per la DMD, che non dovrebbe richiedere  immunosoppressione. Vorremmo usare le cellule degli stessi pazienti, correggerle geneticamente con il suddetto cromosoma artificiale nel caso della DMD e testarle in topi modello per la malattia. Quale sia la fonte ideale per le cellule staminali da correggere con il cromosoma artificiale ancora non possiamo saperlo, ma quello che vogliamo fare e poter avere a disposizione diverse alternative in modo da poter "personalizzare" la strategia terapeutica in base alle caratteristiche del paziente: amplificare e correggere le sue cellule staminali muscolari se possibile oppure derivare le stesse dalle iPSC qualora non si riuscisse ad isolarle dalla biopsia muscolare o a crescerle in laboratorio”

 


A differenza di altre strategie terapeutiche, farmacologiche e molecolari, il cromosoma artificiale associato alle cellule iPSC sembra potenzialmente applicabile a tutti i pazienti con la DMD. “Ci vorrà sicuramente del tempo prima che questa strategia possa mostrare dei risultati sui pazienti, prima dobbiamo testarla sul modello animale a diversi livelli, solo successivamente sarà possibile testarla sui pazienti. Inoltre, le cellule iPS sono state scoperte solo poco più di 5 anni fa ed il fatto che stiamo già sperimentandole in topi distrofici è sicuramente un segnale positivo per quanto riguarda la rilevanza clinica di questa importante scoperta scientifica di base.”

Lo studio sul cromosoma artificiale è finanziato anche da Parent Project Onlus, associazione che da anni si occupa di promuovere la conoscenza e la ricerca sulla Distrofia Muscolare di Duchenne e Becker. “Lavorare con il finanziamento di un’associazione di pazienti – spiega Tedesco –  è  stimolante e gratificante, perché ti relazioni costantemente con qualcuno che capisce il problema molto bene. D’altra parte però lavorando finanziati dalle famiglie di pazienti si percepisce di più la pressione di sapere che dalle tue ricerche può dipendere il futuro di molte persone. Ma questo è normale e lo vediamo come uno stimolo a fare bene. I finanziamenti raccolti da onlus come Parent Project sono dunque un’enorme e preziosa risorsa. Speriamo però sempre che a questi finanziamenti si possano affiancare investimenti da parte delle grandi istituzioni.”

Le ricerche di Tedesco e tutte le altre novità sulla Distrofia di Duchenne e Becker saranno presentate a Roma dal 22-24 febbraio 2013 alla XI Conferenza Internazionale di Parent Project Onlus.

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