La leucemia linfatica cronica é una patologia caratterizzata dall’aumento continuo di particolari globuli bianchi (i linfociti) nel sangue, nel midollo osseo, nei linfonodi e nella milza. La leucemia linfatica cronica é la leucemia più comune tra la popolazione adulta dei Paesi occidentali, dove rappresenta il 25-30 per cento di tutte le leucemie. Colpisce più gli uomini delle donne, con un rapporto di circa 1.5-2:1. Il tasso di incidenza annua è di circa 2-6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. La cifra aumenta con l’età, sino a raggiungere 12.8 casi su 100.000 abitanti all'anno all’età media della diagnosi, ossia 65 anni. La leucemia linfatica cronica a cellule B è considerata un tumore raro.

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Durante il 55° Congresso Annuale della Società Americana di Ematologia (ASH) di New Orleans, sono stati presentati i risultati dello studio di fase III chiamato CLL11, secondo i quali i pazienti affetti da Leucemia Linfatica Cronica (LLC), trattati con obinutuzumab (GA101) in combinazione con clorambucile, hanno vissuto quasi un anno più a lungo rispetto a quelli trattati con con rituximab in combinazione con clorambucile e senza mostrare un peggioramento della malattia.

La compagnia farmaceutica Novartis ha sviluppato, in collaborazione con un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, un'immunoterapia sperimentale utilizzata per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA) e della leucemia linfatica cronica (LLC). La terapia consiste in un vaccino costituito da linfociti T geneticamente modificati, i quali, esprimendo un recettore chimerico (CAR) capace di riconoscere l’antigene tumorale CD19, sono in grado di attaccare i linfociti B che esprimono tale antigene sulla loro superficie e che risultano numerosi in alcuni tipi di leucemie, tra cui la LLA e la LLC.

Secondo i risultati preliminari dello studio di Fase III (CLL10) sull'uso del complesso bendamustina-rituximab (BR) per il trattamento di pazienti anziani affetti da leucemia linfatica cronica (CLL) avanzata e in buone condizioni generali, questa combinazione potrebbe rappresentare una nuova scelta terapeutica. I risultati sono stati presentati al 55° congresso annuale dell’American Society of Hematology (ASH), svoltosi a  New Orleans.

Il farmaco sembra non funzionare in questo tumore, mentre è efficace nel mieloma multiplo

MILANO - Ne ha dato annuncio oggi la stessa azienda che ha deciso di sospendere, in accordo con le valutazioni della FDA americana, lo studio di efficacia della lenalidomide come trattamento per la leucemia linfocitica cronica (LLC). La motivazione è stata la mancanza di dati incoraggianti riguardo la sopravvivenza dei pazienti trattati con lenalidomide, confrontati ai risultati ottenuti con somministrazione di chlorambucil, il chemioterapico ad oggi in uso terapeutico per la LLC.

Uno studio, durato 20 anni, mostra che anche basse dosi di radiazioni possono essere legate alla malattia

USA - I ricercatori dell'Università della California di San Francisco e del National Cancer Institute hanno valutato, in uno studio durato 20 anni, l'aumento del rischio di leucemia e leucemia linfatica cronica nei lavoratori che hanno aiutato a sgomberare i resti della centrale di Chernobyl, in seguito al disastro del 1986.
Lo studio, pubblicato sul giornale Environmental Health Perspectives, rappresenta un'importante prova degli effetti di basse dosi di radiazioni sull'uomo, ed è di particolare interesse per i minatori, i lavoratori delle centrali nucleari e per i pazienti che sono sottoposti a basse dosi di radiazioni durante i test diagnostici.

La maggior parte delle persone ne sono portatori, ma la malattie emerge in particolare quando il sistema immunitario viene indebolito

La leucemia linfatica cronica è una patologia caratterizzata dall’aumento continuo dei linfociti B CD5+ nel sangue, nel midollo osseo, nei linfonodi e nella milza.
Un gruppo di ricercatori della Medical University di Vienna, guidati da Christoph Steininger ha suggerito che la causa della leucemia linfatica cronica sia un antigene che si lega ai recettori delle cellule leucemiche, che potrebbe essere la proteina pUL32 del citomegalovirus umano.

L’anticorpo monoclonale è stato sviluppato da GSK ed approvato da FDA e Ema

Fino a qualche anno fa per le persone che si scoprivano affette da leucemia linfatica cronica c’era un solo trattamento farmacologico, pochissimi arrivavano al trapianto, sia per i limiti di età sia per le l’indebolimento dovuto alla chemioterapia. I pazienti erano per lo più persone che, compiuti i 65 – 70 anni, venivano considerate nell’ultima fase della propria vita. “Anche per questo probabilmente di leucemia linfatica cronica si è sempre parlato pochissimo. Le cose ora sono destinate a cambiare. La maggiore sopravvivenza della popolazione, in particolar modo in Italia paese particolarmente longevo, e dunque la maggiore prevalenza della malattia unitamente alla sempre maggiore disponibilità di terapie a disposizione rende necessario parlarne ed anche indirizzare i pazienti verso i centri competenti anche per evitare trattamenti inappropriati”. A spiegarlo è stato il prof. Robin Foà, direttore di Ematologia all’Università Sapienza di Roma nel corso di un appuntamento organizzato da Glaxo proprio per parlare di questa malattia cronica per la quale recentemente la casa farmaceutica ha avuto l’approvazione, sia negli Usa che in Europa, di un nuovo farmaco, l’anticorpo monoclonale ofatumumab prodotto attraverso le più moderne biotecnologie.

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