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La leucemia linfatica cronica è nella maggior parte dei casi una malattia neoplastica dei linfociti B, le cellule che hanno la funzione di produrre anticorpi (immunoglobuline). Raramente, almeno nei paesi occidentali, essa origina dai linfociti T, cellule del sangue che hanno la funzione principale di difendere l’organismo contro infezioni, tumori e di rigettare i trapianti incompatibili. È definita cronica perché ha quasi sempre un decorso molto lento, spesso senza sintomi  o con pochi disturbi per il paziente, che può continuare a svolgere una vita normale per molti anni, senza terapia antileucemica. La leucemia linfatica cronica è la più frequente delle leucemie, pari al 33,5 per cento del totale delle leucemie diagnosticate nel periodo 1998-2002 nell’area dell’AIRT (Associazione Italiana Registro Tumori). La leucemia linfatica cronica è un tumore dell’età adulta e soprattutto anziana, infatti prima dei 60 anni viene diagnosticato meno del 15 per cento del totale delle LLC.(e&p anno 30 gennaio-febbraio 2006 supplemento 2)

Le Cause
Le cause della leucemia linfatica cronica non sono conosciute. Al contrario di altre leucemie non sembra che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti per terapia, motivi professionali o accidentali, comporti un rischio maggiore rispetto alla popolazione non esposta. Non è una malattia ereditaria, cioè non viene trasmessa dai genitori ai figli. Tuttavia è probabile che fattori genetici siano importanti perché questa malattia è più diffusa nella popolazione bianca. Pur non conoscendone le cause, numerosi progressi sono stati compiuti negli ultimi anni nella comprensione dei meccanismi che vengono alterati nelle cellule tumorali. La trasformazione neoplastica avviene all’inizio in una sola cellula, nel nostro caso un linfocita B, in seguito all’azione di uno o più fattori, per ora sconosciuti, che alterano il suo DNA e gli conferiscono la proprietà di dividersi e di vivere molto più a lungo rispetto ad un linfocita normale. In termini tecnici si dice che i linfociti in questa malattia hanno perso la capacità di andare incontro a “morte programmata” (apoptosi). I linfociti quindi vivono più a lungo del normale e, dividendosi, danno origine ad un maggior numero di cellule che tendono ad accumularsi nel sangue periferico e negli altri organi, spiegandosi così il lento ma progressivo aumento nel corso degli anni dei globuli bianchi e dei linfociti in particolare. I linfociti neoplastici tendono ad invadere il sangue e gli altri organi, soprattutto il midollo osseo, la milza, il fegato, i linfonodi. Con il passare del tempo si potranno avere epatomegalia, splenomegalia, linfoadenomegalia. Se i linfociti aumentano in modo significativo nel midollo, essi disturbano la produzione di altri tipi di cellule, con possibile comparsa di anemia e piastrinopenia . A volte i linfociti tumorali perdono la capacità di produrre immunoglobuline normali, provocando una predisposizione alle infezioni ripetute.  

Segni e sintomi

Molto spesso al momento della diagnosi i pazienti non avvertono alcun disturbo dovuto alla leucemia o hanno sintomi e/o segni causati da altre malattie. La leucemia linfatica cronica viene infatti sempre più spesso scoperta casualmente, in seguito all’effettuazione di un emocromo per accertamenti o controlli per altre malattie.   
A volte i pazienti possono presentare i sintomi e i segni dell’anemia (pallore cutaneo, palpitazioni, dispnea, astenia ) e linfoadenomegalia.  
Nelle fasi più avanzate possono comparire altri sintomi e segni: febbre più o meno elevata, perdita di peso, infezioni ricorrenti, sudorazioni, emorragie cutanee e mucose (piastrinopenia), disturbi addominali e digestivi (importante epatomegalia e/o splenomegalia).
I sintomi e/o segni possono essere molto variabili e variamente associati nel singolo paziente. Essi non sono specifici per la leucemia linfatica cronica e possono essere causati anche da una semplice infezione, per cui il sospetto della malattia deve essere sempre confermato da esami di laboratorio.  

Esami diagnostici

L’esame principale è l’emocromo con formula leucocitaria che mostrerà una leucocitosi con linfocitosi . Queste alterazioni si possono avere anche a causa di una banale infezione, ma la semplice osservazione del preparato al microscopio può dimostrare alcune anomalie caratteristiche dei linfociti neoplastici. Altri esami si rendono necessari se resta il sospetto diagnostico, come l’agoaspirato e/o biopsia midollare per valutare il numero dei linfociti nel midollo e i markers immunologici.
Altri esami vengono richiesti dal medico, dopo  accurata visita, come ad esempio: ecografia o TAC dell'addome (per valutare la presenza di grossi linfonodi addominali), radiografia del torace (per valutare la presenza di linfoadenomegalie toraciche) e dosaggio delle immunoglobuline nel sangue.  

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