Gruppo di studio del prof. Pietro Invernizzi

Il principale significato del World CCA Day è di promuovere la conoscenza di questo raro tumore tra medici e pazienti

Che si tratti di una coincidenza o di una decisione consapevole, la scelta di indire proprio il 12 febbraio una giornata dedicata al colangiocarcinoma sembra davvero azzeccata. Secondo il calendario, infatti, in questo giorno si celebra la festa di S. Eulalia e il nome di questa santa spagnola significa, letteralmente, “che parla bene”. Se con la locuzione “parlare bene” vogliamo intendere, in astratto, una buona opera di divulgazione, allora la Giornata Mondiale del Colangiocarcinoma (World Cholangiocarcinoma Day, World CCA Day) non poteva trovare patrona migliore. Infatti, lo scopo principe di questa giornata è promuovere, a livello internazionale, la consapevolezza di cosa sia questo tumore.

Il gruppo di studio coordinato da Giulia Fontemaggi

L’importante scoperta è frutto di uno studio condotto dall’Istituto Regina Elena e sostenuto da Fondazione AIRC

Roma - Uno studio multidisciplinare ha svelato una correlazione tra una mutazione genica e l'attività di un farmaco di nuova generazione nei tumori testa-collo. In particolare, i risultati hanno dimostrato che la presenza di mutazioni del gene p53, da cui dipende una minore sopravvivenza dei pazienti affetti da questi tumori, è associata alla risposta al trattamento con un farmaco di nuova generazione, l'alpelisib, un inibitore specifico della proteina PI3K.

Farmaci

L’Agenzia Europea per i Medicinali procederà ora con la revisione formale del farmaco

Incyte ha annunciato la convalida della domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) relativa a pemigatinib per il trattamento di soggetti adulti affetti da colangiocarcinoma localmente avanzato o metastatico, con fusione o riarrangiamento di FGFR2 (recettore 2 del fattore di crescita dei fibroblasti 2), recidivante o refrattario, dopo almeno una linea di terapia sistemica. La convalida dell’AIC da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) conferma che la domanda presentata è sufficientemente completa per iniziare il processo di revisione formale.

Dottor Michele Spina

I dati ottenuti permetteranno di ridisegnare i criteri di inserimento dei pazienti nei trial clinici

Una ricerca condotta in 37 centri di oncologia ed ematologia italiani può finalmente cambiare l’approccio terapeutico dei pazienti anziani affetti da linfoma non-Hodgkin. I risultati di questo importante studio sono stati recentemente presentati ad Orlando durante il meeting dell’American Society of Hematology (ASH), il convegno mondiale di ematologia che riunisce ematologi da tutto il mondo, da Michele Spina, Presidente della Fondazione Italiana Linfomi. Sono stati raccolti dati su oltre 1350 pazienti oltre i 65 anni affetti da linfoma non-Hodgkin diffuso a grandi cellule B, una forma di tumore che colpisce le cellule del sistema linfatico e che necessita spesso di terapie aggressive per raggiungere la guarigione.

Ricerca

Diversi studi stanno indagando i fattori di rischio e sul fronte terapeutico si stanno sperimentando nuovi farmaci: lo spiega il prof. Pietro Invernizzi (Monza)

Non solo raro ma, per molti anni, anche trascurato. È questa la storia del colangiocarcinoma, un tumore che si manifesta sia a partire dalle vie biliari extraepatiche che dai duttuli periferici intraparenchimali e che, in troppi casi, ha una prognosi estremamente sfavorevole. In parte anche a causa della sua relativamente bassa diffusione, oggi si sa poco o nulla delle cause che lo scatenano e, purtroppo, di come riuscire a trattarlo. Tuttavia, le cose stanno fortunatamente cambiando e grazie alla ricerca, da qui ai prossimi anni le possibilità di diagnosticare tempestivamente e trattare in maniera adeguata questo tumore sono destinate ad aumentare. Lo spiega Pietro Invernizzi, professore dell’Università di Milano Bicocca e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia e del Centro per le Malattie Autoimmuni del Fegato (MAF) presso l’Ospedale “San Gerardo” di Monza.

Professor Pietro Invernizzi

Il prof. Pietro Invernizzi: “I nostri dati preclinici fanno ben sperare che successivi studi nei pazienti potranno dimostrare l'efficacia di questa molecola”

Monza – Si apre uno spiraglio di speranza per un tumore raro ed estremamente aggressivo: il colangiocarcinoma intraepatico. I dati preclinici appena pubblicati da un gruppo di ricercatori italiani, spagnoli e statunitensi rafforzano infatti l'idea che una nuova molecola – il derazantinib – possa diventare una terapia efficace per questo tumore.

Fegato

La tematica è stata al centro dell’incontro “Colangiocarcinoma: da tumore raro a patologia trattabile”, tenutosi pochi giorni fa a Milano

Si chiamano tumori delle vie biliari e sono un gruppo di neoplasie del fegato che hanno in realtà origine a partire dai dotti biliari, i canali che trasportano la bile dal fegato all’intestino. Si distinguono in base alla loro sede d’insorgenza in colangiocarcinomi intraepatici, se si sviluppano all’interno del fegato; colangiocarcinomi perilari, all’ingresso dei dotti biliari nel fegato ed extraepatici se nascono dalle vie biliari extraepatiche. In totale sono circa 5.000 gli italiani che ogni anno ricevono una diagnosi di carcinoma delle vie biliari. In particolare il colangiorcarcinoma intraepatico (CCI) è il secondo tumore del fegato più frequente.

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