Il ricercatore ha pubblicato uno studio da cui emerge che i pazienti affetti da fibromialgia trattati con questo metodo hanno una migliore qualità di vita

MILANO – Fin dall’antichità è nota l’azione anti-infiammatoria del freddo: in genere si usa il ghiaccio in seguito a un trauma. Anche la crioterapia localizzata è comunemente usata in ambito dermatologico. Meno conosciuta è la crioterapia sistemica, recentemente portata alla ribalta da sportivi e star del cinema, ma ancora poco diffusa in Italia. Ne abbiamo parlato con il Dr. Giovanni Lombardi, ricercatore del Laboratorio di Biochimica Sperimentale e Biologia Molecolare dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e autore di uno studio, pubblicato sulla rivista Clinical Rheumathology, sull’uso della crioterapia sistemica nella fibromialgia.

Il team del Dr. Lombardi ha osservato 100 pazienti fibromialgici (età 17-70 anni): tutti i soggetti hanno seguito la terapia farmacologica prescritta, a base di analgesici e antiossidanti, e 50 di loro, in aggiunta, sono stati sottoposti a 15 sessioni di crioterapia. Questi ultimi hanno riportato un miglioramento più marcato nella qualità di vita.
 
Dottor Lombardi, prima di tutto occorre chiarire la differenza fra criocamera e criosauna.
La differenza è sostanziale: nella criosauna si entra in una cabina cilindrica dove l’azoto liquido diventa gassoso e sprigiona un vapore freddo e secco, ma la testa rimane fuori. Nella criocamera ci si trova in un ambiente saturo di questi vapori, per cui, oltre all’azione sul corpo, si respirano questi vapori freddi. In questo modo il sistema immunitario polmonare assume un ruolo importante e agisce in risposta alle patologie sistemiche.
 
L’esposizione a un freddo così intenso ha delle controindicazioni?
Prima della seduta si viene sottoposti a un monitoraggio dei parametri vitali, e si sconsiglia a chi ha problemi cardiovascolari, solo ed esclusivamente in via precauzionale, infatti non sono state notate variazioni in questi parametri. Gli effetti collaterali sono più che altro psicologici, perché può essere un’esperienza molto forte, almeno durante le prime sedute, specialmente in chi soffre di claustrofobia.
 
Quanti trattamenti effettuate ogni anno?
L’Istituto Galeazzi non possiede criocamere o criosaune, ma collabora storicamente con il Poliambulatorio Bongi di Orzinuovi (Brescia), che è stato il primo in Italia: nell’arco di cinque anni il servizio di crioterapia sistemica del centro, il cui Coordinatore Medico è il cardiologo Dr. Felice Giulio Bonomi, ha effettuato più di 6.000 trattamenti. Il Bongi è l’unico centro italiano dotato di criocamera: gli altri – una decina e quasi tutti al nord – hanno una criosauna.
 
Per quali patologie si è dimostrata utile?
Le indicazioni sono vastissime, ma si tratta di patologie che sono accomunate da uno sbilanciamento infiammatorio: da quelle articolari e dell’apparato locomotore a quelle traumatiche e autoimmuni. Le dimostrazioni scientifiche ci dicono che è efficace per le lesioni muscolari, i dolori articolari, le tendinopatie, il recupero post esercizio o post lesioni, le lombalgie, le lombosciatalgie, le cervicalgie, i postumi da trauma, la psoriasi, l’artrite psoriasica, la dermatite atopica, il lupus eritematoso sistemico, l’osteoporosi e la fibromialgia. È utile anche nella medicina estetica, contro l’invecchiamento, la cellulite e la fatica fisica e mentale, aumenta la concentrazione e migliora i disturbi del sonno.

Un efficace aiuto, insomma, ma non una vera e propria terapia…
Io non la chiamerei terapia, ma stimolazione, o terapia sintomatologica: può alleviare alcune patologie e migliorare la qualità di vita. Ad esempio, viene usata nella sclerosi multipla e nelle paresi spastiche come coadiuvante del trattamento fisioterapico: grazie all’effetto miorilassante del freddo, il paziente riesce ad avere dei movimenti un po’ più fluidi. La crioterapia, comunque, dev’essere sempre associata alla terapia convenzionale.
 
Con quale frequenza dev’essere effettuato il trattamento?
Il minimo efficace è di 10 sessioni in due settimane, fino a 15-20 per le malattie immunitarie. La frequenza è molto importante, se si vogliono mantenere i risultati per i successivi 4-6 mesi.
 
Le sessioni di crioterapia non sono rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale.
Per ora no, ma si sta lavorando per ottenere una convenzione con il SSN. La Polonia è stata una pioniera in questo. Grazie alla vastissima casistica del Poliambulatorio Bongi, stiamo raccogliendo dati clinici per dimostrare alla comunità scientifica gli effetti positivi di questo trattamento.
 
Chi sono i vostri clienti più affezionati?
L’uso più comune della crioterapia è il recupero dell’atleta nella medicina sportiva. Si rivolgono a noi sia singoli che squadre complete: specialmente ciclisti e calciatori, ma anche la nazionale italiana di rugby. Per quanto riguarda i pazienti, invece, le patologie più trattate sono la fibromialgia, la lombalgia, la cervicalgia e le malattie autoimmuni.

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