Cambridge (USA) - Biogen, in occasione del 71° congresso annuale della American Academy of Neurology (AAN) di Philadelphia (4-11 maggio), ha presentato nuovi dati che confermano il costante impegno dell’azienda volto al miglioramento delle cure per le persone affette da sclerosi multipla (SM). I dati forniscono ulteriori conferme sulla rilevanza dei farmaci di punta Biogen per la SM, ossia il dimetil fumarato e il natalizumab. In aggiunta, dai dati emerge anche la possibilità di implementare strategie di trattamento più personalizzate per i pazienti in futuro, grazie all’uso di biomarcatori rivelatisi rilevanti nella pratica clinica.

“Riteniamo che esistano ancora delle opportunità significative per rispondere alle esigenze complesse e spesso eterogenee, proprio come la malattia stessa, delle persone che convivono con questa condizione”, ha dichiarato il Dottor Alfred Sandrock Jr., M.D., Ph.D., executive vice president and chief medical officer presso Biogen. “Biogen intende compiere ogni sforzo possibile per rispondere a queste esigenze continuando a investire notevoli risorse nel portfolio di farmaci per la SM, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza terapeutica dei pazienti, impegnandosi a immettere nuove terapie sul mercato che abbiano un impatto significativo sulla vita delle persone e a fare progressi nella ricerca, anche individuando biomarcatori che possano aiutare a standardizzare il monitoraggio della malattia e a indirizzare le decisioni sul trattamento in futuro”.

I nuovi dati sul portafoglio di farmaci per la SM confermano la capacità di rispondere alle esigenze diversificate dei pazienti con SM

Per giungere a una comprensione più approfondita del profilo rischio-beneficio di natalizumab, Biogen ha presentato alcune analisi di sicurezza aggiornate che valutano l’estensione dell’intervallo tra le dosi di natalizumab (Extended Interval Dosing o EID) fino a circa ogni sei settimane, rispetto al dosaggio approvato che prevede una somministrazione ogni quattro settimane. L’analisi retrospettiva aggiornata sembra confermare la tesi secondo cui l’estensione dell’intervallo tra le dosi sia associata a un rischio significativamente più basso di leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP) rispetto al regime di somministrazione approvato. Come annunciato agli inizi di quest’anno, Biogen ha avviato lo studio NOVA di Fase IIIb per valutare l’efficacia della somministrazione di natalizumab ogni sei settimane nei pazienti con SM remittente-recidivante.

Per comprendere i cambiamenti del volume cerebrale nei pazienti trattati con dimetil fumarato, i ricercatori hanno analizzato nuovamente le immagini combinate degli studi di Fase III DEFINE e CONFIRM. L’atrofia cerebrale progredisce più rapidamente nelle persone affette da SM ed è correlata alla progressione della disabilità e al deterioramento cognitivo. I risultati delle analisi di approfondimento presentati al congresso AAN mostrano che, in linea con gli effetti del dimetil fumarato sugli altri parametri di attività della SM, il trattamento ha rallentato significativamente la progressione dell’atrofia cerebrale del 35,9% durante il secondo anno di trattamento rispetto al placebo.

La ricerca sui biomarcatori mostra la sua utilità nella pratica clinica per offrire in futuro trattamenti più personalizzati per la SM

Biogen ha stretto accordi collaborativi di ricerca per contribuire allo sviluppo di biomarcatori confermati, come il neurofilamento, da usare per sviluppare un approccio più mirato alla gestione del trattamento della SM e di altre malattie neurodegenerative. I dati presentati in passato avevano dimostrato la rilevanza clinica dei livelli di neurofilamenti leggeri nel siero (sNFL) per predire la gravità della malattia e misurare la risposta al trattamento nei pazienti con SM. I nuovi risultati dello studio ASCEND su natalizumab nella SM secondaria-progressiva (SMSP) forniscono ulteriori conferme della potenziale rilevanza clinica dei livelli di sNFL e dimostrano la capacità di natalizumab di ridurne le concentrazioni nei pazienti con SMSP rispetto al placebo, in presenza o meno di attività infiammatoria acuta.

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