In Italia l'aggiornamento è fermo da lunghi anni. La richiesta dell'Onu servirà a qualcosa?

Stampelle, sedie a rotelle o apparecchi acustici. I malati rari affetti da patologie invalidanti sono spesso costretti a confrontarsi con questi dispositivi. Ausili che hanno il merito di migliorare la qualità della vita del malato e, in alcuni casi, garantirne una maggiore autosufficienza. Oggetti che in Italia sono compresi in un elenco chiamato “nomenclatore tariffario”. Un documento, emanato dal ministero della Salute, che in Italia non viene aggiornato da oltre quindici anni. L'ultima versione approvata dal Dicastero risale infatti al 1999.

Ogni anno il governo fornisce rassicurazioni circa il suo aggiornamento: parole puntualmente smentite dagli atti e dai provvedimenti che vengono assunti nel corso dei mesi. Ve ne avevamo parlato in questo articolo: l'esecutivo era pronto ad approvare l'aggiornamento del nomenclatore ma l'articolo dedicato al tema era scomparso dalle bozze dell'ultima legge di Stabilità approvata dal Parlamento.

Oggi il tema potrebbe tornare di stringente attualità grazie a un'iniziativa dell'Organizzazione mondiale della Sanità. L'agenzia delle Nazioni Unite ha infatti invitato i Paesi membri ad indicare i 50 ausili tecnici per disabili che ritengono di importanza fondamentale: dispositivi divisi in diverse aree. L'Italia e gli altri omologhi dovranno quindi rispondere a un questionario preparato dai vertici dell'Oms.

La risposta italiana alle domande dell'Organizzazione mondiale della sanità farà riemergere la necessità di un aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. I Lea sono fermi da molti anni e tante patologie rare ne sono escluse. La Conferenza delle Regioni ha mostrato un certo ottimismo nelle ultime settimane. L'aggiornamento è stato infatti autorizzato dall'ultima legge di Stabilità. Per il momento però, né il ministero della Salute né il ministero dell'Economia, hanno assunto decisioni ufficiali sul punto. Le resistenze sono molteplici considerato che la tutela della salute pubblica deve confrontarsi con la tenuta della finanza pubblica. Un “approccio contabile” che da troppo tempo mortifica le aspettative dei malati rari e delle loro famiglie.

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